Giovedì 13 Dicembre 2018 | 23:00

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Gli italiani si riprendono la base Libeccio

ROMA - Non ce l'ha fatta Matteo Vanzan a vedere la base Libeccio nuovamente in mano agli italiani, così come i tre ponti sull'Eufrate. E non saprà mai che dopo le «azioni mirate» della notte per neutralizzare le postazioni dei mortai che per tre giorni hanno martellato il contingente italiano, gli attacchi alla Cpa sono cessati, le pattuglie italiane sono tornate a percorre le vie della città e dei miliziani di al Sadr non sembra esserci traccia, anche se non è escluso che siano ben nascosti in qualche edificio. Ma se il controllo di Nassiriya è tornato agli italiani, dopo tre giorni di battaglia violentissima, è anche merito suo.
Nella città assegnata dalla Coalizione agli italiani - che per 72 ore è stata teatro di scontri che hanno provocato oltre alla morte del 23/enne caporale dei lagunari anche il ferimento di 16 suoi compagni e l'uccisione di diversi miliziani iracheni - è tornata la calma, anche se la situazione resta «tesissima». E non è un caso che una delle prime decisioni prese oggi dal comando italiano è stata di andarsi a riprendere proprio quella base che Matteo ha difeso a costo della vita.
L'azione per tornare in possesso della Libeccio, che prima dell'attentato del 12 novembre ospitava i carabinieri e oggi è una centrale operativa della polizia irachena, è scattata nel tardo pomeriggio. Ed è stata incruenta, perchè i miliziani si erano già ritirati.
Ben diverso, invece, l'intervento della scorsa notte, scattato subito dopo l'imboscata tesa dai guerriglieri al convoglio che rientrava dalla Libeccio a 4 km da White Horse. I mezzi blindati italiani sono piombati in varie zone della città ed hanno neutralizzato quasi tutte le postazioni dove erano state sistemati i mortai. Un'azione massiccia, durata fino alla mattina, che ha contribuito a far allontanare i guerriglieri da Nassiriya: «hanno capito che chi scherza con il fuoco si può anche bruciare», ha detto il capo di Stato maggiore della Difesa, Giampaolo Di Paola. Sta di fatto, che stamani dei miliziani non c'era più l'ombra. Una conferma arriva anche dal cronista del Giornale Gian Micalessin che ha raggiunto Nassiriya in auto da Baghdad. «Sono entrato - ha detto - e non ho visto nè miliziani, nè militari italiani. Sembrava una terra di nessuno».
Dal comando italiano non escludono che le azioni della scorsa notte possano aver provocato delle vittime tra gli iracheni. Come conferma il comandante aggiunto delle operazioni militari delle forze d'occupazione in Iraq, il generale americano Mark Kimmit: «riteniamo che venti nemici sono rimasti uccisi dopo che un aereo da combattimento della coalizione ha colpito cinque veicoli che caricavano e scaricavano munizioni», ha detto.
Fonti ospedaliere irachene parlano di 16 vittime e 26 feriti. Ma secondo Di Paola, «se morti tra gli iracheni ci sono stati, questi sono i guerriglieri, quelli che ci sparavano contro». Il fatto che i miliziani di al Sadr non si vedano, però, non significa certo che se ne siano andati. Alcuni di loro, ha avvertito infatti lo stesso capo di stato maggiore della Difesa, potrebbero «aver trovato nascondiglio, ricovero, protezione in qualche casa di Nassiriya. Per questo non canto vittoria».
Resta il fatto però che l'intervento militare ha dato i suoi frutti, così come le trattative che fin dal primo giorno sia il comandante delle truppe italiane a Nassiriya, Gian Marco Chiarini, sia la governatrice della provincia di Dhi Qar, l'italiana Barbara Contini (che ha ribadito la volontà di rimanere nella sede della Cpa dopo aver parlato con Paul Bremer), hanno intavolato con gli sceicchi locali, affinchè dessero agli italiani quel supporto fondamentale rappresentato dal sostegno della gente del posto. Così le pattuglie italiane, e lo stesso comandante Chiarini, sono potute tornare a circolare in città senza l'incubo dei mortai - «ci hanno sparato anche con cannoni da 82 e 120 millimetri», ha precisato Di Paola - e degli Rpg. E la sede della Cpa, l'Autorità provvisoria della coalizione, non è stata presa di mira, dando così respiro ai militari che da 72 ore la presidiavano.
Matteo Guidelli

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