Venerdì 14 Dicembre 2018 | 02:45

GDM.TV

D'Antona - Dall'omicidio alla chiusura delle indagini

ROMA - La svolta nelle indagini sull' omicidio del consigliere del Ministero del Lavoro - e non solo quelle - avviene la domenica del due marzo 2003, quando sul treno interregionale 2304 Roma-Firenze, tra le stazioni di Cortona Camucia e Castiglion Fiorentino, si verifica una sparatoria tra Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce da un lato e tre agenti della polizia ferroviaria dall'altra, saliti alla stazione di Terentola.
In seconda classe, tra pochi passeggeri, alle 8,30 circa, gli agenti controllano due persone, una donna dai capelli rossi, ed un uomo stempiato, corpulento. Il poliziotto Emanuele Petri insieme con uno dei due colleghi, chiede loro i documenti e si accorge che sono falsi. Ne scaturisce una colluttazione e poi una sparatoria: resterà ucciso l'agente Petri e gravemente ferito, morirà poco dopo, il br Mario Galesi.
Ai primi colpi d'arma da fuoco, i passeggeri negli altri scompartimenti della stessa carrozza si buttano a terra, terrorizzati. Pistola in pugno, arriva anche il terzo poliziotto, viene dato l' allarme e pochi minuti dopo il treno entra nella stazione di Castiglione Fiorentino, dove sono pronte due ambulanze del 118, auto della polizia e dei carabinieri. Dal treno scende un poliziotto che trascina la Lioce ammanettata e la assicura ad un palo lungo i binari. Poi risale di corsa sul treno a soccorrere i suoi colleghi. Emanuele Petri è già morto, l'altro poliziotto e Mario Galesi sono feriti e vengono portati all' ospedale di Arezzo. Galesi morirà poche ore dopo il ricovero, il poliziotto ferito guarirà in breve tempo.
Nadia Desdemona Lioce nonostante i lunghi e frequenti interrogatori non farà rivelazioni importanti per le indagini ma ha con sè un computer palmare che si rivela un tesoro per i magistrati che conducono le inchieste. Dagli elementi in esso immagazzinati gli investigatori risalgono a dati che consentono in pochi mesi di giungere all'individuazione da parte della Procura di Roma del cosiddetto nucleo dei sette brigatisti ritenuti responsabili dell'omicidio D'Antona. Il 24 ottobre 2003 infatti vengono arrestati per questo reato, su disposizione dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti di Roma, Cinzia Banelli, Paolo Broccatelli, Marco Mezzasalma, Roberto Morandi, Laura Proietti e Federica Saraceni.
Un particolare interesse desta un esame del Dna in base al quale il capello trovato nel furgone utilizzato dai brigatisti per l'omicidio di D'Antona, appartiene proprio ad uno degli arrestati, Laura Proietti.
Un altro provvedimento per l'omicidio viene notificato in carcere, a Nadia Desdemona Lioce, mentre un altro presunto br, Alessandro Costa, finisce in cella per banda armata. Per questa stessa accusa saranno poi coinvolti Simone Boccaccini, Bruno Di Giovannangelo e Maurizio e Fabio Viscido, già indagati dalla procura di Firenze nel quadro degli accertamenti scaturiti dalla sparatoria sul treno Roma-Firenze.
Tra i dati emersi nel corso delle indagini, alcuni conducono all' esistenza di un covo br nella capitale nel quale Mezzasalma, considerato il nuovo leader dell' organizzazione dopo la morte di Galesi e l' arresto della Lioce, ha nascosto l' archivio cartaceo nonchè l' arsenale brigatista. E proprio nell' ambito di queste ricerche, culminate con la scoperta della cantina di via Montecuccoli, gli inquirenti risalgono a Diana Blefari, ultima in ordine di tempo a finire in carcere. La donna, affittuaria dello scantinato, si proclamerà militante rivoluzionaria.
Più datato, ottobre 2002, il coinvolgimento dei cosiddetti irriducibili, Antonino Fosso, Michele Mazzei, Franco Galloni e Francesco Donati. E' una comparazione tra i documenti trovati nelle loro celle e la rivendicazione dell' agguato a D' Antona a determinare il convincimento degli inquirenti del legame tra nuove br e mondo carcerario e, in particolare, del presunto ruolo svolto dai quattro indagati nella stesura della rivendicazione. Da qui l' emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare da parte del gip Maria Teresa Covatta.
A cinque anni dall' uccisione di Massimo D' Antona la procura ha messo una parola definitiva su quei fatti. Cinque anni scanditi da indagini senza sosta ed anche da qualche incidente di percorso, come quello che ebbe protagonista Alessandro Geri, il tecnico informatico arrestato nel maggio del 2000 perchè sospettato di essere il telefonista che rivendicò l' omicidio del giuslavorista. Un' accusa, quest' ultima, caduta sotto il peso dell' alibi fornito da un' amica dell' indagato e da un riconoscimento, quello operato da un bambino di 14 anni, che non incise sulla posizione del giovane il quale, dopo due anni di indagini, ottenne l' archiviazione del procedimento.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Decennale della Regia Aeronauticail Re passa in rassegna 4mila piloti

Decennale della Regia Aeronautica
il Re passa in rassegna 4mila piloti

 
Il bimotore Savoia Marchetti S 55uno dei simboli del progresso italiano

Il bimotore Savoia Marchetti S 55
uno dei simboli del progresso italiano

 
Inaugurazione aeroporto di Bariintitolato a Umberto di Savoia

Inaugurazione aeroporto di Bari
intitolato a Umberto di Savoia

 
Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

 
Calendario, l'uomo e la tecnologia

Calendario, l'uomo e la tecnologia

 
Calendario, storie e immagini

Calendario, storie e immagini

 
Rivivi la  "Mangusta" interforze

Rivivi la "Mangusta" interforze

 
Noi siamo la Marina: gli incursori

Noi siamo la Marina: gli incursori

 
Calendario, palombari e incursori

Calendario, palombari e incursori

 
Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, la diretta del prepartita

Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, diretta prepartita

 
Corrieri della droga: con i bus di linea da Milano la portavano in Puglia

Sui bus di linea da Milano in Puglia con la droga in valigia: 22 arresti VIDEO