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D'Antona - Le imputazioni per i 7 Br

ROMA - Il capo d'imputazione per i sette presunti Br accusati dell' omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona ricalca sostanzialmente i contenuti dell' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei loro confronti il 24 ottobre 2003.
Secondo gli inquirenti l'organizzazione ha commesso alcuni errori fatali, come la mancata distruzione dei cellulari utilizzati nel corso delle indagini e l' uso ripetuto di schede prepagate anche per telefonate personali oltre che per i contatti con gli altri militanti.
Ecco gli argomenti più importanti rilevati dal gip del Tribunale di Roma nel provvedimento notificato ai presunti Br accusati di concorso nell'omicidio di via Salaria.
COMUNICAZIONI TELEFONICHE. «L' analisi del traffico telefonico di uno dei cellulari sequestrati alla Lioce - era detto nell' ordinanza - ha consentito agli inquirenti di prospettare l' uso, da parte dei membri dell' organizzazione, di utenze dedicate esclusivamente alle comunicazioni operative e coperte dei militanti. Sono emerse caratteristiche costanti come l' uso di intestazioni di fantasia».
SCHEDE PREPAGATE. «L' uso di schede prepagate da cabine per contattare i cellulari dell' organizzazione - scriveva il gip - emerge nel periodo che va dal 1999 al maggio del 2000» si sosteneva nell' ordinanza. Successivamente intervengono modalità tecnologicamente più complesse come i collegamenti telematici e i collegamenti tra utenze radiomobili in audio conferenza. Una prudenza indotta anche dall' individuazione della scheda prepagata che portò all' arresto di Alessandro Geri (la cui posizione fu successivamente archiviata ndr)».
DNA. Da un test del dna la prova che inchioda Laura Proietti. «Nel corso di un pedinamento - era detto nel provvedimento - gli investigatori hanno acquisito un mozzicone di sigaretta appena gettato dalla donna. Dalla saliva gli esperti sono risaliti al dna della Proietti e l' hanno comparato, ottenendo esito positivo, con il dna tratto da un frammento di capello trovato nel furgone Nissan Vanette utilizzato per l' attentato a D' Antona».
L' INDAGINE DEI BR SU D'ANTONA. «L' inchiesta D'Antona - si leggeva ancora nel provvedimento di fermo - è scandita da una sequenza di chiamate partite da cabine nelle immediate vicinanze dell' abitazione della vittima, ben settanta proprio sotto casa nell' orario di uscita del professore dal gennaio alla data dell' omicidio e negli orari e lungo i percorsi effettuati da D' Antona per raggiungere i luoghi di lavoro. Tutto questo fino al giorno dell' attentato nel quale, in poche ore, è stato registrato un notevole impiego degli impianti telefonici pubblici per contattare le utenze dell' organizzazione»
LIOCE. E' il personaggio chiave per risalire al resto dell' organizzazione. «Per il sistema delle comunicazioni - era detto ancora nel provvedimento - il punto di partenza sono due utenze cellulari sicuramente nella disponibilità di Nadia Desdemona Lioce».
ARISTIDE. «Dall' esame dei file del palmare della Lioce relativo all' indirizzo di posta elettronica associata ad un suo cellulare - fu la scoperta dei pm - è emerso che la parola chiave scelta per la gestione della corrispondenza telematica era 'Aristidè, pressochè coincidente con la parola chiave 'Aristid' della casella di posta elettronica utilizzata per la rivendicazione Npr dell' attentato alla sede Cisl di via Tadino, a Milano, il 6 luglio 2000».

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