Sabato 15 Dicembre 2018 | 12:25

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Un cammino in salita tra successi e amarezze

Compie 84 anni Giovanni Paolo II, un uomo che l'età e le malattie hanno piegato nel corpo ma non nello spirito. Tra meno di un mese, infatti, il Papa parte per Berna, dove il 5 e 6 giugno compirà il suo 103esimo viaggio internazionale. Viaggerà e incontrerà i giovani cattolici della Svizzera senza mai potersi alzare dalla sua poltrona. E questo viaggiare con le stesse difficoltà che incontrano tutti quelli che sono costretti come lui all'immobilità su una sedia rappresenta forse la più grande «vittoria» di Karol Wojtyla in quest'ultimo anno, quello del grande impegno che il Pontefice ha profuso per tentare di scongiurare la guerra all'Iraq (e i fatti che sono seguiti allÂ'attacco anglo-americano, purtroppo anche le notizie di oggi, dimostrano tragicamente come il tentativo dellÂ'anziano Pontefice fosse opportuno).
Appena nove mesi fa, infatti, difficoltà fisiche evidenti avevano caratterizzato il viaggio apostolico in Slovacchia (il numero 102), monopolizzando l'attenzione dei media, che erano arrivati a chiedersi, con una indubbia caduta di gusto, se il Papa volesse morire sul campo, come un eroe romantico. Ma poi, un mese dopo, un breve viaggio a Pompei (il più breve dei 143 compiuti in Italia) ha segnato la svolta. Per l'intera permanenza a Pompei, il Papa e' rimasto su una sedia a rotelle, ricoperta di raso bianco, ma per il resto del tutto simile a quella che usano tutti gli invalidi del mondo, e con questa e' stato prima portato sull'elicottero e poi trasportato tra i fedeli che lo acclamavano. E ai 30 mila presenti questa condizione del Pontefice e' apparsa finalmente come una cosa naturale. Al Papa non si chiede di essere un atleta ma una guida, un maestro, un profeta, anche se proprio Wojtyla fino a qualche anno fa e' stato anche un papa sciatore e nuotatore. E il confronto con la prestanza fisica innegabile che caratterizzò i primi viaggi rende ancora più importante la sua odierna testimonianza di uomo che sa accettare l'irreversibilità di una malattia che costringe all'immobilità: questa estrema debolezza, testimoniata dalla sedia a rotelle, diventa un elemento di grande forza perchè segnala che anche se si e' stati chiamati alla leadership spirituale di una chiesa presente nei 5 continenti, si e' capaci di accettare la malattia, sorte comune a tutti gli uomini.
Costretto alla sua poltrona, Giovanni Paolo II, insomma, sta continuando fino al suo ultimo giorno a guidare eroicamente il popolo cristiano e, in un certo senso, l'intera umanità nel passaggio al nuovo millennio. E' proprio questo, del resto, il «mandato» che gli era stato dato per bocca del primate polacco Stefan Wishinski nel drammatico conclave dell'autunno del '78, quando i cardinali dovettero tornare in gran fretta nella Sistina per eleggere il successore di un Papa durato appena 33 giorni.
«Tu dovrai introdurre la Chiesa nel terzo millennio», gli aveva profetizzato il primate Wyszynski, per convincerlo ad accettare l'elezione a Papa, il 16 ottobre del 1978 (la «fumata bianca» avvenne poco dopo le 17). E, consapevole di questa missione, Giovanni Paolo II ha vissuto con grande intensità la preparazione al Grande Giubileo del 2000, dedicando ad essa il documento «Tertio Millennio Adveniente» (maggio '95) che rappresenta, in un certo senso, l'atto più coraggioso del Pontificato.
L'intenzione di fondo era quella di promuovere nella Chiesa un'autocritica affinchè i cattolici e tutti i cristiani, finalmente riconciliati, potessero arrivare «purificati» all'appuntamento (in parte poi disertato dagli altri convocati) che lo stesso Giovanni Paolo II aveva dato alle altre religioni proprio in occasione del Grande Giubileo (ma gesti significativi in questa direzione il Papa li aveva già compiuti con la solenne chiusura della «controversia» su Galileo Galilei e Copernico, e la coraggiosa denuncia della mancata resistenza degli ecclesiastici e fedeli cattolici tedeschi al nazismo, fatta per di più durante i viaggi in Germania).
Gesti compiuti con lo stesso spirito con il quale per la prima volta aveva riunito ad Assisi i leader di tutte le religioni, per la «Giornata mondiale di preghiera per la pace».
In quel 27 ottobre 1986, Wojtyla riuscì a far tacere le armi praticamente su tutti i fronti, segnando il definitivo superamento delle «guerre di religione» nella coscienza dell'umanità. Ancora oggi, è vero, qualcuno continua a combattere in nome di Dio, ma nessuna religione può più approvarlo.
«Introdurrai la Chiesa nel nuovo millennio», gli aveva detto il suo «maestro», lo abbiamo ricordato, ed è per questo che il Grande Giubileo del 2000 è stato vissuto dallo stesso Papa Wojtyla come il culmine del suo Pontificato. Non che dopo la chiusura della Porta Santa siano mancati momenti e gesti significativi, basta pensare al grande incontro interreligioso per la pace del 24 gennaio 2002 ad Assisi ed anche alla visita compiuta nel maggio precedente in Grecia, con l'incontro con gli Ortodossi all'Aeropago, e in Siria, con la prima visita di un Papa in una Moschea, quella di Damasco.
Ma si può dire certamente che questi gesti completano un percorso già avviato: il quarto viaggio internazionale del Papa, nel novembre del 1979, ad esempio, era stato ad Al Fanar, in Turchia, per rendere omaggio al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, così come nel 1986 Giovanni Paolo II eÂ' stato il primo Papa a mettere piede in una Sinagoga, quella di Roma.
Le immagini che tutti ricordiamo di questo Papa restano però quelle del Grande Giubileo: dall'apertura della Porta Santa di San Pietro, passando per il rito ecumenico che ha caratterizzato l'apertura di quella della Basilica di San Paolo, per il «mea culpa» pronunciato il 12 marzo per mettere al bando nella Chiesa ogni tentazione di discriminazione razziale, sessuale e ideologica e per la proclamazione al Colosseo del «Martirologio del 2000», che non è più soltanto cattolico, fino al pellegrinaggio in Terra Santa, iniziato in febbraio al Sinai e culminato in marzo con il gesto straordinario della preghiera al Muro del Pianto, ed infine il colpo di scena della rivelazione a Fatima di una parte del terzo segreto affidato dalla Vergine ai pastorelli, nel quale era previsto con 65 anni di anticipo l'attentato di piazza San Pietro.
Quei colpi di pistola esplosi nel maggio dell'81 da Alì Agca, il killer turco che il Papa e' andato a perdonare nella sua cella a Rebibbia, hanno certamente segnato la vita di questo Papa, nel fisico ma anche nella consapevolezza della propria missione. Si voleva impedire che l'azione del Pontefice scardinasse quell'equilibrio del terrore che la Guerra Fredda aveva cristallizzato, ma del quale erano proprio i popoli slavi a pagare il prezzo più alto, come Wojtyla sapeva bene. E al di là di ogni dubbio, proprio la caduta dei regimi comunisti (con l'eccezione di quello cubano, che anzi della visita del Papa del 1998 sembra aver beneficiato) rappresenta certamente l'aspetto più eclatante di questo pontificato che in 25 anni ha cambiato la chiesa e in parte il mondo, interpellato a mettersi in discussione dai continui richiami di Papa Wojtyla in difesa dei diritti dell'uomo e di quelli di Dio, ribaditi con forza sino alla fine
Una proposta, quella lanciata da Wojtyla, che non prevede compromessi o arretramenti, come testimonia l'enciclica «Evangelium Vitae», del marzo '95, che raccoglie la sua dottrina sulla sacralità della vita umana, oggetto di centinaia di interventi durante il pontificato.
L'ultima battaglia: la richiesta, reiterata in tutti gli angelus di questa estate, per ottenere il riconoscimento delle radici cristiane del vecchio continente, nella nuova costituzione europea. Richiesta rimasta inascoltata.
Ma cambiamenti Giovanni Paolo II ne ha ottenuti, e sono cambiamenti che agli storici di domani appariranno certamente radicali perchè hanno segnato la fine di questo millennio.
Giovanni Paolo II li ha perseguiti con tenacia, quasi con ostinazione.
Nei suoi disegni però è stato frenato fin dall'inizio da una parte della stessa Chiesa Cattolica Romana che non credeva nella possibilità di sconfiggere il sistema marxista con la sola forza della fede cristiana, testimoniata senza compromessi. Ed è significativo, in proposito, l'episodio dell'articolo di «benservito» a Lech Walesa che l'Osservatore Romano pubblicò «di sua iniziativa» dopo il colpo di stato di Jaruzelski (dicembre '81), costringendo il Papa a licenziare in tronco il vicedirettore don Virgilio Levi. L'ottica diversa di Giovanni Paolo II dipendeva anche dalla sua personale esperienza: proprio mentre da segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, il card. Agostino Casaroli trattava con i governi di Praga e Budapest, Wojtyla, allora arcivescovo di Cracovia (eÂ' stato nominato nel' 64 a 44 anni, dopo 6 anni come ausiliare) era infatti protagonista di un eroico braccio di ferro con il regime polacco, per dotare di una chiesa il quartiere operaio di Nova Huta, sorto nel 1969 per celebrare lo stato comunista ed ateo. La storia ha poi indicato chi avesse ragione, anche se non si deve tacere il fatto che il Papa volle accanto, quale Segretario di Stato, lo stesso Casaroli, anche se questi rappresentava una linea diversa.
Ma resteranno nella storia anche tanti altri atti compiuti da questo Papa. Ad esempio il suo Catechismo, pubblicato nel dicembre '92, che restituisce alla Chiesa Cattolica punti di riferimento dottrinari certi, dopo oltre venti anni di sbandamento seguiti al Vaticano II. Un Concilio al quale Karol Wojtyla aveva partecipato da giovane vescovo ausiliare di Cracovia (prendendo vigorosamente posizione in favore della libertà religiosa). Un Concilio che, comunque, non ha mai voluto rinnegare.

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