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In Iran echi di guerra santa per Najaf e Kerbala

TEHERAN - Gli ayatollah iraniani si mobilitano e minacciano una Jihad (guerra santa) contro gli Usa in Iraq se non cesseranno i combattimenti con le milizie di Moqtada al Sadr nelle città sante sciite di Najaf e Kerbala.
L'Associazione degli insegnanti delle scuole teologiche di Qom, città santa sciita in Iran, ha affermato non solo che «il clero è pronto a difendere i valori sciiti», ma anche che «il valoroso popolo iraniano musulmano e gli altri musulmani nel mondo al momento opportuno faranno il loro dovere sotto gli ordini della Guida suprema (iraniana, ayatollah Ali Khamenei) e le direttive dei Marjeh Taqlid». Marjeh Taqlid significa 'fonti di imitazionè, come sono chiamate le massime autorità spirituali sciite, che hanno l'autorità di emettere 'fatwà, o decreti religiosi, che i seguaci di ciascuno di loro è tenuto a seguire. Con una fatwa può essere appunto proclamata anche una guerra santa. L'associazione dei teologi di Qom «ammonisce» quindi «gli occupanti a lasciare immediatamente e senza condizioni i luoghi santi e tutto l'Iraq», ma chiama in causa anche le Nazioni Unite e l'Organizzazione della conferenza islamica, affermando che dovrebbero «ottemperare rapidamente ai loro doveri per prevenire catastrofi». Aumenta quindi la tensione anche nel vicino Iran, che ha oltre il 90 per cento della popolazione sciita, dopo che nei giorni scorsi si sono intensificati i combattimenti a Kerbala e a Najaf, dove ieri americani e seguaci di al Sadr si sono fronteggiati anche nell'antico cimitero, considerato terreno sacro. Non sembrano quindi aver sortito risultati positivi le pressioni esercitate dai massimi leader spirituali sciiti iracheni, che avevano cercato di indurre al Sadr a lasciare Najaf per scongiurare una battaglia in uno dei luoghi più sacri per gli sciiti. Anche l'Iran sembrava mostrare ormai una certa insofferenza per le iniziative estremiste del giovane leader. Ma con le pallottole americane che a Najaf sono arrivate a sfiorare le cupole del mausoleo di Ali, il primo Imam sciita, una dura reazione dai religiosi di Teheran è inevitabile. Alcuni di loro, tra l'altro, avevano ventilato già nelle settimane scorse la possibilità di chiamare i fedeli alla guerra santa.
Anche il governo della Repubblica islamica ha preso posizione, dicendosi preoccupato per gli sviluppi recenti e condannando «l'uccisione di iracheni innocenti». «La responsabilità per l'insicurezza in Iraq - ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Hamid Reza Asefi - ricade sugli occupanti, e noi vogliamo che le forze occupanti lascino al più presto il Paese e restituiscano l'autorità agli iracheni». Adeguato al diverso ruolo che ricopre, sono le parole di Hossein Allah Karam, il capo delle milizie iraniane fondamentaliste Ansar Hezbollah, già efficaci nel reprimere proteste di studenti e attivisti pro-democratici nel Paese. I suoi uomini, ha detto, sono pronti a partecipare a una Jihad contro le forze straniere in Iraq se le forze americane continueranno i combattimenti nelle città sante.
«Aspettiamo l'annuncio della Jihad da parte dei Marjeh Taqlid», ha detto Allah Karam, citato oggi dal quotidiano governativo Iran.
Alberto Zanconato

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