Venerdì 14 Dicembre 2018 | 12:50

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24 ore di battaglia a Baghdad, decine di morti

BAGHDAD - In diversi città irachene ci sono state nelle ultime 24 ore soltanto «piccole rivolte», secondo quanto ha detto oggi a Baghdad il generale Mark Kimmitt, vice comandante delle operazioni militari americane in Iraq, ma ora la situazione, ha aggiunto, «appare molto più tranquilla».
Tuttavia, si tratta di «piccole rivolte» che hanno causato la morte di almeno una quarantina di iracheni, in gran parte miliziani del leader radicale sciita Moqtada Sadr, e allo stesso tempo anche cinque soldati americani sono morti, in diversi episodi.
Nelle città di Najaf e Kerbala, massimi luoghi santi sciiti, i combattimenti sono andati avanti sporadicamente per tutto il giorno, sempre attorno alle grandi moschee dalle cupole d'oro e al grande cimitero, mentre a Nassiriya sembra essere tornata una calma precaria.
Gli incidenti più gravi si sono però verificati ad Amarra, nel Sud del Paese. Tutto è cominciato con un attacco contro una pattuglia britannica proveniente da Bassora. I militari, due dei quali sono rimasti feriti, hanno risposto al fuoco. Successivamente è giunta una seconda pattuglia, di rinforzo, ha riferito un portavoce britannico, secondo il quale alla fine degli scontri il bilancio è stato di 20 miliziani uccisi e 13 catturati, oltre ai due soldati feriti. Il portavoce ha aggiunto che nella notte ci sono stati combattimenti anche a Samawa, nella parte settentrionale della zona controllata dal contingente britannico, dove però non vengono segnalate vittime. Gli insorti avevano installato dei blocchi intorno alla città ed hanno resistito ai tentativi della polizia irachena di rimuoverli.
Nel Nord, a Mossul, diverse persone sono morte in un attacco a colpi di mortaio contro un centro di reclutamento delle forze di sicurezza irachene. Secondo fonti mediche sul posto, un colpo di mortaio ha falciato diversi civili, che erano in fila davanti al centro di reclutamento: quattro persone sono rimaste uccise e altre 17 ferite. A Baghdad almeno due colpi di mortaio sono stati sparati contro la cosiddetta «green zone», il quartier generale delle forze Usa e dell'amministrazione sotto controllo statunitense. Un portavoce militare americano ha detto che l'attacco ha provocato il ferimento leggero di un soldato e di un civile.
Ma i veri problemi ci sono stati a Sadr City, il popoloso e degradato quartiere della capitale e roccaforte dei sostenitori di Sadr. Qui, «le forze della coalizione continuano a condurre operazioni offensive per ripristinare la stabilità e hanno ucciso 14 nemici e ne hanno feriti 10», ha detto il generale Kimmitt precisando che si tratta di un bilancio relativo alle ultime 24 ore. Poco prima, quattro veicoli militari americani erano entrati nel quartiere e con altoparlanti avevano chiesto agli abitanti di consegnare le armi in loro possesso entro dieci giorni, in cambio di una somma di denaro che non è stata precisata.
Nella parte occidentale di Baghdad, ha detto ancora il generale, una pattuglia americana è stata attaccata a colpi di granate e ha risposto al fuoco, uccidendo sette assalitori. Altri quattro miliziani iracheni, infine, sono stati uccisi dalle forze americane in scontri avvenuti nella città santa sciita di Kerbala, a 110 km a Sud di Baghdad. Le forze Usa devono invece registrare la morte di almeno cinque soldati, tra ieri e oggi. Secondo informazioni provenienti dal comando americano a Baghdad e riprese dalla stampa americana, tre soldati sono stati uccisi in attacchi nemici, uno è stato vittima di un incidente stradale e uno è morto per cause naturali.
Intanto, in serata, una nuova serie di esplosioni ha scosso Najaf, mentre numerosi miliziani di Moqtada Sadr sono stati visti raggrupparsi attorno al cimitero. Tutto questo, appena poche ore dopo che il generale Ricardo Sanchez, il più alto ufficiale americano in Iraq, aveva finito di esprimere pubblicamente l'impegno la coalizione «a rispettare i luoghi santi» a Kerbala e a Najaf, la cui sacra moschea dell'imam Ali è stata nei giorni scorsi danneggiata nei combattimenti. «Abbiamo due obiettivi: dobbiamo ottenere che (Motqada) Sadr si sottometta alla giustizia irachena e che egli sciolga la sua milizia», ha detto il generale Sanchez, precisando di ritenere che ormai «la gente del Sud del Paese, quella di Najaf, di Kerbala, è stanca di questa situazione. Vuole la pace, la riapertura delle scuole e dei negozi, una vita normale». Dal Kuwait, l'ayatollah Mohammad Baqer al-Mohri, un collaboratore del Grande Ayatollah Ali Sistani, la più alta autorità religiosa sciita irachena, ha intanto rivolto un pressante appello per il rilascio degli ostaggi italiani, russi e di altri Paesi.

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