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Il mondo dell'arte difende Cattelan

Il mondo dell'arte, dal designer Alessandro Mentini al direttore della Biennale di Venezia 2003 Francesco Bonami, si sta mobilitando in difesa di Maurizio Cattelan e dei suoi "tre bambini impiccati", l'opera choc allestita in Piazza XXIV Maggio e rimossa ieri sera da un cittadino milanese.
Sull'accaduto, la Fondazione Nicola Trussardi, che ha prodotto il progetto, ha raccolto alcuni pareri illustri, a partire da quello del designer Alessandro Mendini, che ha detto: «Cattelan ha realizzato una scultura urbana provocatoria e aspra ma con un messaggio molto positivo contro la violenza». «La persona che ha rovinato quest'opera può essere paragonata a quelle che - ha aggiunto Mendini - entrando in un museo e vedendo un quadro che non gli piace sfregia. Mi dispiace se la persona che ha fatto questo gesto si è fatta male ma in realtà non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto perchè è una chiara mancanza di rispetto e civiltà nei confronti dell'arte».
Da Parigi, Christine Macel, curatrice del Centre Pompidou, Parigi, ha fatto sapere alla Fondazione che «le opere d'arte sono sempre controverse: credo che ci siano diverse letture per l'opera, diversi piani, ma un giudizio morale di un solo individuo non può far togliere il lavoro di un artista e impedire a cento altre persone di esprimere la propria opinione».
Secondo Francesco Bonami, curatore internazionale e Direttore della Biennale di Venezia 2003, «l'installazione di Maurizio Cattelan crea una giusta tensione nello spazio urbano di Milano e sottolinea in modo poetico l'uso smodato e strumentale della miseria umana a cui siamo costretti dalla televisione giorno dopo giorno. Quando una rete nazionale - ha aggiunto Bonami - manda in onda un'intervista con un serial killer dando evidenza a un personaggio negativo per scopi promozionali mi sembra ipocrita attaccare il lavoro di un artista quando descrive e riflette le condizioni del mondo».
Per Ida Giannelli, Direttore del Castello di Rivoli di Torino, «Maurizio Cattelan centra il problema con la sua lucidità: è per questo che scatena tensioni e reazioni». Uno dei più grandi curatori internazionali d'arte conteporanea, Harald Szeemann, decodifica l'opera di Cattelan come «un'accusa dell'innocenza contro la violenza, ancora più forte dopo le immagini della settimana scorsa».
Gianfranco Maraniello, dell'associazione musei d'arte contemporanea italiani, si augura che «ciò che è accaduto non sia l'inizio della fine dell'interesse della gente comune nei confronti dell'arte contemporanea».
«Se si supera la tentazione di scandalizzarsi - ha detto alla Fondazione Antonio Scaglia, preside della facoltà di Sociologia di Trento - i bambini appesi, il loro viso, gli abiti accurati e l'immagine della reazione istintiva della gente di una comune piazza di Milano diventano emozione forte e riflessiva. Un avvenimento non a senso unico, nel quale convergono la voglia di togliere dagli occhi l'impiccagione innocente, un profondo malessere, per il timore di aver curato e coccolato ma di avere poi strangolato il nostro futuro che nemmeno si lamenta, anzi ci guarda con spaventosa innocenza».
Difende la libertà di scegliere se fruire o meno dell'opera Maria Teresa Fiorio, direttore delle Pubbliche Raccolte d'Arte di Milano: «Non ho preclusioni nei confronti dell'installazione di Cattelan, però - ha detto Fiorio alla Fondazione - penso che se un'opera offende l'opinione pubblica forse non vale la pena rimetterla al suo posto. Rispetto la sensibilità di chi non è abituato a incappare in immagini così provocatorie e forti».


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