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La consegna dei resti dei soldati israeliani

GERUSALEMME, 13 MAG - Giornata di grande, e per molti versi attesa, violenza nella striscia di Gaza, conclusa con una pur piccola e contraddittoria nota positiva. Cinque militari israeliani e 15 palestinesi sono rimasti uccisi. Poi un accordo ha portato al ritiro dei carri armati con la stella di David da Gaza City e alla consegna ad Israele dei resti dei soldati uccisi martedì.
La riconsegna dei corpi è avvenuta in piena notte, al valico di Erez, Due funzionari dell'Autorità nazionale palestinese e un diplomatico egiziano hanno dato a inviati israeliani un cofanetto con quel poco che restava dei sei soldati saltati in aria su una mina.
Poco prima, nel corso di un improvvisato incontro con giornalisti, un uomo mascherato che si è definito il portavoce delle brigate dei Martiri di el Aqsa ha letto un comunicato: «Abbiamo consegnato i resti agli agenti dell'intelligence egiziano». E ha aggiunto che l'accordo aveva come condizione il ritiro delle truppe israeliane dal quartiere di Zeitun, a Gaza City. Ritiro che è avvenuto un'ora prima della diffusione del comunicato.
E' stata anche consegnata agli egiziani una lista dei «martiri i cui corpi sono tenuti dal nemico israeliano», ma il portavoce non ha specificato se l'accordo preveda esplicitamente la riconsegna dei resti dei palestinesi uccisi.
Contemporaneamente però gli israeliani infierivano sul campo profughi di Rafah, nel sud della striscia, vicino al quale nel pomeriggio altri cinque israeliani, quattro soldati e un ufficiale, erano morti quando il loro mezzo blindato era saltato su una mina. Nel momento stesso in cui i carri armati uscivano da Gaza City, lasciando dietro di sé un bilancio di otto palestinesi uccisi, un elicottero Apache lanciava un missile a Rafah, uccidendo sette palestinesi e ferendone altrettanti, alcuni in modo grave.
L'imboscata contro gli israeliani di mercoledì che ha portato alla rappresaglia israeliana sul campo profughi, è stata rivendicata dalla Jihad islamica ed è avvenuta in due tempi. Una prima esplosione, di modesta potenza, ha danneggiato un cingolato (un bulldozer militare, secondo alcune fonti) e ha ferito in modo non grave cinque soldati, sulla cosiddetta asse Philadelphi, che corre lungo il confine con l'Egitto e che è costantemente pattugliata nel tentativo di ostacolare l'afflusso di armi e esplosivi nella striscia tramite tunnel sotterranei tra i due versanti del confine.
Poco dopo una seconda mina, questa volta di grande potenza, è esplosa sotto un altro mezzo blindato che era giunto per soccorrere il primo.
Come ieri, anche in questo caso lo scoppio ha provocato quello dell'esplosivo che si trovava all'interno del veicolo causando l'istantanea morte dell'equipaggio.

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