Venerdì 14 Dicembre 2018 | 08:41

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Il fatto

NAPOLI - Nasce da una indagine anticamorra, scaturita della recenti rivelazioni del boss pentito di Forcella, Luigi Giuliano, il nuovo scandalo che mette a rumore il mondo del calcio.
Tutto ruota intorno alla figura di Antonio Di Dio, 51 anni, dipendente del Banco di Napoli, consigliere circoscrizionale del quartiere napoletano di Bagnoli «prima nelle fila di Forza Italia e attualmente con il raggruppamento facente capo all'on. Mario Segni» ed attivamente impegnato nella campagna elettorale per le prossime europee, come scrivono i pm Beatrice e Narducci.
Di Dio, indagato in questa indagine per associazione mafiosa, è considerato in stretto contatto con Giacomo Cavalcanti, originario di Bagnoli, che è stato uno dei capi del cartello di clan denominato Nuova Famiglia e attualmente vive a Verona, dove è titolare di un'azienda impegnata nel settore della commercializzazione delle schede telefoniche. A chiamare in causa Cavalcanti - indagato anch'egli per 416 bis - è stato proprio Giuliano, nonostante l'ex boss di Bagnoli abbia tentato di «accreditare la tesi di un distacco dall'ambiente criminale». Per il collaboratore di giustizia invece Cavalcanti è tuttora un esponente di grosso spessore della camorra, protagonista della guerra ai clan di Secondigliano.
Le indagini si sono concentrate soprattutto sul rapporto tra Cavalcanti e Di Dio, una persona «che non ha precedenti giudiziari nè è conosciuta dalle forze dell'ordine». Ne è scaturita una intensa attività di intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra i due, resa complicata dal fatto che Cavalcanti ha spesso comunicato attraverso apparecchi pubblici. I due parlano di affari, dell'acquisto di un'azienda che opera nella telefonia, in una circostanza Di Dio chiede a un assessore del comune di Pozzuoli di assistere la moglie di Cavalcanti per una vicenda privata. In altre occasioni si fa riferimento ad appalti pubblici di ingente valore e alla promessa di interessamento da parte di Di Dio presso magistrati di Salerno a favore di un presunto camorrista che aveva problemi giudiziari.
Ma gli aspetti più interessanti per quanto riguarda il calcio scommesse sono i rapporti tra Di Dio e Generoso Rossi, ex portiere del Siena fino all'aprile 2004 «mese in cui ha improvvisamente e inopinatamente rescisso il contratto con la società». Rossi «ha evidenziato di essere partecipe di una stabile e articolatissima organizzazione, costituita anche fra persone non tesserate, che ha lo scopo di condizionare preventivamente alcuni risultati di incontri di calcio, perchè sia possibile scommettere, attraverso punti Snai o, più frequentemente, attraverso bookmakers esteri, su cui ci si collega via Internet, con la certezza di conseguire grosse vincite».
In una intercettazione Di Dio si lamenta del nipote che non avrebbe capito il messaggio di Rossi relativo alla partita Lecce-Siena (0-0). Rossi avrebbe avuto contatti con Di Dio, con il nipote di questi, Angelo Mazzella di Bosco, Antonio Maisto, Nunzio De Luca e Rosario Di Maio, quest'ultimo arrestato nel 1993 nell'ambito di indagini su scommesse clandestine. Il 4 maggio scorso il calciatore, durante un controllo della polizia sull'Asse Mediano, è stato trovato a bordo della sua auto in compagnia di Di Dio «a dimostrazione che i contatti si sono proficuamente protratti».
Nell'inchiesta Cavalcanti, Di Dio e Luigi Ferone, sono indagati per associazione mafiosa, mentre Angelo Mazzella Di Bosco, Antonio Maisto, Rosario Di Maio, Nunzio De Luca, Sergio Calise, Vincenzo Onorato, Generoso Rossi, Roberto D'Aversa, Nicola Ventola e Salvatore Ambrosino, risultano indagati per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.

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