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Nel 1980 undici giocatori finirono in manette

ROMA - Il calcio ripiomba nel sospetto del calcio scommesse. L'inchiesta avviata dalla procura di Napoli riporta alla memoria altre pagine nere della storia dello sport più amato dagli italiani: quelle appunto degli scandali legati al calcio scommesse, alle partite truccate e a presunte combine. Prima di questa nuova inchiesta l'ultimo caso avvenne tre anni fa in occasione di un Atalanta-Pistoiese. L'inchiesta che ne seguì si concluse con sei condanne per omessa denuncia e comportamenti contro i principi di lealtà. Ma anche un labiale a un compagno di squadra del difensore granata Galante, in un Torino-Bologna di due anni fa, diede adito a non poche polemiche (se ne occupò il pm di Torino Guariniello).
Ma di sospetti ce ne sono stati tanti nella lunga storia del mondo del pallone. Già nel 1926 fa scalpore il caso di Luigi Allemandi, il giocatore della Juventus accusato di corruzione in un derby: la vicenda costa la revoca dello scudetto al Torino.
Nel 1937 un giallo oscura la gara Triestina-Juventus. Un ex calciatore della squadra giuliana cerca di convincere con il denaro il portiere della Triestina a farsi segnare. Il tentativo fallisce, per il rifiuto del portiere, ma l'ex giocatore viene squalificato a vita. Nella stagione 54-55 l'Udinese passa dal secondo all'ultimo posto, colpevole di aver dato soldi ad alcuni giocatori della Pro Patria per farli perdere. Retrocessione in B invece per il Catania, nella stesso anno, per aver truccato due partite con l'aiuto di un arbitro. Stessa sorte tocca al Verona, che finisce nella serie cadetta perché l'allora presidente Garonzi telefona al giocatore del Napoli, Clerici, prima della gara tra le due squadre.
Ma è nel 1980 che il calcio italiano vive il più grande terremoto della sua storia. L'esposto di due comuni scommettitori segna l'inizio dello scandalo del calcio scommesse: il 23 marzo 1980 vengono arrestati 11 giocatori (Albertosi e Morini del Milan, Girardi del Genoa, Cacciatori, Wilson, Manfredonia e Giordano della Lazio, Stefano Pellegrini dell'Avellino, Della Martira e Zecchini del Perugia, Magherini del Palermo) e anche l'allora presidente del Milan, Felice Colombo. Per tutti l'accusa è di truffa aggravata. Ordini di comparizione anche per Paolo Rossi, Fernando Viola, Giuseppe Dossena.
Il caso esplode con l'esposto alla Procura della Repubblica di Roma di un commerciante, Massimo Cruciani e un ristoratore, Alvaro Trinca che accusano alcuni calciatori di accettare denaro per «truccare» le partite al fine di garantire vincite record ad un gruppo di scommettitori clandestini, di cui i due fanno parte. Il 22 dicembre dello stesso anno la giustizia ordinaria assolve tutti i calciatori coinvolti, ma quella sportiva non fa sconti. Milan e Lazio retrocedono in B, Avellino, Perugia e Bologna (A) e Palermo e Taranto (B) vengono penalizzate di 5 punti. Le squalifiche per venti giocatori vanno da tre mesi ai sei anni di Pellegrino. Colpito anche Paolo Rossi, che finisce di scontare la squalifica a pochi giorni dai mondiali dell'82. Al presidente del Milan viene inflitta l'inibizione definitiva, a quello del Bologna Fabretti squalifica di un anno.
Lo scandalo numero due è datato 1986: a Napoli viene scoperto un centro di scommesse clandestine. Dodici le società e 62 i giocatori coinvolti. Queste le sanzioni: Udinese e Lazio sconteranno 9 punti di penalizzazione nel campionato successivo, il Perugia 2 e il Foggia 5. Gli anni '90 non sono immuni. Nel '92 la Disciplinare condanna il Licata alla retrocessione in C2 per illecito sportivo nella gara con il Chieti e due dirigenti vengono squalificati per tre anni. Nel '93 nella bufera per illecito sportivo finisce la partita Taranto-Pescara: 3 anni di inibizione al dg Marino, 3 punti di penalizzazione al Pescara, 2 al Taranto, 8 mesi di squalifica all'ex allenatore del club abruzzese, Giovanni Galeone, per omessa denuncia, e sei ai giocatori Camplone, Pagano e Righetti.

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