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Le intercettazioni

NAPOLI - Il presunto «aggiustamento» di una serie di partite del campionato in corso di serie A è emerso nell'inchiesta coordinata dai pm della Dda di Napoli, Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci.
Dagli atti dell'inchiesta emerge, tra l'altro, una telefonata intercorsa tra l'ex portiere del Siena, Generoso Rossi e un altro calciatore della squadra toscana, Roberto D'Aversa. In tale intercettazione Rossi su richiesta del collega comunica i risultati che si sarebbero verificati nella giornata del 18 aprile 2004.
I due calciatori fanno riferimento ad una serie di risultati dei campionati di serie A, B e C («Chievo pari, Ascoli pari, Crotone 1, Catanzaro 2...») puntualmente verificatisi come osservano i magistrati: Crotone-Fermana 3-0, Lumezzane Torres 0-0, Taranto-Catanzaro 0-1, Ascoli-Piacenza 0-0, Chievo-Reggina 0-0.
Un'altra partita alla quale si fa riferimento nelle intercettazioni è Lecce-Siena (0-0): in una telefonata del 7 marzo scorso, tra Rossi e un altro indagato, Angelo Mazzella di Bosco, a pochissime ore dalla partita,il calciatore «lascia intendere al secondo del pareggio finale («è tosta perché loro stanno andando bene, hai capito?»). «Che non si sia trattato di una innocente previsione sul possibile esito finale - chiosano i pm - lo dimostra la lunga conversazione intercettata sull'utenza di Antonio Di Dio (il presunto faccendiere ritenuto legato al clan Cavalcanti, ndr.) l'8 marzo». Di Dio parla con Nunzio De Luca, detto Gino («anch'egli perfettamente inserito nel meccanismo fraudolento») e si lamenta «dell'insipienza del nipote Angelo, che non ha compreso il messaggio di Rossi, tanto più rilevante in quanto espresso poco prima dell'inizio della partita».
Rossi anche in altre circostanze «nel rappresentare al suo interlocutore l'incertezza sul risultato finale di una determinata partita, ha comunque evidenziato l'esistenza di collaudati meccanismi di condizionamento, di cui sono partecipi gli addetti ai lavori». Nel provvedimento dei pm è riportata, tra l'altra, una conversazione, sull'utenza del portiere, tra Rossi e Salvatore Ambrosino, calciatore del Grosseto, al quale è stato ceduto dopo aver militato da ultimo nel Catanzaro ed «anch'egli partecipe degli accordi sottesi al condizionamento delle partite». Si parla di Chievo-Siena (1-1) a poche ore dall'incontro. A giustificazione dell'incertezza sul risultato finale, Rossi fa riferimento a «un accordo generale al quale era estraneo il solo allenatore» del Chievo, Del Neri («il direttore ha parlato con coso... tutti d'accordo, tranne l'allenatore è d'accordo» e in una successiva telefonata «addirittura le società sono andate a parlare, ma ha detto Del Neri che vuole giocare»).
Per i magistrati il fatto che gli accordi siano «trasversali» è dimostrato da un'altra intercettazione, del 23 marzo scorso, tra Rossi e Ambrosino, dove si parla di Siena-Udinese (1-0) facendo riferimento «alla possibilità di condizionare - scrivono i pm - l'incontro di calcio al fine di conseguire grosse vincite». Rossi: «Prendiamo trenta-quarantamila euro...». Ambrosino: «Ma chi conoscete, conoscete qualcuno di quella parte?». Rossi: «Bo, non lo so devo vedere gli altri».

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