Lunedì 17 Dicembre 2018 | 03:17

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Bush vede nuove immagini sconvolgenti

Torture ai prigionieri iracheni, il presidente americano: «Faremo giustizia». Confermata la visita in Italia del 4 giugno
WASHINGTON - Il presidente George W. Bush, che ha confermato la visita in Italia il 4 giugno, non scarica il segretario alla difesa Donald Rumsfeld. Anzi, al termine di una visita al Pentagono, ne fa un forte elogio, lodandone il coraggio e la leadership: «L'America ha un debito di riconoscenza nei suoi confronti», dice.
Nella bufera per le sevizie inflitte da soldati americani a detenuti iracheni, Rumsfeld resta, dunque, al suo posto, con tutto lo Stato Maggiore della difesa americano, confortato dalle parole del presidente.
Almeno per ora. Lo scandalo delle sevizie nel carcere di Abu Ghraib tiene in serbo altre puntate, migliaia d'immagini di umiliazioni e di violenze. Se ne rende conto di persona Bush, che, al Pentagono, vede una ventina di foto e mini-video finora inediti: squallidi souvenir della campagna della vergogna divenuti la prova schiacciante e imbarazzante di comportamenti abominevoli.
Le immagini mostrate a Bush non riguardano stupri, ma sono «sconvolgenti»: contengono - a quanto s'è appreso - «atti di degradazione dell'individuo e comportamenti inappropriati anche di natura sessuale».
E' la prima volta che il presidente vede qualcosa che non sia già stato pubblicato. «La sua reazione - racconta il suo portavoce Scott McClellan - è stata di profondo disgusto e d'incredulità» che soldati americani abbiano potuto arrivare fino a quel punto d'aberrazione e degrado.
Casa Bianca e Pentagono stanno valutando se cercare di controllare il danno della pubblicazione di foto e video diffondendone una parte di loro iniziativa, evitando di mettere in circolazione solo i documenti più crudi.
E, domani, una parte del materiale sarà mostrato a deputati e senatori: un gruppo ristretto, per limitare le fughe di notizia alla stampa (che, comunque, ci saranno).
BUSH, SCURO IN VOLTO AL PENTAGONO - Al termine della visita al Pentagono, dove ha ricevuto un rapporto dettagliato sull' andamento del conflitto e sullo scandalo delle sevizie, Bush è parso teso e scuro in volto, ma ha ribadito appoggio all' apparato militare americano e fiducia nel successo della missione in Iraq, che appare in difficoltà.
Il presidente, che aveva a fianco il segretario alla difesa, e vicino a sè tutto lo Stato Maggiore delle Forze armate degli Stati Uniti, ha detto che Rumsfeld sta facendo «un lavoro superbo» nella guerra contro il terrorismo: sta «coraggiosamente guidando il nostro Paese nella nostra guerra». «Lei è - ha aggiunto, rivolgendosi direttamente al capo del Pentagono - un forte segretario alla difesa e il nostro Paese ha verso di Lei un debito di gratitudine».
Dopo l'elogio, il monito. I responsabili dello scandalo saranno individuati e giudicati: le loro azioni hanno «causato danno» agli Stati Uniti «ben oltre le mura della prigione» degli orrori di Abu Ghraib, contribuendo a ispessire i dubbi sulla missione americana e sulle sue motivazioni.
Il presidente parla «di abusi crudeli e disgraziati», che sono «un insulto al popolo iracheno» e «un affronto agli standard più elementari di moralità e di decenza».
Ma la linea politica resta inalterata: la priorità è, dice Bush, la sicurezza dell'America. «Daremo alle nostre truppe tutti i mezzi necessari per portare a termine il loro lavoro: intendiamo completare l'opera che abbiamo cominciato», verso un Iraq «libero e democratico».
FURIBONDO PRIMA DELLA VISITA - Al Pentagono, era arrivato - sostiene il sito di pettegolezzi politici Drudgereport - un presidente «furibondo": voleva vedere tutto, sapere tutto, per evitare di essere colto di sorpresa dalla pubblicazione di nuove immagini e di nuove rivelazioni sulle sevizie, come lo è stato dalle prime immagini.
La Casa Bianca non s'illude che lo scandalo si esaurisca: un' ondata di fughe di notizie è attesa dopo che i membri del Congresso avranno avuto accesso a foto e video. «E' chiaro che, nel momento in cui le immagini arrivano in Campidoglio, ci saranno indiscrezioni ai media», suggerite da giochi politici.
Ansioso di affrontare il problema, Bush aveva modificato, nel fine settimana, l'agenda della giornata: doveva essere al Pentagono al pomeriggio, c'è andato al mattino. Aveva urgenza di sapere e voleva anche rinnovare la fiducia a Rumsfeld e ai generali, su cui le richieste di dimissioni sono una pioggia. Anche il giornale dei militari chiede al capo del Pentagono e al capo di Stato Maggiore, generale Richard Myers, di andarsene.
Mentre le inchieste in atto proseguono, a vario livello, ci si aspetta che i procedimenti in corso contro alcuni militari di basso rango sfocino in deferimenti alla Corte Marziale, come è già avvenuto per Jeremy Sivitis, che sarà giudicato il 19 maggio per maltrattamenti a detenuti.
Altri elementi della 372/a compagnia di polizia militare dovrebbero finire davanti ai giudici militari: annunci sono imminenti. Ma la responsabilità non può arrestarsi lì: comandanti sul terreno, strateghi al Pentagono, politici, l' onda d'accusa può arrivare in alto, dove l'onda del sospetto è già arrivata.

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