Giovedì 13 Dicembre 2018 | 00:58

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I delegati della Croce Rossa testimoni delle torture

Ma il rapporto consegnato al capo dell'autorità provvisoria Paul Bremer e al comandante della coalizione, generale Ricardo Sanchez, non era conosciuto dagli italiani
GINEVRA - La presenza dei delegati della Croce rossa non ha fermato i soldati della coalizione e a più riprese i delegati del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) sono stati testimoni oculari dei maltrattamenti subiti dai prigionieri detenuti in Iraq, il 70-90% dei quali probabilmente «per errore». Molti maltrattamenti sono definiti «sistematici» nei confronti di alcuni detenuti.
Nel famigerato carcere di Abu Ghraib, a Baghdad, i delegati del Cicr hanno visto, nell'ottobre 2003, prigionieri «completanmente nudi, in celle assolutamente buie e completamente vuote», afferma un rapporto riservato di 24 pagine del Cicr consegnato alle autorità della coalizione nel febbraio scorso e pubblicato oggi per intero sul sito del quotidiano americano Wall Street Journal. La lista dei maltrattamenti svelati nel rapporto è particolarmente lunga per i detenuti arrestati in relazione ad attentati alla sicurezza o ritenuti in possesso di informazioni di intelligence. Dalle umiliazioni alle percosse, il rapporto contiene una lunga e precisa lista dei maltrattamenti più frequenti e conferma le raccapricianti testimonianze e le scioccanti informazioni già note sullo scandalo dei prigionieri in Iraq.
L'incappucciamento dei prigonieri, a volte per una durata di quattro giorni consecutivi, le percosse con il calcio della pistola o del fucile, gli schiaffi, i pugni o i calci su diverse parti del corpo (gambe, costole, reni, testicoli), le minacce, l'isolamento e le vergognose umiliazioni subite dai prigonieri costretti ad esibirsi nudi o - peggio - con addosso mutandine da donna sulle parte intime o in testa. Il rapporto conferma le immagini delle foto. Tali ed altri metodi di «coercizione fisica e psichica sono stati usati dalla intelligence militare in modo sistematico per ottenere confessioni ed informazioni o altre forme di cooperazione da persone arrestate perchè sospettate di attentati alla sicurezza o perchè si riteneva avessero un valore di 'intelligencè», si legge nel rapporto di cui il Cicr ha confermato da Ginevra l'autenticità. Il Cicr denuncia anche la brutalità degli arresti ed afferma che dal 70 al 90% delle persone detenute in Iraq dalle forze della coalizione potrebbero essere «state arrestate per sbaglio», secondo stime comunicate al Cicr da «alcuni ufficiali della 'military intelligencè della forza della coalizione».
Il rapporto non si limita ad accusare i soldati americani, nè alla sola prigione di Abu Ghraib. Nel documento - che riferisce dei risultati delle visite dei delegati del Cicr nel periodo marzo-novembre 2003 - si parla anche della situazione nei luoghi di detenzione di Umm Qasr e Camp Bucca (gestiti in parte dalle forze britanniche) e si riferisce della morte di un giovane prigioniero poco dopo il suo arresto a Bassora.
Arrestato insieme ad altri sospetti il 13 settembre, l'uomo di 28 anni e padre di due figli è stato condotto ad Al Hakimiya e quindi percosso, insieme agli altri. Prima di morire ha urlato e chiesto aiuto. Sul suo certificato di morte c'e scritto «arresto cardiaco-asfissia», riferisce il rapporto.
I delegati del Cicr sono stati testimoni diretti di «serie violazioni del diritto umanitario internazionale» durante le loro visite ai prigionieri in Iraq.
«Tali violazioni sono state documentate e alcune volte osservate durante le visite di prigionieri di guerra, civili ed altre persone protette dalle Convenzioni di Ginevra in Iraq», si legge nel rapporto che non era destinato alla pubblicazione.
Dopo ogni visita in un centro di detenzione, i delegati della Croce Rossa hanno consegnato un rapporto. Il documento riassumeva l'insieme dei rapporti stilati dopo 29 visite in 14 luoghi di detenzione fra marzo e novembre.
Il rapporto - ha detto la portavoce del Cicr Antonella Notari - è stato consegnato al capo dell'autorità provvisoria Paul Bremer e al comandante della coalizione, generale Ricardo Sanchez, ma non agli italiani.
Il Cicr parla anche del'uso sproporzionato della forza per domare atti di rivolta nelle prigioni e riferisce di almeno dieci detenuti uccisi da spari di arma da fuoco in tale contesto.
Nel documento il Cicr chiedeva alle forze della coalizione di prendere le necessarie misure per porre fine ai maltrattamenti, di rispettare la «dignità umana» dei detenuti, e di condurre inchieste sulle «violazione del diritto umanitario internazionale» e di portare davanti alla giustizia i responsabili di tali abusi.

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