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Mediterre, ma la Puglia non vola alto

(20/04/04) Inizia la seconda edizione di «Mediterre», un progetto che proietta la Puglia su uno scenario internazionale e punta a fare della nostra regione il fulcro di proposte a livello dell'area mediterranea.
Un programma ambizioso che si prefigge quest'anno tre obiettivi: stabilire rapporti permanenti fra le aree protette e arrivare ad una politica comune; spingere l'Europa ad una politica ambientale organica, al di là dei singoli programmi già avviati; lanciare la Federparchi del Mediterraneo, una proposta già definita a cui hanno aderito Spagna e Francia.
Ma quando si pensa in grande, bisogna agire anche in grande e, soprattutto, bisogna essere credibili. Il rischio, invece, è che questa manifestazione diventi solo una bella vetrina, un'operazione mercantile, come noi pugliesi siamo ben capaci di fare, ma che all'atto pratico non incide sul tessuto sociale né riflette un'avvenuta maturazione.
Aprire il rosario delle cose che non vanno sarebbe fin troppo facile: talmente le cronache proprio di quest'ultimi giorni sono zeppe. Dagli abusivismi alle discariche incontrollate, dagli scontri fra pubblici amministratori sull'amianto, dalla chiusura di nuovi impianti, dai depuratori che non funzionano e via via fino agli ulivi che ci rubano da sotto il naso nonostante le ampie dichiarazioni e promesse da parte regionale di un intervento.
Non siamo tanto ingenui da credere che la pubblica amministrazione abbia la bacchetta magica né che sia in malafede né che sia priva di sensibilità e di amore per la propria terra. Però non siamo neanche ingenui al punto da credere che basti un atto amministrativo, una legge regionale per lavare le coscienze. Certo si è orgogliosi dei riflettori che si accendono sulla nostra regione ma lo saremmo ancora di più se i nostri amministratori non pensassero che sia sufficiente un atto per salvare l'ambiente.
Il nodo è la gestione. Né il creare le strutture è di per sé un atto sufficiente se poi le strutture sono gestite secondo una logica politica.
Ci sono pezzi del vivere civile in cui la politica deve farsi da parte, occupare tutto fa male a tutti. Un luogo di ricerca, un organo di controllo, la gestione di un'area protetta, qualora sia stata riconosciuta bisognosa di protezione, devono poter essere gestiti da persone competenti scientificamente. E basta.
Ben venga «Mediterre» se è e se diventerà un motore per l'Ambiente della Puglia, come lo sono Sana, Ecomondo o la Fiera del mare in altre città italiane, che sono state capaci di catalizzare competenze, dibattiti e indotto.
Purtroppo non accade questo in Puglia. Un esempio? Matteo Fusilli, anima di quest'iniziativa, riconfermato a presidente della Federparchi, che ha voluto in Puglia «Mediterre», che in maniera da tutti riconosciuta ha gestito il parco del Gargano, fiore all'occhiello della regione, non si presenterà ad Otranto come presidente del Parco perché questa Regione ha lasciato cadere il mandato, ha lasciato cadere la prorogatio, senza fiatare. E il nostro fiore all'occhiello, dopo che Fusilli lo ha reso appetibile con la sua gestione (quando ci fu chi mise le bombe per non avere quel Parco), ora passa di mano in mano. Tutti si inventano una vocazione naturalistica pur avendo alle spalle storie di abusivismo e nell'attesa del nuovo presidente c'è il rischio che si riaprano le faide e gli appetiti insani.
Bello e promettente «Mediterre», ma questa Regione, se vuole volare alto, ha bisogno di un colpo d'ala.
Ignazio Lippolis

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