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Ancora morti sull'altare della «civiltà»

(25/04/03) Nelle ultime 24 ore 180 nuovi casi di Sars si sono verificati in Cina, secondo il ministero della Sanità. Cinque persone sono morte, tre delle quali nella capitale Pechino. Il totale dei casi è ora 2.601. Mentre le autorità sanitarie di Hong Kong hanno annunciato che in città sono morte altre sei persone dopo aver contratto il virus della Sars e che, nell'ex colonia britannica, si registrano 22 nuovi casi di polmonite atipica. Il totale dei decessi ad Hong Kong è salito adesso a 15, mentre ci sono 1.510 casi di contagio.

Se mettessimo migliaia di uomini in batteria e consentissimo loro solo le funzioni primarie, con una qualità della vita ridotta a zero (perché la vita non è solo alimentarsi…), pensate che questa «comunità» non diventi a breve una bomba biologica con imprevedibili conseguenze?
E perché gli animali dovrebbero fare eccezione? Mucca pazza, Lingua blu, Influenza dei polli… per non parlare di altri esseri viventi, le piante, costrette in monoculture con le conseguenze che conosciamo per la produzione, per il terreno, per le altre piante.
Dovremmo smettere di alimentarci? Assolutamente no, ma dovremmo alimentarci assecondandoci ai ritmi naturali e non il contrario. Scopriamo ogni giorno quanto siamo legati ai ritmi delle stagioni e quindi dei cibi che la natura ci offre, sappiamo quanto male sia per l'organismo una super alimentazione.
Invece l'uomo pensa di gestire lui tutto, anche quello che non gli appartiene. Senza rispetto e rivelando una ignoranza enorme. Piuttosto che «copiare» dalla natura, tempi e varietà, interviene sempre più pesantemente. Non pago dell'impoverimento in biodiversità che sta causando si avvolge sempre più nella spirale della produzione prima avvalendosi dei prodotti chimici ora puntando sull'ingegneria genetica con l'unico obiettivo di asservire tutto ai bisogni dei modelli della società da lui creati.
In natura vince chi ha capacità di adattamento, noi sì le abbiamo ma le nostre capacità di attingere dalla natura stanno rapidamente riducendosi a vantaggio di una dipendenza dalla gestione della merce. Quando il freddo ha ridotto le verdure e le epidemie animali hanno ridotto l'approvvigionamento della carne di bue si sono sprecati i servizi giornalistici per orientare verso altri consumi. In realtà, nelle grandi città, si è persa la capacità di governare il cibo e se questa fosse una spia di una svolta epocale nel rapporto uomo-cibo?
Forse ci vorrebbe una nuova «alfabetizzazione» in questo senso, forse si dovrebbe recuperare quel rapporto che stiamo perdendo con la natura e che gli eco villaggi e i produttori del biologico tentano di indicarci. Certo la qualità della vita dell'uomo è migliorata e si è allungata, ma è vera gloria se poi si deve morire di influenza?
Ignazio Lippolis

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