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Emigrati e povertà

(19/09/02) Il governo, e Bossi in testa, continuano a cavalcare la tragedia degli emigrati. Una «voce» populista nella corona degli impegni con l'Italia che galvanizza tutti coloro che amano il proprio giardino e vorrebbero buttare nel giardino accanto di tutto: dai rifiuti agli emigrati.
Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, in un Forum organizzato dal Sole 24 Ore, di cui il quotidiano pubblica un ampio resoconto, sintetizza: «Solo una gestione generosa e insieme oculata dell'immigrazione regolare può facilitare il controllo dei flussi clandestini». «I Paesi di provenienza degli immigrati - ha spiegato il Ministro - sono più inclini a darci la loro collaborazione nel contenere e nel reprimere i movimenti clandestini se, in cambio, ottengono delle valvole di sfogo attraverso l'immigrazione regolare. Ma non vorrei parlare di quote: parlerei di un governo dei flussi che deve essere fatto d'accordo con i Paesi d'origine e d'accordo anche con le Regioni, le aree del Paese destinatarie di questi flussi».
Sembrerebbe una dichiarazione legittima e logica. Solo che qui non ci troviamo di fronte alla frontiera del Messico e non siamo negli anni del dopoguerra italiano. Quando i nostri connazionali si recavano in cerca di lavoro (anche clandestinamente) negli Stati Uniti o in Germania. Qui si tratta di stati in guerra, di governi totalitari e integralisti, si tratta di aree geografiche povere da decenni e che la povertà o i cambiamenti climatici hanno reso invivibili.
Certo che siamo d'accordo se ci si trova di fronte ad uno Stato come l'Albania. Anche lì c'è povertà ma si può intervenire diplomaticamente sul territorio ed impedire questi mercati di persone creando in loco le condizioni di ripresa. In questo caso particolare, poi, il problema si restringe alla malavita ed è, quindi, di tutt'altra natura. Ma gli altri casi sono assimilabili a questo?
In realtà, quello che manca in quest'azione di governo, è la misura umanitaria, che non è il «buonismo della sinistra», come viene etichettato sprovvedutamente da Bossi. Ma è un valore dell'uomo che ha fatto sì che l'uomo progredisse e costruisse l'attuale civiltà.
Perché queste campagne umanitarie andavano bene per coloro che volevano uscire dalla cortina di ferro e morivano sul filo spinato del muro di Berlino? Perché vanno bene per i diritti umani in Cina? E perché non vanno bene per coloro che fuggono dalle guerre e dalla fame? Come è difficile la politica quando si perde di vista la visione complessiva del benessere dell'uomo e resta solo il benessere. Gli egoismi non hanno mai costruito, hanno solo distrutto.
Ignazio Lippolis

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