Venerdì 14 Dicembre 2018 | 21:23

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Croce Rossa: le torture in Iraq non sono casi isolati, ma pratica diffusa

GINEVRA - Non casi isolati ma una pratica diffusa di atti «assimilabili alla tortura» non limitati ad Abu Ghraib: costretto ad uscire dal tradizionale riserbo, il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha precisato oggi a Ginevra la gravità delle sevizie inflitte ai detenuti dalle forze statunitensi in Iraq.
«E' chiaro che le nostre osservazioni non ci consentono di affermare che si tratta di casi isolati, atti di semplici individui delle forze della coalizione», ha affermato il direttore delle operazioni del Cicr Pierre Kraehenbuehl parlando di un «sistema diffuso» di abusi.
In una conferenza stampa convocata in tutta fretta a Ginevra dopo la pubblicazione sul quotidiano americano Wall Street Journal di un rapporto riservato del Cicr, il responsabile della Croce rossa internazionale ha affermato che i casi di sevizie ai detenuti in mano alle forze della coalizione di cui sono venuti a conoscenza i delegati dell'organizzazione nel corso delle loro visite sono «equivalenti alla tortura» e «contrari al diritto internazionale umanitario».
I problemi - ha detto - 'non sono limitati alla prigione di Abu Ghraib», dove sono state scattate le foto di detenuti umiliati e seviziati all'origine di tutto lo scandalo.
Il rapporto pubblicato oggi dal Wsj è stato trasmesso in febbraio alle autorità americane ed avrebbe dovuto restare confidenziale, ha sottolineato il responsabile del Cicr confermando l'autenticità del documento. Il documento denuncia tra l'altro atti «equivalenti alla tortura». Esso - ha precisato Kraehenbuehl - riassume una serie di relazioni redatte precedentemente ed in varie occasioni dal Cicr in base ad una serie di 29 visite compiute in 14 luoghi di detenzione tra il 31 marzo ed il 24 ottobre 2003. A più riprese in passato il Cicr ha quindi fatto presenti agli Usa le proprie osservazioni e critiche.
Il rappresentante della Croce rossa ha affermato che «osservazioni sono state trasmesse anche al contingente britannico della coalizone: abbiamo reso note preoccupazioni e fornito raccomandazioni», ha detto Kraehenbuehl senza fornire alcun dettaglio sul caso 'britannicò.
Nel corso della conferenza stampa, Kraehenbuehl ha inoltre negato che ai delegati del Cicr sia stato negato l'accesso ad «un'unità mobile» della prigione di Abu Ghraib. «Secondo le nostre informazioni abbiamo accesso a tutti i detenuti in Iraq», ha insistito. L'uomo del Cicr ha quindi difeso la riservatezza dell'organizzazione su quanto aveva scoperto da tempo in Iraq. La riservatezza è il migliore strumento per avere accesso ai prigionieri, in Iraq e nel mondo, ha detto. «Ciò che è importante per noi è di migliorare la situazione dei detenuti. Nel caso iracheno abbiamo constatato che le nostre raccomandazioni avevano un impatto» e solo quando il Cicr ha l'impressione di non essere ascoltato può scegliere di ricorrere alla denuncia pubblica. Ma in Iraq - ha insistito Kraehenbuehl - non è il caso. Anche se molto resta da fare, ha aggiunto.
Anche il presidente del Cicr Jakob Kellenberger ha deplorato la pubblicazione del rapporto riservato sulla stampa ed ha insistito sulla riservatezza necessaria al Cicr per compiere il proprio lavoro. Kellenberger ha inoltre esortato le autorità della coalizione a trovare «un equilibrio tra i legittimi timori legati alla sicurezza e la protezione della dignità umana».
La presenza del Cicr - per ora solo testimone esterno di quanto accade nelle prigioni irachene - non sembra soddisfare le organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Human Rights Watch e Amnesty International hanno chiesto a Washington di garantire l'accesso a organismi indipendenti per i diritti umani, Amnesty e Nazioni Unite comprese, in tutti i centri di detenzione. Amnesty ha chiesto inoltre in una lettera inviata oggi al presidente americano George W. Bush un'inchiesta sugli abusi commessi dalle forze Usa nella prigione irachena di Abu Ghraib. Abusi definiti «crimini di guerra».
L'amministrazione Usa - ha affermato Amnesty - deve porre immediatamente fine alla detenzione in isolamento.
Per l'organizzazione gli abusi non sono limitati solo ad Abu Ghraib. Numerose persone detenute nelle basi aeree statunitensi di Bagram e Kandahar, in Afghanistan, hanno denunciato di aver subito torture o altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
L'amministrazione Usa, inoltre, non ha rispettato le Convenzioni di Ginevra in relazione al trattamento dei prigionieri di Guantanamo Bay, afferma Amnesty in un comunicato.
Silvana Bassetti

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