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Antibioticoresistenza ai super batteri e Covid: all'orizzonte un super antibiotico

Troppi antibiotici

Il Covid-19, a volte. può fare comunella con un’infezione da superbatteri resistenti agli antibiotici disponibili e la situazione del malato, allora, si fa particolarmente critica specie – come spesso accade – quando ne è interessata persona fragile per età o altre malattie presenti ( comorbidità). L’Agenzia europea medicinali (EMA) ha dato via libera alla prima cefalosporina siderofora dotata di un nuovo meccanismo d’azione capace di beffare i meccanismi di resistenza di questi germi. I primi dati sull’efficacia del nuovo antibiotico (Cefiderocol, non in commercio: L’agenzoia italiana – AIFA – lo sta valutando) nella terapia delle infezioni da batteri Gram-negativi resistenti ai carbapenemici, utilizzato, presso l’ist. malattie infettive, università e ospedale “Cisanello” di Pisa, su 10 pazienti critici, molti dei quali affetti da COVID-19, dopo il fallimento degli altri antibiotici disponibili attualmente, per 14 giorni fanno registrare, nel 70% dei casi, successo clinico a 30 giorni e la sopravvivenza è stata del 90%. Il solo decesso è stato di un malato Covid.

Il lavoro è stato pubblicato su “Clinical Infectious Disease” (organo ufficiale della Infectious Diseases Society of America). “La resistenza agli antibiotici – dice il prof. Marco Falcone, università di Pisa e primo autore della pubblicazione - è un fenomeno in continua crescita ed è un pericolo globale, tanto che l’OMS la ha inserito tra le dieci minacce alla salute mondiale per il quinquennio 2019-2023”. Purtroppo, il nostro Paese è ai primi posti in Europa per numero di decessi determinati da infezioni causate da microrganismi antibiotico-resistenti ed è quindi fondamentale trovare nuove ed efficaci terapie in tempi quanto più rapidi possibili.  Si tratta ad oggi della più ampia esperienza mondiale con questo antibiotico che è stato fornito al nostro Ospedale nell’ambito di un uso compassionevole”. Il principio attivo, denominato “cavallo di Troia” perché si serve del sistema di assorbimento del ferro proprio dei batteri, per aprirsi un varco nella cellula, agendo come un cavallo di Troia. Il farmaco, legato al ferro, è trasportato nelle cellule batteriche attraverso i canali del ferro presenti nella membrana cellulare esterna dei batteri. “Le infezioni ospedaliere sono un annoso problema che affligge i luoghi deputati all’assistenza dei malati. È qui che più facilmente si sviluppano i ‘super batteri’ ed è qui che è necessario combattere la battaglia contro l’antibiotico-resistenza.

È necessario impegnarsi al massimo per ridurne la pericolosità sia attraverso l’applicazione delle procedure previste - dal corretto e frequente lavaggio delle mani all’uso di guanti e attrezzature sterili - sia attraverso la sorveglianza microbiologica e delle infezioni ed il potenziamento dei servizi di infection control” – aggiunge Francesco Menichetti, Professore Ordinario di Malattie Infettive presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero- Universitaria Pisana. “In Italia si verificano oltre 10 mila morti l‘anno per infezioni contratte in ospedale e siamo anche uno dei Paesi che ha subito il maggior impatto, in termini di numero di decessi da coronavirus, a livello globale. In questo contesto, la disponibilità di antibiotici innovativi, in grado di ridurre decessi e complicanze e di agire su ceppi resistenti, risulta più che mai necessaria come anche recentemente sottolineato dall’OMS nell’ambito della strategia alla lotta Covid-19”. In conclusione, i risultati dello studio dimostrato la sicurezza e la potenzialità di una nuovissima molecola, il cefiderocol, in un contesto di pazienti in terapia intensiva gravemente compromessi e ad elevato rischio di morte. Nonostante i limiti dello studio – riferito a un unico centro ospedaliero e circoscritto in termini di dimensione del campione – esso suggerisce che la terapia di salvataggio con cefiderocol potrebbe essere una efficace arma alternativa per il trattamento di pazienti in condizioni critiche, con infezioni gravi dovute a batteri Gram-negativi resistenti ai carbapenemi, ed apre le porte alle future e necessarie indagini.

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