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Vaccini per anziani: troppe lacune

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Manca nel Paese la cultura della prevenzione e la consapevolezza delle ricadute che dalle pratiche vaccinali possono derivare in termini di salute, specie per la popolazione fragile e anziana e di sostenibilità economica. Lo hanno denunciato, documentatamente, nel confronto nel webinar promosso da Italian Health Policy Brief il prof. Paolo Bonanni, ordinario di Igiene presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze, Prof. Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, del Presidente di Federfarma Dott. Marco Cossolo, del Dott. Graziano Onder dell’Istituto Superiore di Sanità e del Presidente della Società di Medicina Generale Dott. Claudio Cricell che hanno sottolineato che In Italia la copertura vaccinale per l’influenza è insoddisfacente: dovrebbe essere del 75 per cento mentre raggiunge solo il 55; quella per lo pneumococco e l’herpes zoster rispettivamente il 15 e il 20 per cento - Le cause, secondo i relatori: “scelte politiche insufficienti, carenza di strutture e operatori sanitari spesso non adeguatamente formati, carenza di campagne d’informazione e di aggiornati sistemi di gestione dei dati, diversità organizzative tra le diverse regioni. La situazione, in tempi di pandemia COVID 19, fa ancor più impressione. “Questo accade perché nel nostro Paese – dice Bonanni – come per i terremoti e le alluvioni, non abbiamo quella cultura della prevenzione che dovrebbe portarci ad investire anche per ritorni a medio-lungo termine, come quelli che la vaccinazione potrebbe certamente offrire”. In Italia, solo per quanto riguarda l’influenza, la copertura vaccinale accettabile per i soggetti anziani e fragili dovrebbe raggiungere come minimo il 75 per cento mentre, negli ultimi anni, non ha superato il 55 per cento; anche per altre patologie particolarmente minacciose per la popolazione anziana e fragile come la polmonite da pneumococco e l’herpes zoster la media della copertura oscilla tra il 15 e il 20 per cento. Un quadro drammaticamente in linea con un’altra incongruenza tutta italiana: nel nostro Paese, per legge, dovrebbe essere destinato alla prevenzione il 5 per cento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) mentre siamo al di sotto di questo livello e, per i vaccini, la spesa arriva solo all’1 per cento.

Ma oltre alla mancanza di un’adeguata cultura della prevenzione in sanità,anche altre sono le ragioni di questa insufficiente e incompleta copertura vaccinale in Italia, ora che la popolazione anziana è in forte aumento. Innanzitutto, le strutture sanitarie per la copertura della popolazione adulta e anziana non sono sviluppate come quelle per l’età pediatrica: mancano anagrafi vaccinali informatizzate e nuovi sistemi di gestione dei dati; c’è carenza di operatori sanitari, mancano campagne d’informazione specie per quelle patologie particolarmente gravi come le polmoniti da pneumococco e l’herpes zoster, infine preoccupa il dato secondo il quale solo il 15 per cento dei medici si vaccina ogni anno contro l’influenza. A tutto questo, si aggiunge la disomogeneità delle modalità gestionali delle diverse regioni e una colpevole distrazione in materia di politica sanitaria che andrebbe superata con l’assunzione di iniziative capaci di alzare la risposta sanitaria in questo ambito, anche in considerazione dei grandi ritorni economici che una nuova e più incisiva politica vaccinale potrebbe produrre a beneficio della sostenibilità di un sistema sanitario sempre in equilibrio precario.

Un quadro complesso, che richiede interventi urgenti, come riconosciuto anche dal Prof. Giovanni Rezza che, ha dichiarato: “Per gli anziani è centrale il ruolo del medico di medicina generale, che deve effettuare un richiamo attivo della popolazione dei suoi assistiti. Riguardo agli altri operatori sanitari, poi, il discorso è complesso: basta osservare che solo un terzo i questi si vaccina contro l’influenza per capire la dimensione del problema. La vaccinazione degli anziani - ha proseguito Rezza - è importante per proteggere le persone fragili, che sono ad alto rischio di sviluppare gravi polmoniti da pneumococco, fastidiose nevralgie da herpes zoster, o vanno incontro a complicanze - anche gravi – dopo aver sviluppato una sindrome influenzale”. Il ruolo centrale dei vaccini nell’immunizzazione dei soggetti fragili e anziani è poi centrale anche in materia di contrasto all’antibioticoresistenza. Questi vaccini sono considerati gli strumenti con il miglior rapporto costo-efficacia per prevenire la morbosità e la mortalità per le malattie infettive. “Con la vaccinazione, quindi, si elimina alla radice una possibilità di resistenza- ha sottolineato il Prof. Bonanni -Se i vaccini contro i batteri hanno un effetto diretto nel ridurre l’antibioticoresistenza perchè ne riducono la presenza, quelli contro i virus, ad esempio dell’influenza, possono contribuirvi per via indiretta. Spesso infatti, anche per un’infezione virale come l’influenza, si prescrivono degli antibiotici per evitare la sovrainfezione batterica: questa è una prescrizione impropria, perché l’infezione è virale, e l’uso improprio di antibiotici favorisce la resistenza. Le due cose ci dicono che avere nuovi antibiotici non è l’unico metodo per contrastare l’antibioticoresistenza, ma che anche la vaccinazione è importante”. “Rispetto alle difficolta e alle immotivate resistenze che contrastano una più ampia affermazione delle pratiche vaccinali, specie nei soggetti fragili e anziani, la pandemia COVID-19 sta forse contribuendo a cambiare la percezione rispetto all’importanza dell’immunizzazione - ha poi proseguito il Prof. Bonanni - In relazione a questo fatto, nell’attesa che vaccini mirati o terapie di assoluta efficacia siano disponibili in modo sistematico e diffuso, è di estrema importanza che si stia dando seguito alla massima estensione dell’offerta gratuita delle vaccinazioni per la entrante stagione autunno-invernale, specie per i soggetti fragili e a rischio, a causa di pregresse patologie”.

In relazione alla complessa fase che si prospetta rispetto alla necessità di assicurare nei mesi a venire l’immunizzazione delle persone anziane e fragili e al ruolo di supporto sul territorio che la farmacia può assicurare, è intervenuto il Presidente di Federfarma Marco Cossolo, sottolineando che “…promuovere sul territorio la cultura della vaccinazione rientra tra gli obiettivi dell’attività svolta dalle farmacie ed assume una rilevanza particolare per le farmacie rurali, che operano in territori disagiati popolati prevalentemente proprio da persone anziane. In proposito - ha proseguito il Dott. Cossolo – mi fa piacere sottolineare che, nell’intento di ottenere che alle farmacie sia attribuita una maggiore operatività nelle attività di vaccinazione, Federfarma, insieme a FOFI e alla Fondazione Cannavò, patrocina e promuove i corsi offerti dall’UTIFAR volti a fornire ai farmacisti le competenze per somministrare direttamente i vaccini ai cittadini. Penso che questo ulteriore passo in avanti sarebbe utile per dare maggiore impulso allo sviluppo di una diffusa cultura della vaccinazione nell’interesse dell’intera collettività”. Quando, nel corso del confronto, l’attenzione è stata portata sul ruolo e sul contributo della medicina del territorio, il Presidente della SIMG, Dott. Claudio Cricelli, ha sottolineato:”La medicina generale è il primo comparto del Servizio Sanitario in grado di recepire e adattarsi ai cambiamenti epidemiologici:percepiamo in tempo reale tutte le modificazioni delle malattie dei bisogni e dello stato di salute dei cittadini. La nostra consapevolezza circa l’importanza di una rinnovata e più incisiva attenzione verso l’immunizzazione dei soggetti fragili e anziani è assoluta e questa fase particolarmente complessa della vita del Paese ci vedrà ancor più impegnati in questa direzione”.

Per ulteriori informazioni, contattare la redazione ALTIS ai seguenti recapiti: Marcello Portesi, 348 – 9997009 –mportesi@altis-ops.it Francesca Portesi, 02- 49538304 mobile: 347-9087479 – fportesi@altis-ops.it

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