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Salute

Ricerca su italiani e malattie di cuore: la prima nel periodo pre e post covid

La salute del cuore non è tra gli argomenti di maggior interesse.

Cuore

Gli italiani mostrano poco interesse per la prevenzione e la salute del cuore: solo il 5% cerca informazioni sul web sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, nonostante  esse siano le principali cause di morbosità, invalidità e responsabili del 35,8% di tutti i decessi.

In occasione della Giornata Mondiale per il Cuore 2020, è stato presentato lo studio “Il cuore batte nel web” condotto da IQVIA, per conto Sanofi, in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore, che ha analizzato i volumi, il tipo di opinioni espresse e il tono delle conversazioni online sulla salute.

La salute del cuore non è tra gli argomenti di maggior interesse. Negli ultimi due anni, le conversazioni attive sul web su queste patologie sono state 235.000, solo il 10% di tutte le discussioni in ambito salute, molto  dopo i vaccini (36%), i tumori (23%), l’influenza 21% e il diabete (10%).

Il 40% dei dibattiti sulla salute cardiovascolare è focalizzato sull’ictus, il 30% su infarto e scompenso cardiaco: i principali punti trattati nel corso delle conversazioni riguardano sintomi e diagnosi (25%), trattamenti (18%), cause e fattori scatenanti della malattia (14%) e impatto sulla qualità della vita (13%). Paure, depressione, impatto fisico e psicologico sono le preoccupazioni più frequenti.

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“La nostra indagine, che include sia il periodo pre Covid sia quello della temporanea tregua della pandemia, nasce dall’esigenza di delineare la fotografia delle ricerche degli italiani sulla salute, valutando il numero e il tono delle conversazioni online, cioè quanto e come si informano e come essi percepiscono l’importanza di prevenzione e diagnosi precoce. Abbiamo studiato i temi, gli interlocutori e le fonti anche per valutare quanto la pandemia abbia influito sul flusso e sul focus delle ricerche.

 

Dall’analisi è emerso che gli italiani sono molto attivi e attenti alla propria salute e a quella dei propri cari e non esitano a discuterne sul web. La rete si conferma il luogo, seppur virtuale, in cui le persone preferiscono cercare risposte ai dubbi e alle domande e confrontarsi con gli altri utenti.

La maggior parte delle persone attinge a siti editoriali di patologia, portali dei Centri di cura, Fondazioni delle associazioni e siti istituzionali.

L’emergenza sanitaria del Covid19 ha indotto la popolazione a cercare informazioni sul coronavirus, tema che ha saturato le conversazioni in area salute in questo periodo” (Isabella Cecchini, Direttrice Dipartimento Ricerche di Mercato di IQVIA).

Dai dati è emerso che oltre l’80% degli italiani cerca informazioni sulla salute e che 7 italiani su 10 per farlo utilizzano la rete. Le donne sono più attente e attive, quasi il doppio degli uomini: il 79% dei giovani sotto i 34 anni ha dichiarato di essere interessato a questi temi.

I canali attraverso i quali avvengono le discussioni in ambito salute sono principalmente le News, le ricerche su Google, e Twitter mentre Facebook si conferma il social network più utilizzato per la condivisione delle informazioni su patologie, cure e diagnosi.

“Da questa indagine conoscitiva, appare evidente l’importanza e il ruolo fondamentale che ricoprono il web e i social media nella diffusione delle informazioni, soprattutto quelle che riguardano la salute. Il 71% dei ragazzi al di sotto dei 34 anni ha identificato il web come la fonte principale da cui attingere per cercare risposte sul proprio stato di salute. Attraverso questi canali, i messaggi arrivano diretti ad una fetta di popolazione anche molto giovane a cui è fondamentale far capire l’importanza della prevenzione primaria, quella che si concentra sull'adozione di comportamenti virtuosi in grado di evitare o ridurre l'insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole. Preoccupa molto il fatto che solo il 5% degli utenti cerca informazioni sulla prevenzione cardiovascolare. Bisogna partire da questo dato per sensibilizzare la popolazione sull’importanza che ha l’assunzione di un corretto stile di vita: a farlo ci possono sicuramente aiutare i social media, cruciali nella condivisione delle informazioni e nella comunicazione di modelli virtuosi di prevenzione e cura” (Emanuela Folco, Presidente Associazione Fondazione Italiana per il Cuore).

Nel secondo periodo del Covid, forse complici le notizie su una possibile correlazione con il virus, l’infarto è stato il tema principale di discussione e gli italiani hanno aumentato del 59% le conversazioni su questo argomento rispetto al periodo precedente. In particolare hanno discusso dei rischi cardiovascolari correlati, delle difficoltà e ritardi nell’accesso agli ospedali, e dei rischi di morte.

“La pandemia di Covid è stata davvero una tempesta per il cuore: le persone con una malattia cardiovascolare che hanno contratto il virus sono state fra quelle a più alto rischio di morte e di sviluppare condizioni di malattia gravi. Da un recente articolodella Società Italiana di Cardiologia è emerso che la mortalità da infarto è quasi triplicata a causa del netto calo delle visite ospedaliere da parte di pazienti cardiopatici per cure di routine e di emergenza, rimandate anche a causa della paura di contrarre il virus. È fondamentale per il paziente cardiopatico avere dei chiari punti di riferimento per la propria salute. Un efficace dialogo tra medico e paziente e caregiver favorisce l’assunzione di comportamenti virtuosi e stili di vita più adeguati alla prevenzione delle patologie cardiovascolari e una migliore aderenza alla terapia. È prioritario, quindi, rafforzare il ruolo del medico di medicina generale nel percorso di cura e la rete di supporto assistenziale e favorire così un’efficiente continuità delle cure e implementare sistemi di telemedicina” (prof. Paolo Magni, Università degli Studi di Milano; Associazione Fondazione Italiana per il Cuore).

“Questa ricerca nasce da una profonda riflessione sul nostro impegno nella lotta alle malattie cardio-metaboliche. Nonostante il progresso tecnologico e farmacologico, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di morte nei Paesi occidentali; per contro l’opinione pubblica e i pazienti coinvolti spesso non ne percepiscono la drammaticità. Nel tempo sono migliorate le opzioni terapeutiche a disposizione del medico, ma evidentemente c’è ancora molto da fare in termini di consapevolezza. Oggi è chiaro che il Medico e gli operatori sanitari non sono gli unici attori coinvolti; infatti il Paziente, e prima ancora il cittadino, vogliono essere al centro di un sistema salute che li consideri soggetti attivi e non passivi e vogliono partecipare consapevolmente alle decisioni che riguardano la loro salute. Favorire un processo decisionale consapevole attraverso la comunicazione, stimolare l’adozione di corretti stili di vita, facilitare i percorsi gestionali della cronicità anche attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie digitali: sono alcune delle aree che Sanofi è impegnata ad esplorare, alla ricerca costante di nuove soluzioni che possano contribuire a cambiare l’impatto delle malattie cardiovascolari” (Katia Massaroni, General Medicines Medical Head , Sanofi).

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