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Salute

Farmaci multispecifici,pass par tout contro malattie varie

Farmaci

“È la nuova era della ricerca farmacologica”

02 Luglio 2020

Nicola Simonetti

Nascono i farmaci “pass par tout”, quelli, cioè, che non si limitano a curare una sola malattia ma un gruppo di patologie e, in termine tecnico, si identificano come “multi specifici”, una strada per combattere malattie, oggi definite "non trattabili". Siamo, pertanto, alla “nuova frontiera dell’innovazione biofarmaceutica” come la definisce l’autorevole rivista scientifica Nature in un articolo di recente pubblicazione, firmato da Raymond Deshaies, Ph.D., Senior Vicepresident della Ricerca Globale Amgen. Deshaies, a partire da un’analisi delle principali classi di farmaci multispecifici e del loro meccanismo d’azione, offre non solo una prospettiva su quanto il futuro riserva, ma passa anche in rassegna le sfide che devono essere affrontate e superate per trasformare in realtà questa innovativa strategia di ricerca.

A differenza dei farmaci “convenzionali” che vanno a colpire un bersaglio specifico della patologia, adattandosi come una chiave in una sola serratura, i farmaci multispecifici sono progettati per avere meccanismi d’azione innovativi come quello di “induzione di prossimità” (IPP). Essi, cioè, agiscono come “intermediari molecolari” attivando meccanismi biologici specifici per combattere le malattie. “Questi farmaci sono caratterizzati da strutture altamente sofisticate che agiscono come intermediari molecolari: inducendo la vicinanza tra i loro target e gli enzimi naturali o persino le cellule, i farmaci multispecifici sfruttano importanti meccanismi biologici che producono effetti capaci di superare quelli dei farmaci convenzionali. Non si tratta di un semplice miglioramento della progettazione dei farmaci ma siamo di fronte ad un vero e proprio cambiamento radicale”.

Tra i meccanismi sfruttati da questi farmaci, quelli che da una parte legano la proteina bersaglio causa della patologia e, dall’altra, attivano una cellula o un enzima (effettore) innescando una risposta biologica. Se associati al bersaglio corretto, essi possono essere progettati per divenire versatili su più patologie. La piattaforma Amgen utilizza la tecnologia che permette lo sviluppo di farmaci multispecifici “intermediari” in grado di agire potenzialmente sull’85% delle proteine, causa di malattia, che ​​attualmente sono considerate "non colpibili (o non modulabili) farmacologicamente”. In particolare, BispecificEngager (BiTE ® ): le molecole BiTE ® sono anticorpi bispecifici che agiscono attraverso l’attivazione di vicinanza tra le cellule e, nello specifico, promuovono l’avvicinamento dei linfociti T, i killer più potenti nel sistema immunitario, alle cellule tumorali, facendo in modo che essi riconoscano le cellule maligne e le distruggano.

Già approvati e disponibili nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA), gli anticorpi bispecificiBiTE® sono attualmente allo studio per diversi altri tumori, sia del sangue che solidi. Tra questi, anche neoplasie particolarmente aggressive e difficili da trattare, come il mieloma multiplo, il tumore alla prostata, il glioblastoma e il carcinoma polmonare a piccole cellule. Allo studio, nuove aree di applicazione dell’induzione della prossimità, tra cui PROTAC® (proteasi chimeriche per bersagli specifici): si tratta di molecole che fanno leva sulle attività enzimatiche, cioè, sulla loro velocità per colpire proteine ​​non gradite o mutate. Questo ne consente la degradazione da parte di un sistema molecolare fisiologicamente presente nelle cellule chiamato proteasoma.

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