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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Puglia, in calo donne lavoratrici «Senza i nonni...»

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Bari - Donne sull’orlo di una crisi di welfare. In Puglia diminuiscono le imprenditrici e le lavoratrici autonome. Se ne contano 95.027 (un anno fa erano 99.121). La flessione è di 4.094 unità, pari al 4%. L’imprenditoria femminile che in Puglia rappresenta il 22,4% del totale delle donne occupate (425.102) è in calo, in controtendenza rispetto ai dati nazionali (tasso di occupazione femminile pari al 47,5%). È quanto rileva l’Osservatorio di Confartigianato «Donne-Impresa», rielaborato in chiave regionale dal Centro studi di Confartigianato Imprese Puglia, su dati Istat e Unioncamere.In particolare, sono 15.342 le donne pugliesi che ricoprono cariche nelle imprese artigiane, in flessione dello 0,9% (un anno fa erano 15.485). In Puglia, le titolari di aziende artigiane sono 9.811, di cui 6.258 operano nel macro- settore dei «Servizi alle persone» (63,8% del totale), 2.509 nel «Manifatturiero» (25,6%), 774 nei «Servizi alle imprese» (7,9%), 241 nelle «Costruzioni» (2,5%) e 29 in altri comparti (0,3%). In dettaglio, 6.385 operano nella provincia di Bari (41,6% del totale regionale), 3.472 in quella di Lecce (22,6%), 2.049 in quella di Foggia (13,4%), 1.809 in quella di Taranto (11,8%) e 1.627 in quella di Brindisi (10,6%).

Va segnalato che il welfare italiano non aiuta le donne imprenditrici e lavoratrici autonome a far nascere e crescere i figli. La spesa pubblica sostenuta dallo Stato Italiano per la famiglia, pari a 16,5 miliardi, è appena l’1% del Pil, a fronte degli interventi per gli anziani che, tra pensioni e spesa per la salute, corrispondono al 20%. L’esigua quantità di spesa pubblica in servizi per la famiglia incide negativamente sulla natalità e penalizza la crescita di nuova auto-imprenditorialità femminile. Secondo lo studio di Confartigianato, infatti, per le donne tra 25 e 44 anni senza figli il tasso di attività lavorativa è dell’82,1%, ma scende al 63% per le donne della stessa età con figli. Inoltre, il 42,7% delle madri occupate segnala di avere difficoltà a coniugare l’attività professionale con gli impegni familiari e affida i figli, nel 51,4% dei casi, ai nonni, mentre solo il 37,8% ricorre all’asilo nido. La baby-sitter viene scelta come modalità di affido prevalente soltanto dal 4,2% delle madri lavoratrici.

Guardando al profilo professionale, si osserva che il 75,4% è costituito da lavoratrici autonome (per il 25,6% libera professionista e per il 48,9% lavoratrice in proprio) e solo il 2,3% da vere e proprie imprenditrici. Inoltre, l’11,4% delle occupate indipendenti è collaboratrice, il 9,6 % è coadiuvante familiare e il restante 0,9% è socia di cooperativa.

«I dati elaborati - commenta la presidente di Confartigianato Donne Impresa Puglia, Marici Levi - rendono bene l’idea di quanto l’Italia ed in particolare il Mezzogiorno non siano terreno ospitale per le lavoratrici donne. E lo sono ancor meno per le imprenditrici, notoriamente escluse anche da una serie di tutele previste in favore delle lavoratrici dipendenti. Il risultato è che tra crisi economica e carenze di istituti legislativi e supporti per la famiglia, per le donne essere titolari di azienda è un’impresa nell’impresa. In Puglia però, grazie all’Ente Bilaterale dell’Artigianato, disponiamo da qualche mese di una nuova prestazione a sostegno delle artigiane che siano diventate madri nel corso del 2015: un contributo una tantum di 3.000 euro, cofinanziato dalla Regione con il Fondo per il sostegno alla Flessibilità. È però necessario pensare anche ad iniziative di carattere più strutturale. Da tempo Confartigianato Donne Impresa avanza proposte concrete per conciliare lavoro e famiglia: dai voucher babysitting integrati con l’assistenza ai familiari anziani ed ai disabili al credito d’imposta per la creazione di attività d’impresa nei servizi di welfare, oltre agli sgravi per assunzioni a tempo determinato di coadiuvanti nei periodi di assistenza a minori e anziani».

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