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UniFg laurea ad honorem sopravvissuto alla Shoa

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L'Università di Foggia conferisce la laurea Honoris Causa al sopravvissuto Alberto Mieli. La cerimonia si svolgerà a Foggia il primo dicembre a Studi umanistici. L’Ateneo ha accolto la proposta della laurea partita dalle scuole della Capitanata in cui Mieli ha conversato con gli studenti. Dice il prof. Stefano Picciaredda: «Mieli è una figura che umanamente e storicamente ha molto da dire ai nostri studenti. La sua passione nel testimoniare il male più profondo della storia merita tutta la nostra attenzione e la nostra ammirazione».

Alberto Mieli fu arrestato e torturato a 17 anni perché trovato in possesso di un francobollo della resistenza. Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz - Birkenau (Polonia), sul braccio gli fu tatuata la matricola 180060 e da allora, fino al giorno della liberazione, divenne un numero, uno dei tanti, spogliati di qualsiasi dignità. L'Università di Foggia conferirà ad Alberto Mieli la laurea Honoris Causa in «Filologia, Letterature e Storia». Nato a Roma il 22 dicembre 1925, arrestato nel novembre del 1943, deportato ad Auschwitz e poi a Mauthausen, miracolosamente sopravvissuto alla Shoah, storico «suo malgrado» come si definisce ironicamente, Alberto Mieli è divenuto uno dei testimoni principali della strage compiuta dai tedeschi ai danni degli ebrei (e di altre popolazioni e gruppi) durante la seconda guerra mondiale.

L'indicazione della laurea ad honorem è stata recepita e formalizzata dai docenti Saverio Russo e Stefano Picciaredda, quindi condivisa prima dal dipartimento di Studi umanistici. Lettere, Beni culturali e Scienze della formazione e poi dal Senato accademico; l’autorizzazione del ministero dell'istruzione, attraverso il ministro Stefania Giannini, al conferimento della laurea è giunta lo scorso 18 settembre. La cerimonia è stata fissata per martedì 1 dicembre, alle 10, nell’aula magna del dipartimento di Studi umanistici.

«Ne sono estremamente onorato - ha commentato Alberto Mieli - sarò felice di essere all'Università di Foggia per testimoniare, ancora una volta, quanto sia importante non cancellare le tracce del passato e della memoria: soprattutto quando sono così orribili».
Quando Mieli conobbe Papa Giovanni Paolo II, Wojtyla gli domandò come avesse potuto scampare a quell’inferno, «Santità a questa domanda non so risponderle - racconta Mieli –. Lui allora si commosse e si mise a piangere, io lo feci un attimo dopo».

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