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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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È arrivata l'ora del Rosario Bari ride e canta con Fiorello

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di PASQUALE BELLINI

BARI - Il Rosario di Rosario (Fiorello) si inizia naturalmente con un pretone scalmanato e vociante (è lui, in tonaca e barba finta) che irrompe nella platea di un Petruzzelli gremito e luminoso di sorrisi, saluti, baci e telefonini al lavoro per selfie a grappolo, nel percorso dal fondo sala al palcoscenico.

Inaugurazione, quindi, alla grande in tono festosamente nazional-popolare per la stagione di prosa barese, curata da Assessorato Culture del Comune e Teatro Pubblico pugliese, con questa Ora del Rosario che sgrana, grazie a un Fiorello in gran format, pezzi sia storici che nuovissimi dal suo repertorio di grande affabulatore. Intrattenimento puro, sempre in presa diretta col pubblico, con rimarchevoli richiami a una «baresità» che Fiorello è capace di proporre (addirittura innovandola) con fonemi inusitati eppure familiari, gesti e gergalità da bar dell’ angolo: esilarante risultato, con pubblico in sollucchero.

Fiorello ha girato per Bari un paio di giorni, incontrando facce e suoni locali, riprendendo scenette e tipi buffi, incocciando anche il sindaco Decaro debitamente e allegramente apostrofato (era in teatro, in un palco). Per altro Fiorello già conosceva alquanto Bari, avendovi fatto (come ha svelato) il militare nell’ 82. Certo, Bari è stata più che ospitale, se non fosse per quel piccolo infortunio alla caviglia: Fiorello infatti sabato sera dopo lo spettacolo ha preso una forte storta inciampando su uno scalino mentre usciva dal teatro.

Con un tweet, ha però rassicurato i suoi fan, nessun pericolo: «Ma lo spettacolo si farà!!!» ha scritto in un tweet carico di ironia, «#loradelrosario #bari #storta #gradinipetruzzelli #mannaggiaame».

Lo spettacolo, grande scintillare di luci e suoni in palcoscenico (regia di Giampiero Solari) con i semoventi quattro elementi dell’ orchestra (diretta da Enrico Cremonesi) che fanno corona all’one man show. A momenti interventi-stacchi dei Gemelli di Guidonia, simpatico trio di vocalist, canterini spiritosi in fumo di Londra. Spiritose tirate di Fiorello sui telefonini, su Internet e quanto fa social-web, debiti scongiuri ed esorcismi invocati, e praticati anche tattilmente, sui malanni fisici, o addirittura sulla morte (con relativi testamenti).

Ma piatto forte nelle due ore abbondanti di spettacolo sono state anche alcune «riproduzioni» (inadeguato definirle imitazioni) di cantanti, personaggi e tipi immortali dall’ antico repertorio: Vasco Rossi, Ramazzotti, Ligabue, Venditti (li fa contemporaneamente!), più Jimmy Fontana, Tiziano Ferro ed altri. In video e in voce Fiorello ha duettato prima con Mina, poi sul finale con Toni Renis da La Vegas, ma non si era sottratto da incursioni buffissime nella lirica, con la sua voce-vociona che mascherava parolacce sotto il gramelot incomprensibile dell’ opera.

Trovate, trovatone, anche qualche trovatina (come Romeo e Giulietta per uno Shakespeare siciliano, con maestro Cremonesi in buffe gonna e trecce da Giulietta) in questo spettacolo scritto da Fiorello insieme a diversi collaboratori (Francesco Bozzi, Claudio Fois, Piero Guerrera, Pierluigi Montebelli, Federico Taddia) ma in cui la vera scrittura è quella comica del protagonista. Chiusura in gloria di applausi e invocazioni del pubblico, nello sberluccicare imperterrito dei cellulari, dopo una serie di sottofinale, finalino, finale, post-finale (i video girati a Bari, fra Lungomare, Corso Vittorio Emanuele, Bari Vecchia) e con il talento del bravissimo e furbissimo Fiorello che sempre sgorga inesauribile. L’ora del Rosario torna in scena questa sera al Petruzzelli, ore 21.

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