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Parrucche gratis per donne che combattono il cancro

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di LIA MINTRONE

ACQUAVIVA - Ogni giorno migliaia di donne combattono contro il cancro, si sottopongono alla chemioterapia e perdono i capelli a causa di questa cura che è un vero e proprio bombardamento psico-fisico per vincere le diaboliche cellule. Queste donne sono le guerriere silenti alle quali tocca non solo tirare fuori tutta la forza di cui sono in possesso per combattere il «mostro» con l’aggravante di vedersi trasformate e lese nella loro stessa femminilità. L’unico rimedio per attraversare questa delicatissima fase è la parrucca. Ma non sono alla portata di tutte, quelle vere costano anche dai 1.500 ai 2.000 euro. E sono tante, la maggior parte, le donne che non possono permettersele. La Regione non aiuta queste donne. Altre Regioni, come la Lombardia, il Piemonte e la Toscana sì, dando un contributo forfettario che va dai 250 ai 300 euro per l’acquisto di una parrucca. Non è tanto, ma almeno è qualcosa. Eppure in Puglia c’è già chi, da circa due anni, sta facendo un lavoro straordinario per aiutare le donne in fase di chemioterapia. È il Comune di Acquaviva.

Dal 2013, nella terra della famosa cipolla, esiste la «Banca dei capelli». L’idea è venuta a Yvette Portelli, maltese, moglie del sindaco Davide Carlucci, a seguito della perdita di una giovanissima amica a causa del cancro. Nell’isola di Malta la donazione dei capelli era già da tempo una pratica di successo. La signora Yvette ha iniziato a sensibilizzare il marito sulla questione e il sindaco non si è tirato indietro. Dopo una fase embrionale, la Banca diventa operativa nel febbraio del 2014. La gestione fa capo all’assessore al Welfare, Annamaria Vavalle.

«Presso i Servizi Sociali del nostro Comune ormai arrivano capelli da tutta l’Italia - racconta una donna forte e combattiva – Si tratta di donazioni da parte di persone che vogliono sostenere le donne sottoposte a questo disagio. Un anno fa abbiamo firmato un protocollo con Calviclinica. Per un anno abbiamo lavorato con uno scambio gratuito, noi davamo all’azienda 800 grammi di capelli veri e non più corti di 25 centimetri e loro in cambio ci davano una parrucca inorganica di ottima qualità. E così le abbiamo distribuite gratis alle donne del nostro Comune che ne facevano richiesta».

Ma nel frattempo si sparge la voce e al Comune iniziano ad arrivare richieste oltre che dalla terra di Bari anche dal resto dell’Italia. «Ci hanno contattato persino da Sassari - dice la Vavalle - Ma ci siamo resi contro che, con la distanza, lo scambio delle parrucche era difficile, le donne non potevano neanche provarle. Nel frattempo, però, abbiamo creato sinergie con tanti altri Comuni, la rete di solidarietà che si è creata sul territorio nazionale è bellissima e riguarda sia le donazioni dei capelli che la trasformazione in parrucche».

Ma da qualche mese l’accordo con la Calviclinica è cambiato, l’azienda non riusciva più a sostenere le troppe richieste. Pertanto si è reso necessario un contributo economico extra da parte del Comune di 100 euro a parrucca. Nel frattempo la «Banca dei capelli» sta cercando di raccogliere quante più donazioni possibili per coprire il costo aggiuntivo. Molte richieste arrivano da Taranto. Di qui l’idea di sensibilizzare al problema la Regione.
«Stiamo preparando una proposta di legge regionale da inoltrare al presidente e assessore alla Sanità, Michele Emiliano - annuncia Carlucci - La parrucca è un sostegno psicologico importante per molte donne in una fase di grande vulnerabilità e fragilità. Visto che altre Regioni italiane già contribuiscono in parte all’acquisto, vorremmo che anche la Regione Puglia lo facesse. Anzi, sarebbe auspicabile che noi lo facessimo coprendo i costi il più possibile, se non al 100% almeno all’80%, magari chiedendo anche l’aiuto dei privati. Penso, ad esempio, ad una sinergia con gli stessi parrucchieri pugliesi affinché promuovano la raccolta dei capelli e con i produttori di parrucche. Insomma, se ce l’ha fatta il Comune di Acquaviva a mettere su questa rete, perché non potrebbe farcela la Re gione?».

L’idea è straordinaria e sarebbe rivoluzionaria. «Io che accompagno le donne a scegliere le parrucche, posso dire che la luce che leggo nei loro occhi nel momento in cui le indossano è di una tenerezza che toglie il fiato - chiosa l’assessore Vavalle - La rete che abbiamo messo su è straordinaria, ma la solidarietà da sola non basta. Noi vogliamo che la sanità pugliese riconosca l’ausilio della parrucca alle donne in fase di chemio così come riconosce una sedia a rotelle, un busto o una stampella a chi ha problemi di deambulazione. Siamo stati il primo comune italiano a mettere su questa rete di solidarietà, il nostro sito www.bancadeicapelli.it è consultato da migliaia di persone di tutta Italia. È arrivata l’ora di fare una legge regionale che aiuti tutte, chi può e chi non può. Proviamo a ridare un sorriso alle donne in difficoltà ».

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