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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Esposto a Taranto corredo funerario trafugato del 6500 a.C.

Esposto a Taranto corredo funerario trafugato del 6500 a.C.
BARI – Un pregiato corredo funerario neolitico proveniente dal territorio di Laterza (6500 a.C.), dopo lunghe ricerche e trattative, nel mese si gennaio 2015, è stato riconsegnato alla Soprintendenza Archeologia della Puglia. Acquistato sul mercato clandestino nel 1986 dal Museo Romisch-Germanische Zentralmuseum (RGZM) di Mainz, dalle notizie d’archivio del Museo, il corredo proviene da una tomba a grotticella con tre inumati scavata clandestinamente nel 1978 nel territorio di Laterza. Il corredo viene ora esposto per la prima volta, a partire dal prossimo 25 settembre, nello "spazio mostre" annesso al Chiostro del complesso monumentale del  S. Domenico nella Città vecchia di Taranto, sede della Soprintendenza, nell’ambito dell’esposizione "Sulla strada, 6500 anni fa. Ritratto di una società della Preistoria" dedicata alla scoperta della necropoli di Palagiano.

La riconsegna – ricorda il soprintendente della Puglia Luigi La Rocca – è avvenuta nell’ambito di una cerimonia ufficiale, a Mainz, il 22 gennaio, con l’intervento del Direttore Generale del Museo, professor FalKo Daim, dei professori Markus Egg e Michael Muller-Karpe, e del Console generale italiano a Francoforte dott. Cristiano Cottafavi. All’evento è stato dato il massimo risalto come occasione per i referenti del Museo di Mainz per affrontare criticamente il tema del commercio illegale di reperti archeologici, denunciando, di fronte ad un folto pubblico, anche di addetti ai lavori i gravissimi danni che lo scavo clandestino determina sui contesti archeologici.  Il corredo è composto da due vasi in stile Serra d’Alto, caratterizzati da eleganti anse a falso nastro ravvolto, intrise di ocra, riferibili a quel tipo di artigianato specializzato destinato al cerimoniale, da una coppa di tipo Diana e da tre strumenti litici. Ma è soprattutto degna di nota l’associazione dei reperti ceramici con uno straordinario esemplare di ascia  "da parata" in giadeite verde, a grana finissima, di provenienza alpina (Monte Viso), del tipo "a goccia d’acqua", lunga 17 cm, con tallone con perforazione biconica. L’ascia, esempio del genere per ora isolato in Italia meridionale, di cui si esclude la produzione locale, si inquadra tra gli attributi di ruolo di alcune componenti elitarie della società neolitica. Sarebbe quindi giunta ad opera, probabilmente, di soggetti specializzati nelle attività di scambio lungo rotte consolidate da nord a sud della penisola e viceversa, ormai ben comprovate dagli studi in corso sulla circolazione nel V millennio di altre materie prime e prodotti artigianali. In tal senso ne sono ulteriore documento le sorprendenti attestazioni di ceramica Serra d’Alto nel nord Italia e nella Francia meridionale, e nello stesso corredo di Laterza, la presenza della lamella in ossidiana, vetro vulcanico, materia prima non locale e di cui si dovrà accertare l'esatta provenienza.

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