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La Notte della Taranta rock in 200mila a Melpignano Balla tutto il Salento

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GLORIA INDENNITATE
MELPIGNANO (Lecce) - Un Concertone dalle molteplici contaminazioni, annunciato e confermato il rispetto della tradizione popolare salentina, gocce di rock quanto basta, meno della storica edizione del 2003 con Stewart Copeland, inserti gradevoli di musiche dal mondo, cubane, afro, colombiane, flamenche, con qualche tassello psichedelico. Su tutto, ci sia consentito nella 18esima Notte della Taranta, il tocco magico sulla Fender Stratocaster del maestro concertatore Phil Manzanera, storico chitarrista dei Roxy Music, per la gioia degli innamorati della liturgia progressive rock nel solco dei Pink Floyd (di cui, lo ricordiamo, è co-produttore). Questo al netto dell'enorme e prevedibile successo di Ligabue, con frotte di fan ululanti giunti nel piazzale dell'ex convento degli Agostianiani di Melpignano solo per lui.  

Ma riteniamo che gli organizzatori della Fondazione Ndt lo avessero ampiamente messo in conto. Il rocker di Correggio, da gran professionista qual è, ha offerto una prova eccellente sui due brani in dialetto salentino scelti per lui da Manzanera, il frenetico "Ndo Ndo Ndo" e la dolcissima "Beddhra ci dormi", nella quale dominava la voce straordinaria di Alessia Tondo. E lo si capiva anche dallo sguardo ammirato dello stesso Ligabue. Nell'intelaiatura dei due pezzi, il contrappunto sonoro della batteria di Tony Allen, del basso di Paul Simonon, del violino di Anna Phoebe, acclamata musicista della Notte, una vera forza della natura. Sono scivolate nell'emozione generale le inedite e ipnotiche versioni di "Il muro del suono" e "Certe notti". Un mini-scaletta con quattro "perle" che ha già lasciato il segno nella storia del Concertone.

Tocco di campane e chitarra di Manzanera in apertura del corollari di canzoni e pezzi strumentali, pescati in un corpus importante per la pizzica salentina e assemblati a suo tempo dal compianto Sergio Torsello. Ci riferiamo ad Alan Lomax, Diego Carpitella, all'archivio di Luigi Chiriatti, direttore artistico della manifestazione, a Pino Zimba, Vito Domenico Palumbo e Franco Corlianò, per citarne alcuni.

Puntuale e spettacolare la prova dell'Orchestra popolare La Notte della Taranta, che ha riscosso i consensi di tutte le star musicali protagoniste sul mega-palco. Nuove e raffinate le coreografie di Roberto Castello, col corpo di ballo composto da dieci elementi. In particolare, segnaliamo le intersezioni con la danza contemporanea, movimenti minimali che preludevano ai successivi quadri caratterizzati dagli indiavolati passi di pizzica.
Oltre alla Phoebe, il pubblico ha potuto ammirare sia il canto in griko della chitarrista colombiana Andrea Echeverri, che si è cimentata con "A Eme O", sia il penetrante tres flamenco di Raul Rodriguez nel suo "Razon de son".

Come accaduto in altre edizioni, infatti, il maestro concertatore ha inserito nella scaletta brani originali degli ospiti, riarrangiati per l'occasione. Tanto è accaduto anche per un classico di Tony Allen, che alla sua personale batteria ha proposto "Secret agent" col basso Fender di Simonon e il tres flamenco di Rodriguez.
Sul fronte pizziche - Ucci, Santu Paulu, Cisternino, Aradeo - attese al solito dal popolo degli indiavolati nel piazzale, il maestro concertatore ha spinto sull'acceleratore dei tamburelli e delle percussioni, instillando lampi di chitarra elettrica. Da riascoltare e gustare più volte la "Pizzica Manzanera" col violino della Phoebe. Pezzo strumentale di cui, siamo certi, risentiremo parlare.

Applaudite l'intensa "Klama" di Ninfa Giannuzzi, la classica "Aremu" con Alessandra Caiulo, le voci carismatiche di Antonio Amato, Antonio Castrignanó. E con loro Gianluca Paglialunga, Stefania Morciano, Pietro Balsamo.

Discorso a parte Enza Pagliara, voce storica della Notte della Taranta, elegante e appassionata nei suoni interventi musicali, assistente di Manzanera con Antonio Marra, altra forza della natura, con i suoi giri di batteria alla Phil Collins, che in ogni tornata fanno venire la pelle d'oca.
Di effetto l'impianto scenografico con ragno e luci di Marianolight del mega-palco firmato dal designer Fabio Novembre. Pubblico di ogni genere (durante le prove c'era persino una suora francescana in prima fila dietro le transenne), con l'aggiunta diluviante dei fan di Ligabue, stima fra piazzale e dintorni dalle 150 alle 200mila persone.

Cinquemila gli inviti distribuiti per accedere al backstage dotato di maxi-schermo. Fronte vip: sulla pedana riservata, Raz Degan, Serena Dandini, Domenico Procacci con Kasia Smutniak; segnalate le presenze di Giuliano Sangiorgi, del gruppo Capasa di Costume National con l'attrice Stefania Rocca.
Dietro il palco anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per il quale la Notte della Taranta, "è la dimostrazione di quello che si può fare con la cultura". E aggiunge di essere venuto "qui a caricarsi un bel pò" anche per affrontare le nuove sfide del governo. C'è bisogno che a eventi come questo – sottolinea – diamo tutto il valore possibile" perchè "io continuo a pensare che questa Italia ha un potenziale così eccezionalmente grande che dobbiamo trovare la maniera per farlo esplodere. E la Notte della Taranta è davvero una esplosione". Con la cultura si mangia, "assolutamente sì", ha detto il ministro precisando che "noi abbiamo da questo punto di vista un potenziale meraviglioso" e "dobbiamo fare come è stato fatto qui" dove si "dimostra che non c'è il luogo di elezione naturale di una grande città. Non c'è bisogno di essere la capitale di nulla se hai una grande idea e della gente con passione". "Questo – per Poletti – è veramente emozionante. Avevo sentito parlare di questo evento ma esserci è tutta un’altra storia".

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