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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Nel mare greco in cerca delle salme degli ultimi militari uccisi dai nazisti

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di UGO SBISA'

Malgrado il nome di “operazione Lisia”, possa evocare il titolo di un romanzo di spionaggio, la finalità è tutt'altra e riguarda le ricerche che, dall'1 all'8 luglio prossimi, si svolgeranno in Grecia, nell'isola di Kos, per individuare le tre fosse comuni nelle quali giacciono ancora i resti di 37 ufficiali italiani del 10° Reggimento fanteria “Regina”, trucidati dai nazisti il 5 ottobre del 1943.

Alla guida della spedizione, un colonnello in congedo, Pietro Giovanni Liuzzi, che del reperimento delle salme, oltre che del recupero alla memoria patria di quella che è stata definita la “piccola Cefalonia” o anche la “tragedia dimenticata”, ha fatto un vero e proprio motivo di vita. Dopo anni nei quali – spesso inutilmente – ha cercato di ottenere dei riconoscimenti ufficiali da parte dello Stato italiano per questi eroi dimenticati, Liuzzi è riuscito ad avere l'appoggio del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, al quale è seguita anche l'autorizzazione delle autorità elleniche ad effettuare le ricerche nell'isola di Ippocrate.

Resta un solo dettaglio e cioè il finanziamento della spedizione: l'intera operazione si svolgerà in crowdfunding, ovvero in autofinanziamento grazie ai contributi che confluiranno sul conto dedicato intestato a Comitato Caduti di Kos,

viale Le Corbusier 431 - 04100 Latina (Banca Prossima - Filiale Milano, Iban IT83 Y033 5967 6845 1070 0193 384) con la causale Contributo Volontario Operazione LISIA. L'area sulla quale verranno effettuate le ricerche è ampia circa 1800 metri quadri e si trova nei pressi delle saline di Linopoti, dove padre Michelangelo Bacheca, all'epoca cappellano italiano a Kos, ricorda che furono scavate tre fosse comuni, ad oggi però mai ritrovate. In quelle fosse dovrebbero tra l'altro trovarsi anche i resti dei pugliesi

Alfredo Bosna e Vincenzo Cappelli di Brindisi, Michele D'Amore di Andria, Antonio De Tommaso di Bari, Gioacchino Elefante di Triggiano, Domenico Petroni di Francavilla Fontana e Angelo Velasquez di Manfredonia.

L’episodio risale al 5 ottobre del 1943 quando, dopo una feroce battaglia combattuta per due giorni, l’esercito italiano, privo di copertura aerea, dovette arrendersi all’ex alleato nazista, cui si era rifiutato di consegnare le armi dopo l’8 settembre. I 103 ufficiali del 10º Reggimento fanteria «Regina», agli ordini del colonnello Felice Leggio, furono sottoposti ad un veloce processo sommario e successivamente fucilati dai militari della Wehrmacht nei pressi delle saline di Linopoti. Avevano più o meno tutti fra i 23 e i 24 anni. Successivamente, vennero effettuate delle ricerche che consentirono di trovare ben nove fosse comuni con i corpi di circa sessanta ufficiali, i cui resti vennero poi trasferiti al Sacrario dei caduti Oltremare di Bari.

Attualmente, il cimitero cattolico di Kos ospita una lapide in memoria dei caduti italiani e da diversi anni la memoria del tragico eccidio è stata tenuta viva dagli scritti e dalle ricerche di uno storico locale, lo psichiatra Kòstas Kojòpoulos, al quale si è aggiunto l'appassionato impegno di Liuzzi che, oltre a essere stato a suo tempo promotore di una petizione al presidente Napolitano per il riconoscimento storico e la commemorazione dell’eccidio di Kos, ha tenuto conferenze sull'argomento in tutta Italia ed è anche autore del volume “Kos. Una tragedia dimenticata. Settembre 1943 - maggio 1945”, edito dalla tarantina Aracne, che ricostruisce la vicenda anche attraverso documenti ufficiali rimasti fin troppo a lungo negletti negli “armadi della vergogna”.

Un ultimo dettaglio di natura storico – letteraria: il nome dell'operazione, “Lisia” appunto, è stato mutuato dall'epitaffio scritto dal celebre giurista ateniese per i caduti in difesa dei corinzi: “quale ragionamento o spazio di tempo o quale oratore basterebbe a ricordare il valore degli uomini che giacciono qui”. Per i martiri di Kos, potrebbe veramente essere vicino il giorno della memoria.

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