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Castelmezzano e Craco tra i candidati a «beni Unesco»

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di MIMMO SAMMARTINO

Castelmezzano e Craco vecchio sugli scudi. Sono tredici i centri italiani candidati a entrare a far parte dei "beni dell'Unesco". Le "specialità italiane", i "paesi gioiello". Borghi che aspirano a entrare a far parte del "patrimonio dell'umanità". Ne danno notizia importanti siti on line. Fra i tredici borghi italiani "eletti" Castelmezzano si colloca al quinto posto nella graduatoria. Craco all'ottavo. In testa c'è Civita Bagnoregio (Lazio), soprannominata "La città che muore" per via della progressiva erosione della collina su cui si situa il borgo. Intorno a esso c'è una valle di calanchi.
In seconda posizione figura Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo), costruito in pietra calcarea bianca. Terzo è Anghiari (Toscana), gioiello medievale a trenta chilometri da Arezzo, protetto da mura ottocentesxhe.
Quarto è Locorotondo (Puglia) con i suoi trulli e le sue abitazioni di calce bianca e i tetti aguzzi ricoperti da chiancarelle di pietra. Il paese di Castelmezzano, scavato nell'arenaria fra le guglie delle Dolomiti Lucane, come si diceva, si colloca in quinta posizione, con la sua riconosciuta bellezza, la suggestione dei suoi paesaggi, le sue proposte attrattive, le sue bontà enogastronomiche. Al sesto posto c'è Vallo di Nera (Umbria), borgo risalente al 1217. Mentre settimo è un altro borgo pugliese: Vico del Gargano, con il suo abitato caratteristico di pietra, ferro e legno. Quindi, ottavo, c'è l'antico centro di Craco, "paese fantasma", abbandonato nel silenzio della sua montagna franosa, consueto set cinematografico per registi in cerca di suggestioni struggenti.

Seguono Apricale (Liguria), paese medievale in pietra; Sperlinga (Sicilia), borgo risalente all'anno Mille, con castello rupestre; Bova (Calabria), castello normanno e antico luogo di ricovero di buoi; Sutera (Sicilia), borgo medievale costruito intorno a una rupe gessosa; Borgo San Felice (Toscana), centro vicino a Castelnuovo Berardenfa, nel cuore del Chianti. In questa Italia delle bellezze silenti, nascoste, dei piccoli borghi che riconciliano con ritmi più umani e lenti della vita e della natura, la Basilicata si mostra capace di giocarsi le sue carte (due centri su tredici in tutta Italia, non sono un risultato da poco).
Bisogna solo auspicare che, quanto c'è di buono, possa essere riconosciuto innanzitutto dai lucani. E tutelato da ogni forma di invasività nelle scelte che i governi (locali e nazionali) compiono ogni giorno. Anche sul territorio lucano.

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