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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Colonne di carta sfiorano il cielo e sfidano il tempo

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FOGGIA - La prima è stata realizzata nel 2002 nella Masseria Sant’Ag apito, fra Foggia e Lucera: una colonna fatta di quotidiani, alta cinque metri. L’ultima è stata battezzata sabato scorso, presso il Centro Grafico di via Manfredonia a Foggia. In mezzo c’è quella, incompiuta, realizzata a Tournai, in Belgio.
Dietro le colonne di carta dell’artista foggiano Domenico Carella c’è un progetto, uno studio sulle relazioni fra l’arte e la natura: la prima colonna sta diventando piano piano un elemento del paesaggio in cui vive. Sì, perché la colonna vive, subisce gli eventi atmosferici, si gira e si piaga al vento, si attorciglia su se stessa e cede al peso della pioggia e della neve.

E a 13 anni dalla nascita di quella colonna, Carella ha pensato di darle una sorella, che è più alta di lei di un metro, di chiamare amici e altri artisti a contribuire alla fase finale della realizzazione, di invitare 13 critici a parlare del progetto, a presentare altri 13 progetti di colonne, per l’occasione messi in mostra in campane di vetro, come quelle che custodivano i santi nelle case di una volta. Le campane di vetro, insieme ad un pannello di 2 metri e mezzo per 4 metri e mezzo che racconta per mezzo di fotografica lo storia della prima colonna, sono in mostra nello spazio Art’infabrica del Centro Grafico.

«Sono dei plastici - spiega Carella - dai 10 agli 80 centimetri. Hanno dei nomi: Abbecedario, Topolino, Sacra, Pace... rappresentano allo stesso tempo dei momenti della mia vita artistica e dei progetti per possibili colonne del futuro. Si potrebbero realizzare in qualsiasi materiale e poi verniciarle. Mi piacerebbe poterne realizzarne una ogni anno, e ognuna più alta di un metro della precedente. Alemno una mi paicerebbe potrela realizzare a Foggia, non so... su una rotatoria o in parco San Felice».

Questo nell’attesa di realizzare un sogno: «mi piacerebbe costruire una colonna alla Biennale di Venezia. Mi piacerebbe farla alta 10 o 15 metri, con dei fogli raffiguranti immagini di opere d’ar te». Intanto lo studio sul rapporto fra carta e natura potrà continuare sulla colonna del Centro Grafico che, a differenza di quella di Sant’Ag apito, è fatto di fogli di carta industriale colorata. Un lavoro durato cinque, sei mesi, reso possibile dall’aiuto dei fratelli Gennaro, Fiorenzo e Vittorio Ferrieri. Per realizzare la colonna sono serviti circa due quintali di carta, ovvero 50 mila fogli: si chiamano «sfridi» e sono gli scarti di produzione, i fogli che si utilizzano ad ogni avviamento delle macchine.
La reazione agli eventi naturali di questo tipo di carta sarà sicuramente diversa da quella dei quotidiani: «qui - spiega Carella -sarà importante vedere l’evuluzione dei colori. Il tempo cancella tutto, il colore sparirà e diventerà qualcosa di diverso, staremo a vedere». La prossima tappa dell’esperienza colonna è la presentazione del catalogo, il 29 maggio sempre al Centro Grafico. [Stefania Labella]

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