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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il premio «Livatino» parla un po' lucano

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CATANIA - Il premio intitolato alla memoria di Rosario Livatino, «un eroe della giustizia», assassinato dalla mafia il 21 settembre del 1990, a tre lucani: il giornalista Fabio Amendolara, il procuratore capo di Potenza Luigi Gay e Pietro Dommarco della Ola. Il prestigioso riconoscimento internazionale, giunto quest’anno alla ventunesima edizione, organizzato dal comitato antimafia «Rosario Livatino e Antonino Saetta», è stato consegnato ieri nella sede del quotidiano «La Sicilia».
Amendolara, in particolare, è stato premiato «per il suo impegno sociale a favore della legalità e dell’informazione». Il giornalista ha dedicato il premio ai cronisti «che non piegano la schiena nonostante i tanti problemi che ha il mondo dell’informazione».

Premiati anche il procuratore capo del tribunale di Potenza, Luigi Gay, che ha ricordato la figura di Livatino di cui parla spesso durante i suoi incontri con il mondo della scuola, e il giornalista Pietro Dommarco della Ola che ha ringraziato «quanti hanno sostenuto la candidatura ma anche chi denuncia, lotta e crede, unitamente al lavoro della Ola che, che dal 2006 non molla mai… un gruppo straordinario capace di lavorare con onestà, umilmente e nel silenzio».

Rosario Livatino, a cui è dedicato il premio, nacque a Canicattì nel 1952, figlio di un avvocato di nome Vincenzo Livatino e di Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il liceo classico Ugo Foscolo, nel 1971 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo presso la quale si laureò nel 1975 cum laude. Tra il 1977 ed il 1978 prestò servizio come vicedirettore in prova presso l'Ufficio del Registro di Agrigento. Sempre nel 1978, dopo essersi classificato tra i primi in graduatoria nel concorso per uditore giudiziario, entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere. Venne ucciso il 21 settembre del 1990 sulla statale 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra.

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