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Nicola Ugo Stame il tenore-partigiano morto alle Fosse Ardeatine

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FOGGIA - Sarà presentato venerdì 8 maggio alle 18 presso l’Auser Spi-Cgil «Il Tenore Partigiano» del giornalista Lello Saracino (Alegre, 208 pagg.), biografia narrativa di uno dei partigiani uccisi alle Fosse Ardeatine, il foggiano Nicola detto «Ugo» Stame. A settant’anni dalla Liberazione, Saracino prova a rimettere ordine e a ricostruire le vicende del tenore, sconosciute sino a qualche decennio fa. È stata la tenacia di un cugino dell’artista, Mario Napolitano, che ha permesso ai riflettori di riaccendersi su Nicola Stame, cui la città natale ha dedicato un cippo commemorativo a Piazzale Italia e una strada, oltre all’Auditorium del Conservatorio «Umberto Giordano» di Foggia e l’orchestra musicale dell’istituto «Carolina Poerio».

«La vicenda di Stame è una delle tante piccole storie di eroismo che hanno fatto la Storia con la lettera maiuscola» commenta Saracino che con questo libro, uscito appena qualche giorno fa, ha provato a ibridare il genere storico con uno stile romanzato. La vicenda di Stame, ricostruita nel corso di ricerche durate una decina d’anni, è davvero avvincente: oltre ad essere un cantante lirico tra i più apprezzati all’epoca – con un «Do» di petto di grande potenza e durata – è stato anche aviatore (insignito con alcune onorificenze) e partigiano del Movimento Comunisti d’Italia. Le ricerche hanno toccato Roma, teatro delle principali vicende che hanno ricordato Stame, dove una targa in via Torino al Teatro dell’Opera ricorda l’artista, la Spagna e l’Argentina dove si sarebbe rifugiato per alcuni anni, dopo aver lasciato Foggia.
«Stame è rimasto sempre fedele e coerente con le sue idee – spiega Saracino –. Scelse di non avere la tessera del partito fascista e per questo venne segnalato, tenuto in carcere per tre mesi, e successivamente tenuto sempre sotto stretta sorveglianza. Questo non gli impedì di proseguire la sua attività di partigiano».

Dopo alcune rocambolesche vicende, venne arrestato nel gennaio 1944, e passò per le famigerate stanze di via Tasso, dove le SS torturavano gli antifascisti, per poi finire al carcere di Regina Coeli. Ogni sera, nella sua cella, cantava arie d’ope - ra per infondere coraggio ai compagni di prigionia. Tra questi, un giorno, capitò anche un giovane trasteverino, che a sua volta sarebbe divenuto cantante, uno dei più famosi della musica leggera italiana, Claudio Villa, allora diciassettenne che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie e delle sue convinzioni politiche, dichiaratamente di sinistra. «Il resto è storia nota – conclude – con il rastrellamento di 335 persone operato alle Fosse Ardeatine, tra cui proprio Stame».

Addosso all’eroe foggiano furono trovati un crocifisso, uno strumento per accordare il «la» e un bocchino per le sigarette. [Enza Moscaritolo]

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