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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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25 aprile, i 70 anni della Liberazione in Puglia e Basilicata

25 aprile, i 70 anni della Liberazione in Puglia e Basilicata
BARI - Il 70/mo anniversario della Liberazione è stato celebrato stamani nel Sacrario dei caduti oltremare dove sono custodite le spoglie di circa 75mila militari italiani morti nella seconda guerra mondiale. Alla manifestazione, organizzata dal Comune di Bari in collaborazione con l’Anpi, sono intervenuti reparti militari e rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma.

Nel suo intervento il sindaco, Antonio Decaro, ha tra l’altro ricordato che oggi "è il giorno della libertà di tutti, una libertà costata sacrifici e sangue, sofferenze e dedizione, fino all’eroico sacrificio individuale". "Quel 25 aprile del 1945 - ha aggiunto – segnò per tutti noi una nuova nascita dopo la morte politica, civile e morale che la dittatura fascista, prima, e l’occupazione nazista, poi, impressero al nostro popolo e ai nostri territori. Ogni anno questi sentimenti di liberazione e rinascita si rinnovano nelle nostre piazze, nelle nostre cerimonie e, cosa ancora più importante, nei nostri cuori e nelle nostre coscienze".


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di VITO ANTONIO LEUZZI

La ricorrenza del 25 aprile ha rappresentato nelle diverse fasi della storia dell’Italia repubblicana un momento di estremo rilievo per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi più importanti della realtà interna ed internazionale.

Nel primo decennale della Resistenza, nel 1955, dopo una fase tempestosa dello scontro politico-ideologico segnato dalla guerra fredda, dalle elezioni del 1948, e dalle lotte per il lavoro, Luigi Einaudi, il primo presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento, si recò a Milano dove si svolse una manifestazione unitaria caratterizzata dalla presenza di partigiani e Forze armate. Alcuni giorni dopo il suo successore, Giovanni Gronchi nel suo messaggio alle Camere richiamava l’attenzione sulla necessità dell’attuazione della Carta Costituzionale e della ricerca del consesso del mondo del lavoro in una fase delicata della ricostruzione della società italiana che aveva alle sue spalle la dittatura fascista ed una guerra disastrosa.

Un decisivo passo in avanti fu compiuto da Aldo Moro che da presidente del Consiglio, del primo «governo organico di centro sinistra», il 24 marzo del 1964, commemorò a Roma la strage delle Fosse Ardeatine e dopo alcune settimane partecipò a Bari alle iniziative per il ricordo della lotta di liberazione. In quell’anno segnato dalla rincorsa di voci destabilizzanti (tentativi di colpi di stato), nelle maggiori città italiane da Roma a Torino, da Milano a Firenze e Bologna si svolsero grandi manifestazioni nel segno della difesa dei valori della Costituzione repubblicana.

In questa direzione il riferimento alla lotta resistenziale costituì l’ancoraggio sicuro per la denuncia dello stragismo, degli atti eversivi, della violenza e per la difesa della democrazia negli anni di piombo. Subito dopo la sua elezione alla massima carica dello Stato il socialista Sandro Pertini, figura simbolo dell’opposizione al regime e protagonista della lotta di liberazione nazionale, rese omaggio ai caduti di Cefalonia (visitando i luoghi della strage) e dette impulso ad una nuova riconsiderazione della resistenza militare e civile che, dal Sud al Nord della penisola dopo l’ 8 settembre del 1943, aveva restituito dignità ad un popolo martoriato dalla guerra,

Sulla stessa lunghezza d’onda altri Presidenti della Repubblica, tra cui Carlo Azeglio Ciampi, criticarono «la voglia di amnesia», consolidarono nel loro significato più autentico le parole «patria» ed «Italia» e difesero l’identità nazionale democratica di fronte a spinte disgregatrici ed antieuropee.

L’apporto del Meridione alla liberazione italiana si colloca pienamente in questa stagione ed ebbe effetti positivi nella difesa di una visione unitaria della storia italiana e si concretò con il conferimento di medaglie d’oro al merito civile a diverse città pugliesi per il ruolo nella lotta di liberazione tra cui Barletta, Bitetto e Bari o per l’accoglienza ai profughi ebrei, nel caso di Nardò. Si riconobbe, così, al Mezzogiorno la piena partecipazione alla svolta liberatrice ed alla ricostruzione del paese.

Le sofferenze patite dalle popolazioni per i crimini di guerra nazisti e per le distruzioni di importanti opere civili e militari - ponti ferroviari e stradali, magazzini militari, strutture portuali e in particolare l’Acquedotto pugliese - sono emerse dopo decenni di oblio.

Negli anni Cinquanta e Sessanta non ebbero molta notorietà e restarono ai margini della letteratura resistenziale narrazioni autorevoli delle stragi e delle violenze degli uomini di Hitler in Puglia e nella vicina Basilicata, da parte di intellettuali autorevoli. Le tre ore di Matera di Carlo Levi , Il Mezzogiorno Adriatico di Tommaso Fiore, le drammatiche vicende di Rionaro in Vulture ricostruite da Francesco Nitti, restarono ai margini della letteratura resistenziale.

Solo dopo molti decenni sono state ricostruite a pieno le vicende relative alle 19 vittime pugliesi delle Fosse Ardeatine, la deportazione e la scomparsa nei lager di noti organizzatori sindacali ed esponenti politici e di tanto militari che mantennero alto l’onore ed il giuramento prestato rifiutandosi dopo l’armistizio, a Cefalonia, in Grecia, in Albania, in Jugoslavia, di schierarsi con il nazi-fascismo.

I giornali del mondo libero dettero grande risalto al ruolo di Radio Bari ed al Congresso di Bari dei CLN del gennaio del 1944 per la loro funzione nella lotta di liberazione nazionale. La Puglia con le sue strutture portuali e con gli aeroporti rappresentò una fondamentale base logistica per le operazioni militari degli alleati anglo-americani in Italia e nei Balcani. In tale contesto si costituì la prima formazione militare che s’impegnò con coraggio a fianco degli Alleati (battaglia di Montelungo e liberazione di Bologna), fornendo un contributo non secondario alla liberazione definitiva dell’Italia.

Migliaia di pugliesi e meridionali emigrati a Torino e Milano negli anni Venti e Trenta, tra cui molte donne, consolidarono la lotta clandestina e la resistenza nelle montagne del Piemonte e della Lombardia .

Il richiamo alla Resistenza ha rappresentato nella storia dell’Italia repubblicana, dal Sud al Nord, la spinta più autentica per il rinnovamento della cultura etico-civile del paese. La Resistenza restituì, tra l’altro, a un intero popolo, come ha scritto Italo Calvino, la gioia della parola libera, «la rinata libertà di parlare».

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