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Poesia

Destratis: rime dall'anima perché la donna è «Entropia»

Un'opera antologica che racchiude l'universo dell'introspezione: l'amore per la sua terra di Maruggio pervade l'ispirazione dell'autrice

Destratis: rime dall'anima perché la donna è «Entropia»

Ci sono poesie fatte di gemiti. Pallottole sparate all’anima. Sussulti. Isolotti di un arcipelago chiamato «umano». Foglie legate agli alberi, che si difendono davanti al vortice esistenziale. A rigarli è la penna di Maria Grazia Destratis. Entropia Donna è la sua miscellanea poetica, con la quale «misura» il disordine dell’universo. Questo è «Umore/Rumore/Altalenante/Violento/Sordo». La citazione viene da uno dei quarantuno componimenti in versi, che racchiudono nell’omonimo titolo l’opera della giovane scrittrice di Maruggio. La sua letteratura è uno sguardo introspettivo della realtà. Dal suo mondo animico al planisfero circostante.


«Corpi persi in robotici passi nelle stesse abitudini. Parole monotòne di cervelli monòtoni confezionati in serie. Interferenze/memorie labili di vita/ricordi seriali di libertà/rintocchi veloci di un tempo perduto/sguardi spenti riportano alla realtà. Imbratto la carta di pensieri/nostalgico è il mio scrivere alla ricerca di una finestra che si affacci su quel mare invisibile di emozioni positive. In un cielo blu cobalto, scintillii e note che affollino d’estasi questa realtà che realtà non vorrei (fosse)». La società tumultuosa, perimetrata nell’illogica trascendenza, è fatta di quelle che la poetessa Destratis definisce Anime grigie. Sono queste le facce di un mondo caleidoscopico, che la poesia dell’autrice è capace di cristallizzare, spingendo il lettore allo specchio della coscienza. L’effetto è il silenzio riflessivo, che fa serrare le Bocche, dal titolo di una lirica sferzante: «Bocca capanna/Bocca ninnananna/Bocca zanna che inganna quando condanna. Bocca sensuale e tagliente se omosessuale. Bocche confortanti a tratti arroganti. Bocca che canta che infanga che manca. Bocche che pregano lutti di tutti. Bocche uniche e stanche dal grande potere di essere armi bianche».


Maria Grazia Destratis si considera «Vintage Donna, nelle cose e nell’anima». È quanto è scritto nella quarta di copertina della sua intensa «entropia femminile». Dalla sua nota emerge l’indole che bacia l’universo: la laurea in Scienze Ambientali, a cui è seguita nella scrittrice l’acquisizione di competenze multidisciplinari per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e della natura. Natura che è ispirazione per l’inchiostro di Destratis, la quale ha deciso di devolvere i proventi della sua pubblicazione alla promozione di iniziative culturali finalizzate alla valorizzazione e salvaguardia dei beni ambientali di Maruggio. Il paesino della costa jonica respira l’aria marina con la quale l’autrice si ossigena, facendosi travolgere quando costruisce i suoi versi.
«Inebriata dal profumo di lavanda d’un ramoscello pendulo tra i capelli all’ombra di un ulivo sedevo e tra il dolce mormorio delle cicale un mare giallo grano contemplavo. Una infinita quiete m’invitava a sognare mentre s’assopivano i concitati miei pensieri. All’improvviso una luce purpurea squarciava il cielo e lo invadeva e quel suggestivo tramonto ogni mio sospiro avvolgeva. Calma apparente in un uragano sensoriale cinta da un vento caldo di speranza d’un domani sereno/senza nubi tempestose del mio vivere arcobaleno». La ode della scrittrice alla propria terra è scolpita nel poema Tramonti a Sud. I suoi colori appassionati spesso tinteggiano le fotografie che racchiudono l’altra virtù artistica di Destratis. «Spesso vado in spiaggia, aspetto che arrivi qualcuno che, con il suo volto anonimo, possa raccontarmi la sua storia. Io amo scattarla, facendola parlare».
L’autrice dona il senso frastagliato dell’universo umano. I suoi versi, le sue rime sono il costrutto agrodolce del proprio vivere. L’ora risuona con battito fremente. L’ora da cogliere ora. L’ora da respirare. L’ora da scrivere. Perché Maria Grazia si sente Preda: «Oltre il limite dei pensieri rimasi ferma, diritta davanti all’altare della mia parola… ».

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