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Incanto e angoscia: il reportage da Cipro all'interno del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo

Gli scatti della giornalista della «Gazzetta» Graziana Capurso saranno oggi e domani a Bari dopo Taranto

Incanto e angoscia: il reportage da Cipro all'interno del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo

uno degli scatti di Graziana Capurso

Nell’isola dove il mito fece nascere Afrodite, sanguina una doppia ferita di frontiera. Lo squarcio interno che la spacca in due, disegnando un confine etnico. E quello esterno che lega la terra ai continenti, lungo la scia di disperazione tracciata dai migranti in fuga.

Cipro, isola incistata nel cuore del Mar Mediterraneo, a meno di cento chilometri dalla Turchia e a sole sei miglia marine dall’inferno siriano, è una realtà sospesa. Tra incanto e angoscia. Tra Europa e Asia. Qui tutte le contraddizioni del nostro tempo si intrecciano in un affollamento di mille trame che le parole faticano a descrivere e che, forse, solo l’occhio può cogliere puntualmente. Anche solo per un attimo e nel modo più classico: il particolare - sia esso un pallone, un cancello che si apre o il beige sbiadito di una tenda - s’incarica di svelare l’universale, stracciando i veli e restituendo la complessità carsica di un mondo che sa raccontarsi oltre ogni semplificazione. Sta in questo la potenza delle fotografie di Graziana Capurso, giornalista de «La Gazzetta del Mezzogiorno» e autrice per il nostro quotidiano di un reportage dai luoghi caldi dell’accoglienza a Cipro. Trenta dei suoi scatti, selezionati su una base di oltre mille, costituiscono la mostra che, dopo un primo battesimo tarantino, impreziosirà oggi e domani a Bari il «Forum of Mediterranean Women Journalists» (i dettagli della manifestazione nel box a fianco).

Il reportage è stato realizzato grazie al progetto triennale cofinanziato dall’Ue, «Snapshots from the borders», gestito da 31 partner, tra cui Regione Puglia, coadiuvata dal supporto tecnico dell’Ipres (Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali) e da due ricercatori, Elisa Calò e Nunzia Mastrorocco, che, insieme a Capurso, hanno partecipato al viaggio organizzato dal comune di Agios Athanasios, verso la frontiera mediorientale. Obiettivo: confrontarsi con le autorità cipriote sulle varie modalità di gestione del fenomeno migratorio sull’isola. La matassa, come ovvio, non è delle più semplici da dipanare. Un migrante su quattro, stando ai dati del 2018, arriva dalla Siria. E non è una sorpresa. Molti scelgono di affidarsi a un barchino o alla forza delle braccia. Altri, magari coloro che giungono da più lontano, preferiscono l’opzione aerea per approdare sull’isola da turisti. In un caso o nell’altro, l’incanto dura poco. I turchi non accolgono, i ciprioti dirottano verso l’Hotspot di Kokkinotrimithia (Pournara) o il centro di Kofinou dove è possibile sostare almeno sei mesi.

In questi due luoghi della speranza e della disperazione, dove la contraddizione è la cifra di tutto, l’occhio umano dietro la macchina coglie la forma che assume il grande racconto globale dietro le piccole cronache individuali. Negli scatti di Capurso sfilano così muri variopinti e tessuti sbiaditi, altalene che scuotono il vuoto e assembramenti di persone affamate di risposte e future. Le fiamme delle candele illuminano il buio del raccoglimento, una mamma e la sua bimba passeggiano tra i prefabbricati. L’effetto è così vivido da lasciar quasi avvertire il caldo opprimente di Cipro ma anche quella dolciastra sensazione di noia che permea le vite di tutti, rallentando il tempo fino a quel punto così vorticoso. Non sfugge nemmeno la qualità dell’accoglienza, a volte molto alta, che l’isola sa offrire, così come la durezza della polizia turca, allergica a obiettivi e curiosità degli stranieri venuti da chissà dove a ficcare il naso. È la doppia faccia di un mondo che si lascia intravedere senza permettere a nessuno di coglierlo del tutto. Una sorta di Giano bifronte che le fotografie di Capurso riescono a svelare, ricordandoci che il dio ha sempre un terzo volto. Quello che non si vede, ma nei cui tratti sopravvive il cuore della Storia e delle storie, inaccessibili alle parole, ma aperte all’occhio di chi sa vedere.

TRA GLI OSPITI GIULIANA SGRENA - Ci sarà anche Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto rapita in Iraq per un mese nel 2005, al «Forum of Mediterranean Women Journalists», avviato ieri a Taranto e in programma oggi e domani a Bari (Ex palazzo poste) e Brindisi, organizzato da «Giulia giornaliste» con Idea Dinamica, finanziato da Corecom Puglia, Amnesty International, Consigliera di Parità regionale, Fnsi, con Università di Bari e Comune di Brindisi. Tema di questa quarta edizione è la domanda «Are women's rights human rights?» (I diritti delle donne sono diritti umani?). Obiettivo del Forum è creare ponti e abbattere muri per promuovere una riflessione sul ruolo delle reporter di frontiera, come presidio di democrazia e di pace. Gli appuntamenti con i presidenti nazionali di Giulia (Silvia Garambois), Fnsi (Beppe Giulietti e il segretario Raffaele Lorusso), Alberto Spampinato (Ossigeno per l'Informazione), Amnesty Italia (Emanuele Russo), sono suddivisi in 18 panel: tra questi quelli di Sinem Arslan (ricercatrice e attivista curda), Maryam Rahimi (regista iraniana, autrice di «Time to change»); dal Corno d’Africa, Shukri Hussein Warsamee i suoi figli (attivisti diritti umani Somalia), Yassin Isse Wardere (direttore locale The Voice of America) e Shukri Said (Africa Oggi, Radio Radicale, Carta di Roma). Saranno presentate due nuove linee guida di deontologia professionale: la «Carta di Assisi» per un giornalismo etico e il Manifesto «Media donne e sport», e la ricerca «Tra precarietà e minacce: lo stato dell’Informazione in Puglia», realizzata dal Corecom Puglia con il Master in Giornalismo Uniba, l'Odg e Assostampa Puglia. Al Forum anche la mostra fotografica «Snapshots from the borders», nell’ambito dell’omonimo progetto Ue, dell’inviata della Gazzetta del Mezzogiorno,Graziana Capurso, a Cipro per indagare sulle politiche dell’accoglienza. Durante il convegno sarà assegnato anche il premio «Peace reporter 2019».

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