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Jazz, l'ostunese Amalia Grè torna con un nuovo album di standard

Si chiama Beige, esce domani, 22 novembre, ed è un omaggio ai brani che hanno segnato la vita dell'artista

Jazz, l'ostunese Amalia Grè torna con un nuovo album di standard

Nella vita di molti artisti veri, c’è sempre un fattore importate che scatena le scelte future. Nel caso della 55enne cantautrice pugliese (anche designer, scultrice e artista digitale) Amalia Grè a determinare le sue scelte artistiche è stato l’ascolto di Goodbye Pork Pie Hat del mitico Charles Mingus, composizione resa celebre da Joni Mitchell, autrice del testo. Infatti, grazie a questo straordinario standard di jazz che ascoltò nella versione eseguita dall’orchestra di Gil Evans, la Grè ha deciso di diventare una cantante jazz. Ed è stato proprio questo brano di Mingus (singolo pubblicato l’8 novembre scorso) ad anticipare il nuovo album Beige, disponibile su etichetta Egeamusic a partire da domani, prodotto dalla stessa Gré e Marco De Filippis registrato dal vivo al Musicshine Network Studio e missato da Paolo Iafelice presso Adesiva Discografica.

Si tratta di un omaggio agli standard jazz che hanno segnato la sua vita, undici brani scelti da Amalia sono stati riadattati e riarrangiati secondo il suo personalissimo stile. Con la Grè una formazione di ottimi musicisti: Marco De Filippis (basso, elettronica e arrangiamenti), Marco Piali (batteria), Michele Ranauro (tastiere, elettronica e arrangiamenti), Andrea Frittelli (chitarra) e Paolo Iafelice (synth pad).

«Volevo fare un disco di standard, anche se ero indecisa se tirare fuori prima questo disco o quello di inediti sul quale stiamo lavorando parallelamente. Alla fine con il mio management abbiamo deciso di puntare prima su Beige. Con questo disco voglio omaggiare gli standard che sono stati alla basa della mia formazione e, quindi, ho scelto i brani che mi piacevano di più, aggiungendo una perla I’ll Write A Song For You degli Earth, Wind & Fire, eseguita voce e piano. Si tratta di un brano antecedente alla mia scelta jazzistica, prima infatti ascoltavo molta black music alla quale ero e sono molto legata. Voglio fare ascoltare il mio modo di cantare questi standard e come li ho arrangiati insieme ai miei musicisti».

Qual è il suo rapporto con la tradizione del jazz?
«Ne ho ascoltato tanto, vivevo a Perugia ed ero molto influenzata dagli artisti che si esibivano a Umbria Jazz. Ricordo che sono andata al mio primo concerto dove si esibiva Gerry Mulligan, per cui la tradizione l’ho imparata, anche se è la loro tradizione. Vengo da Ostuni, dalla musica mediterranea e dalla nostra cultura, quindi devo affrontare questo percorso in maniera personale, non posso imitare le cantanti di jazz americano».

Come si è orientata per gli arrangiamenti?
«Sono partita dalle ritmiche, ho creato dei groove che mi piacevano sui quali sono intervenuti il batterista e il bassista. Poi, abbiamo aggiunto la chitarra e l’elettronica per rendere il tutto più frizzante e meno tradizionale, non volevo fare il classico disco di una cantante con il classico trio».

Questo disco segna il suo ritorno: cosa farà a breve?
«Dobbiamo promuovere questo disco attraverso festival, rassegne e concerti in genere. Spero di essere più fedele al disco e di tenere l’elettronica sul palco. Per quanto riguarda il nuovo disco sarà diverso: sarà una produzione più pop ed elettronico, con un suono più corposo. Voglio essere trasversale: posso esibirmi ai festival di jazz, ma anche a Sanremo

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