Lista sciita in testa. Numerosi atti di guerriglia
BAGHDAD - A un quarto dello spoglio delle schede per le elezioni in Iraq, la lista sciita benedetta dal Grande ayatollah Ali al Sistani è già in netto vantaggio su tutte le altre, ma gli insorti sono tornati oggi a colpire un po' dovunque, con un bilancio provvisorio una quarantina di morti (compresi tre marine Usa) solo nelle ultime 24 ore, mentre per cercare di gettare le basi di un «dialogo nazionale» il premier ad interim Iyad Allawi ha incontrato a Baghdad i partiti e il Consiglio degli ulema sunniti che hanno boicottato le votazioni di domenica.
Sui futuri assetti politico-istituzionali dell'Iraq, ha intanto posto la sua ipoteca anche la minoranza curda, che per bocca del suo leader storico Jalal Talabani - assieme a Mustafa Barzani alla guida della Lista democratica del Kurdistan - è tornata a rivendicare una delle due massime cariche di presidente o di premier, già al centro di grandi manovre tra la maggioranza sciita e l'altra minoranza sunnita.
Dai primi risultati parziali fatti filtrare dalla Comissione elettorale, relativi al 25 per cento dei votanti (1,6 milioni su un totale di circa otto) e a sei delle 18 province irachene, risulterebbe che la Coalizione irachena unita (la lista sciita contrassegnata dal numero 169) avrebbe finora raccolto il 72,8 per cento dei voti contro il 18,4 per cento della Lista irachena del premier sciita Allawi (numero 285, con candidati anche sunniti).
Fonti autorevoli ma anonime della stessa Comissione elettorale, citate dal sito Internet arabo al Bayan, hanno però fornito una proiezione più realistica dei risultati delle elezioni di domenica che assegnerebbero la maggioranza relativa alla lista sciita (48 per cento), subito seguita da quella curda (21 per cento) e da quella di Allawi (15 per cento), mentre alle altre liste andrebbe il restante 16 per cento.
Ed è forse sulla base di queste proiezioni che il ministro delle finanze uscente Adel Abdel Mehdi, uno dei candidati del partito sciita Sciri nella lista benedetta dall'ayatollah Sistani, ha già prospettato stasera un'alleanza di governo tra la lista 169 e quella curda.
Al termine dell'incontro di Allawi con i partiti sunniti che hanno boicottato le elezioni, uno dei dirigenti dell'altro partito sciita Dawa, Johad al Maliki, da alcuni indicato come possibile premier, ha però affermato che «la porta rimane aperta» alle forze che hanno disertato le urne, ma che adesso avrebbero prospettato il loro «sostegno a un governo rappresentativo». Ma dopo la breve pausa seguita alle elezioni, le manovre politiche non sembrano attirare più di tanto l'attenzione degli iracheni, che oggi sono nuovamente tornati a fare i conti con una massiccia ripresa degli scontri e degli attacchi che da Mossul a Baghdad, da Kirkuk a Baquba, hanno provocato nelle ultime 24 ore più di quaranta morti, compresi tre marine Usa e almeno 19 tra poliziotti e soldati iracheni.
Gli attacchi più sanguinosi hanno avuto per teatro Kirkuk (nord), dove ieri notte sono stati uccisi 12 soldati iracheni di guardia a un oleodotto, e sulla strada da Diwaniya a Baghdad, dove due agenti sono morti e dieci sono rimasti feriti, e 36 risultano «dispersi» in seguito a un'imboscata.
Ad Abu Ghraib, il carcere tristemente famoso per le torture, il Consiglio degli ulema sunniti ha inoltre accusato l'esercito Usa di aver ucciso Mohamed al Dary, nipote del suo leader, sheikh Harth al Dary.
A ovest della capitale, nella provincia sunnita ribelle di al Anbar, i marine Usa hanno dal canto loro annunciato di aver ucciso a Haditha un gruppo di 14 sospetti terroristi legati ad Abu Musab al Zarqawi. E tra gli uccisi, secondo fonti militari americane, figurerebbe un importante collaboratore proprio del super ricercato giordano, considerato il luogotenente di al Qaida in Iraq. Le forze di sicurezza irachene hanno mancato di poco - di «circa un'ora» - due settimane fa, la cattura di Zarqawi, ha detto oggi il ministro dell'interno iracheno Falah al Nakib.
Un altro sospetto capo terrorista, Khaled Ben Zakiya (sospettato di centinaia di uccisioni) sarebbe stato invece catturato a Mossul (nord), dove stamani un'autobomba è esplosa al passaggio di una colonna militare americana nel centrale quartiere di al Aslah Zirai e una mina è a sua volta esplosa in una base militare Usa, provocando almeno due morti e due feriti tra i soldati. Un altro soldato americano è stato ucciso a Ramadi, nella provincia di al Anbar, il cui governatore Fassal al Nimrau è inoltre sfuggito a un agguato.
Ma anche attorno a Baghdad, la giornata è stata caratterizzata da numerosi attacchi e altri morti. A Doura, a sud della capitale, sono stati uccisi due poliziotti e catturati tre insorti che avevano tentato di attaccare una troupe della Tv locale al Iraqiya giunta per riprendere i funerali di un altro poliziotto ucciso il giorno delle elezioni. Sempre a sud di Baghdad, cinque insorti sono stati uccisi dopo che avevano attaccato gli abitanti del villaggio di Mudhairiya, colpevoli di essersi recati domenica alle urne. E per lo stesso motivo, due passeggeri di un minibus sono stati ugualmente uccisi vicino a Baquba, a nord della capitale.
Stefano Poscia
Dai primi risultati parziali fatti filtrare dalla Comissione elettorale, relativi al 25 per cento dei votanti (1,6 milioni su un totale di circa otto) e a sei delle 18 province irachene, risulterebbe che la Coalizione irachena unita (la lista sciita contrassegnata dal numero 169) avrebbe finora raccolto il 72,8 per cento dei voti contro il 18,4 per cento della Lista irachena del premier sciita Allawi (numero 285, con candidati anche sunniti).
Fonti autorevoli ma anonime della stessa Comissione elettorale, citate dal sito Internet arabo al Bayan, hanno però fornito una proiezione più realistica dei risultati delle elezioni di domenica che assegnerebbero la maggioranza relativa alla lista sciita (48 per cento), subito seguita da quella curda (21 per cento) e da quella di Allawi (15 per cento), mentre alle altre liste andrebbe il restante 16 per cento.
Ed è forse sulla base di queste proiezioni che il ministro delle finanze uscente Adel Abdel Mehdi, uno dei candidati del partito sciita Sciri nella lista benedetta dall'ayatollah Sistani, ha già prospettato stasera un'alleanza di governo tra la lista 169 e quella curda.
Al termine dell'incontro di Allawi con i partiti sunniti che hanno boicottato le elezioni, uno dei dirigenti dell'altro partito sciita Dawa, Johad al Maliki, da alcuni indicato come possibile premier, ha però affermato che «la porta rimane aperta» alle forze che hanno disertato le urne, ma che adesso avrebbero prospettato il loro «sostegno a un governo rappresentativo». Ma dopo la breve pausa seguita alle elezioni, le manovre politiche non sembrano attirare più di tanto l'attenzione degli iracheni, che oggi sono nuovamente tornati a fare i conti con una massiccia ripresa degli scontri e degli attacchi che da Mossul a Baghdad, da Kirkuk a Baquba, hanno provocato nelle ultime 24 ore più di quaranta morti, compresi tre marine Usa e almeno 19 tra poliziotti e soldati iracheni.
Gli attacchi più sanguinosi hanno avuto per teatro Kirkuk (nord), dove ieri notte sono stati uccisi 12 soldati iracheni di guardia a un oleodotto, e sulla strada da Diwaniya a Baghdad, dove due agenti sono morti e dieci sono rimasti feriti, e 36 risultano «dispersi» in seguito a un'imboscata.
Ad Abu Ghraib, il carcere tristemente famoso per le torture, il Consiglio degli ulema sunniti ha inoltre accusato l'esercito Usa di aver ucciso Mohamed al Dary, nipote del suo leader, sheikh Harth al Dary.
A ovest della capitale, nella provincia sunnita ribelle di al Anbar, i marine Usa hanno dal canto loro annunciato di aver ucciso a Haditha un gruppo di 14 sospetti terroristi legati ad Abu Musab al Zarqawi. E tra gli uccisi, secondo fonti militari americane, figurerebbe un importante collaboratore proprio del super ricercato giordano, considerato il luogotenente di al Qaida in Iraq. Le forze di sicurezza irachene hanno mancato di poco - di «circa un'ora» - due settimane fa, la cattura di Zarqawi, ha detto oggi il ministro dell'interno iracheno Falah al Nakib.
Un altro sospetto capo terrorista, Khaled Ben Zakiya (sospettato di centinaia di uccisioni) sarebbe stato invece catturato a Mossul (nord), dove stamani un'autobomba è esplosa al passaggio di una colonna militare americana nel centrale quartiere di al Aslah Zirai e una mina è a sua volta esplosa in una base militare Usa, provocando almeno due morti e due feriti tra i soldati. Un altro soldato americano è stato ucciso a Ramadi, nella provincia di al Anbar, il cui governatore Fassal al Nimrau è inoltre sfuggito a un agguato.
Ma anche attorno a Baghdad, la giornata è stata caratterizzata da numerosi attacchi e altri morti. A Doura, a sud della capitale, sono stati uccisi due poliziotti e catturati tre insorti che avevano tentato di attaccare una troupe della Tv locale al Iraqiya giunta per riprendere i funerali di un altro poliziotto ucciso il giorno delle elezioni. Sempre a sud di Baghdad, cinque insorti sono stati uccisi dopo che avevano attaccato gli abitanti del villaggio di Mudhairiya, colpevoli di essersi recati domenica alle urne. E per lo stesso motivo, due passeggeri di un minibus sono stati ugualmente uccisi vicino a Baquba, a nord della capitale.
Stefano Poscia