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Chavez: «ho sconfitto 'El diablo»

Il presidente venezuelano esce vittorioso e rafforzato da referendum che secondo l'opposizione lo doveva deporre e indica negli Stati uniti «il diavolo» che è riuscito a vincere. Per gli osservatori Usa è tutto regolare. Parole concilianti nei confronti dell'opposizione da parte di Chavez
CARACAS - Convinto che le difficoltà da superare siano un infallibile propellente per il successo politico, il presidente venezuelano Hugo Chavez è riuscito ad andare oltre anche al pericoloso referendum revocatorio del suo mandato, mettendo ora in grave difficoltà una eterogenea opposizione che forse troppo presto aveva cantato vittoria.
Sorridente, e incredibilmente disteso nonostante la maratona realizzata negli ultimi giorni di campagna elettorale, Chavez ha salutato i suoi sostenitori dal balcone del Palazzo di Miraflores, rallegrandosi per aver sconfitto 'El diablo (gli Usa) e assicurando che il risultato «è un successo della costituzione bolivariana».
Nel discorso, insolitamente breve per le sue abitudini oratorie, ha detto di essere contento «anche perché passerò alla storia come il primo capo di stato che ha attraversato indenne la prova di un referendum revocatorio da me stesso voluto».
Va subito detto che appena il presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Francisco Carrasquero, ha annunciato la vittoria del no chavista con un provvisorio 58,25% dei voti (contro il 41,74% del sì), il Coordinamento democratico di opposizione ha denunciato «una gigantesca frode», ricevendo l'appoggio anche di due dei cinque membri dell'organismo elettorale.
Addirittura il Coordinamento ha assicurato che «i dati a nostra disposizione prospettano cifre simili, ma inverse, a favore del sì alla revoca».
Numerosi leader dell'opposizione hanno chiesto ai propri militanti di scendere in piazza «per difendere la democrazia ed una conquista elettorale popolare», ma gli entusiasmi sono stati enormemente stemperati da una conferenza congiunta del Centro Carter e dell'Organizzazione degli stati americani (Osa) che hanno ratificato, «a questo stato del processo elettorale», la sostanziale correttezza delle procedure adottate dal Cne.

In termini numerici, e sulla base del 94,4% dei voti espressi elettronicamente, il no favorevole alla permanenza di Chavez al potere ha raccolto il consenso di 4.991.483 persone, ed il sì incline alla revoca 3.576.517 voti. A questi dovranno essere aggiunti anche circa due milioni di voti espressi manualmente nelle zone più remote del Venezuela, e che gli esperti ritengono in prevalenza filo-governativi.
Dopo essersi rallegrato per «la grande prova di partecipazione e democrazia fornita dai venezuelani», Carter ha senza mezzi termini pronunciato la frase che mai Enrique Mendoza e gli altri esponenti dell'opposizione avrebbero voluto sentire: «Dopo una analisi sufficiente delle nostre fonti di valutazione del processo, siamo in condizioni di sostenere che le nostre informazioni coincidono con i risultati parziali annunciati all'alba dal Cne».
«La votazione - ha aggiunto - ha superato i dieci milioni di elettori, e c'è una chiara differenza a favore del presidente Chavez». Sulla stessa scia, anche l'ex presidente colombiano e segretario generale dell'Osa, Oscar Gaviria, si è espresso per la conferma di una vittoria del no.
I leader del Coordinamento non si sono lasciati prendere comunque dallo sconforto, ed hanno promesso che «la questione non finirà qui» e che «dal conteggio manuale delle schede la verità emergerà nella sua completezza».
E' possibile, ma intanto è probabile che il fallimento del progetto di estromettere immediatamente Chavez dal potere ridurrà la loro visibilità internazionale e avrà un primo contraccolpo nella stessa organizzazione, che bisogna ricordare è formata da una decina di partiti e da oltre 30 organizzazioni e movimenti.

Gli occhi di tutti sono puntati su Mendoza, governatore dello stato di Miranda e grande orchestratore radicale della campagna per battere Chavez. E a molti non è sfuggito che il capo dello stato nel saluto alla folla riunita per acclamarlo, ha abbracciato sul balcone Diosdato Cabello, suo stretto collaboratore e candidato al governatorato proprio dello stato di Miranda.
Ed ha anche usato parole concilianti nei confronti dell'opposizione, tornando ad offrire una possibilità di dialogo, pur nella differenza delle idee.
Non è un tema che si risolverà nei prossimi giorni, ma non è difficile immaginare un rimescolamento delle carte all'interno del Coordinamento, con un rafforzamento dei partiti (il socialdemocratico Ad, il socialcristiano Copei e Union, di centr-sinistra) che hanno nella loro cultura il principio del dialogo. E già circolano anche nomi (Teodoro Petkoff, Eduardo Fernandez e Francisco Arias Cardenas), con cui tutti sanno che Chavez, apertamente o discretamente, si è incontrato nel recente passato.

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