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Negoziati in corso per porre fine alla battaglia di Najaf

La conferenza nazionale irachena ha inviato una delegazione dal leader radicale sciita Sadr per chiedergli di ritirare la sua milizia e di trasformare il suo gruppo in un partito politico. La Santa Sede disponibile ad un'opera di mediazione
BAGHDAD - La conferenza nazionale irachena, riunita a Baghdad, ha deciso oggi di inviare una delegazione dal leader radicale sciita Moqtada Sadr per chiedergli di ritirare la sua milizia dal mausoleo di Ali a Najaf e di trasformare il suo gruppo in un partito politico.
Un centinaio di delegati alla Conferenza nazionale per la ricostruzione istituzionale dell'Iraq, avevano abbandonato ieri, nel suo giorno inaugurale, la riunione per protestare contro la ripresa dei combattimenti nella città santa sciita di Najaf, dove sono asserragliate le milizie del leader radicale sciita Moqtada Sadr.
Subito dopo la fine dell'intervento del rappresentante in Iraq del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, Ashraf Jehangir Qazi, una parte consistente - almeno un centinaio, secondo testimoni - dei 1.300 delegati in rappresentanza di oltre 70 partiti politici, gruppi etnici, religiosi, tribali e culturali partecipanti alla Conferenza avevano abbandonato l'aula gridando «finchè ci saranno attacchi e bombardamenti a Najaf non ci sarà nessuna conferenza».
I negoziati tra il governo iracheno e i ribelli, nella città santa sciita di Najaf, sembravano essere falliti ieri, quando erano ripresi i combattimenti tra le forze americane e i miliziani fedeli a Moqtada Sadr. La decisione presa dall'assemblea costituente stamane sembra riaprire la via alla trattativa.


Dal canto suo, il leader sciita radicale Moqtada Sadr è pronto a riprendere i negoziati di pace per porre fine agli scontri che da oltre dieci giorni oppongono i suoi miliziani dell'Esercito del Mahdi e le forze americane a Najaf. Lo ha detto il suo portavoce Mohammad al Shibani.
«Moqtada ha chiesto al consigliere per la sicurezza nazionale Mowaffaq al Rubei di tornare a Najaf per riavviare i negoziati», ha detto al Shibani citato dal quotidiano internazionale arabo Asharq al Awsat.
In un'intervista all'emittente Tv al Jazira, al Shibani ha detto ieri sera che Sadr è pronto ad accettare ogni offerta di tregua, perchè, ha aggiunto, «vogliamo fermare lo spargimento di sangue».
Altre fonti citate dallo stesso giornale hanno inoltre riferito che «personalità religiose e politiche irachene stanno conducendo iniziative per trovare una soluzione negoziata alla crisi a Najaf e mettere fine al bagno di sangue».

E inoltre, anche la Santa Sede è disponibile ad un'opera di mediazione volta a salvare Najaf, la città santa degli sciiti dell'Iraq. «Se sarà richiesta - ha affermato il Segretario di Stato Angelo Sodano - ben volentieri il Papa acconsentirà a questa mediazione. Lo scopo è che tutte le parti si mettano intorno ad un tavolo e si parlino».
«Tutta l'opera del Papa e della Santa Sede - ha spiegato il cardinale - è un'opera di mediazione, anche se non sempre nel senso tecnico previsto dal diritto internazionale, per il quale una mediazione può essere richiesta solo da uno Stato. Ma esiste un'altro tipo di mediazione, più vicina a quello che possiamo chiamare buoni uffici. E' un'opera pratica di mediazione che si esplica nel cercare di aiutare le parti a parlarsi. E a questo siamo sempre disponibili. Certamente il Papa non si tirerà indietro».
Nell'intervista sono espresse anche valutazioni della Santa Sede sull'acuirsi della crisi irachena. «Le uccisioni che si ripetono in questi mesi - ha detto il Segretario di Stato - sono un disonore per l'Islam e per tutto il nobile popolo iracheno. Noi chiediamo il rispetto del carattere sacro delle città, ma al contempo condanniamo qualunque forma di violenza».

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