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Iraq - Liberato giornalista rapito

Se il suo sequestro è durato meno di 24 ore il giornalista britannico James Brandon, lo deve probabilmente a Moqtada al Sadr, nemico numero uno delle forze straniere in Iraq. Questa mattina l'ufficio di al Sadr ha chiesto ai rapitori di liberarlo e nel pomeriggio il giovane reporter è stato rilasciato
• Baghdad - La preghiera diventa manifestazione pro-Saddam
• Regge la tregua a Najaf, incertezza su sorte al Sadr
BASSORA - Se il suo sequestro è durato meno di 24 ore il giornalista britannico James Brandon lo deve probabilmente a Moqtada al Sadr, il nemico numero uno delle forze straniere in Iraq. Brandon, freelance al servizio del domenicale inglese «Sunday Telegraph», era stato rapito ieri sera dal suo albergo di Bassora, nel sud del paese. Questa mattina l'ufficio di Sadr ha formalmente chiesto ai rapitori di liberarlo e nel pomeriggio il giovane reporter è stato rilasciato proprio nelle mani dei collaboratori dell'imam ribelle.
«All'inizio mi hanno trattato un po' duramente», ha raccontato ancora dolorante lo stesso Brandon, 23 anni, in una conferenza stampa improvvisata in una caserma di polizia. Il giornalista ha esibito un occhio nero, segno delle maniere forti usate dai suoi rapitori. Il giovane ha raccontato che otto uomini sono entrati nella sua stanza e lo hanno picchiato con il calcio dei fucili. Poi le cose sono cambiate, forse per gli ordini arrivati da Sadr. «Ringrazio l'Esercito del Mehdi», ha detto Brandon riferendosi alla milizia fedele al giovane leader radicale, «adesso sto bene».
Brandon era a Bassora da pochi giorni: era arrivato mercoledì da Baghdad, dove viveva da un anno, per indagare sulla cellula locale di Sadr e su questioni legate al petrolio.
Alloggiava all'hotel al Diyafia. Verso le 11 di ieri sera (le 9 in Italia) una ventina di uomini armati e mascherati ha fatto irruzione nell'albergo e ha chiesto al portiere di mostrare il registro degli ospiti.
I miliziani hanno visto nell'elenco il nome 'James Andrews', come si era registrato Brandon, e uno di loro ha urlato: «Come osate ospitare stranieri nel vostro hotel?». Poi, ha raccontato un impiegato, sono corsi su per le scale: «Abbiamo sentito due spari e pochi minuti dopo il gruppo è sceso trascinando il giornalista che sanguinava», ha detto.
Questa mattina alla sede di Baghdad dell'agenzia Reuters è arrivata la rivendicazione in video, come ormai è costume della guerriglia. Nella registrazione si vedeva il giovane a torso nudo e con una benda bianca sulla testa. «Le forze americane devono ritirarsi da Najaf entro 24 ore o uccideremo l'inglese», ammoniva un uomo incappucciato ripreso nel video.
I rapitori hanno poi fatto parlare Brandon. «Sono un giornalista, mi limito a scrivere ciò che accade in Iraq», ha detto.
A Londra è scattato l'allarme e si è mobilitato il Foreign Office. «Brandon era a Bassora per raccogliere materiale per l'edizione domenicale del Telegraph e per altri progetti», ha spiegato in una nota Matthew d'Ancona, vicedirettore del giornale, «stiamo seguendo la situazione con la massima preoccupazione». Nonostante la sua giovane età, Brandon è considerato un cronista di grande esperienza: conosce bene l'Iraq e parla l'arabo.
A salvare Brandon più che le sue capacità è stata la reazione di Sadr. «Chiediamo ai rapitori dell'ostaggio britannico di liberarlo» ha detto in mattinata un portavoce del leader radicale sciita.
Da Baghdad un portavoce dell'imam, Sayed Hazem al Araji, ha definito «improbabile» che i rapitori fossero uomini del Mehdi.
Ma se lo fossero, ha detto, «avrebbero disobbedito agli ordini di Moqtada che ha espressamente vietato il rapimento di giornalisti stranieri».
Chiunque sia stato a sequestrare Brandon, si è piegato alla volontà di Sadr. A metà pomeriggio il giovane è stato accompagnato da un grippo di uomini armati negli uffici dell'imam a Bassora. Dopo un assaggio nella caserma di polizia, è stato portato al consolato britannico.

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