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Offensiva Usa a Najaf

I combattimenti concomitanti nella vecchia città e nella zona del cimitero lascerebbero pensare a una operazione a tenaglia delle forze americane e della guardia nazionale irachena contro i miliziani di Sadr. Bloccate tutte le vie che portano al mausoleo dell'imam Alì, roccaforte dei sostenitori di Moqtada Sadr. Migliaia di civili in fuga
• Bombardata Kut: 84 morti • Lega araba: stop alle violenze • Altri due attacchi, senza feriti, contro i carabinieri • Teheran: inumane operazioni Usa a Najaf
BAGHDAD/BEIRUT - A Najaf è scoccata l'ora della resa dei conti: le forze americane hanno iniziato stamane l'offensiva finale contro i miliziani del leader radicale sciita Moqtada Sadr. I marines sono entrati in azione alle prime ore del giorno, sostenuti dall'artiglieria dei carri armati e degli elicotteri Apache e anche dagli aerei da guerra.
La violenza dei combattimenti è andata velocemente aumentando in tutta la città, che dopo otto giorni di battaglia mostra pesanti segni di distruzione. Molte case sono in fiamme e in strada giacciono cadaveri abbandonati. Si combatte ovunque, tranne che attorno al mausoleo dell'imam Ali. Secondo alcune fonti, i guerriglieri lo hanno minato, ma in ogni caso le forze americane hanno affermato che non intendono farvi irruzione. Sarebbe un'offesa troppo grande per milioni di sciiti che lo considerano come uno dei luoghi più santi al mondo. I soldati Usa sono invece entrati in forze nella casa di Moqtada Sadr, che poco prima è stata anche bombardata dall'aviazione. Del leader sciita ribelle non si hanno però notizie, sin da quando ieri ha esortato i suoi miliziani a combattere fino alla morte. Alcune fonti sostengono che si è rifugiato nel mausoleo di Ali.
L'aviazione americana ha anche bombardato ripetutamente il grande cimitero alle porte della città dove sin dall'inizio degli scontri si sono asserragliati molti miliziani.
Nel pomeriggio, il premier Iyad Allawi ha in un comunicato ordinato ai miliziani dell'Esercito del Mahdi, come si fanno chiamare i sostenitori di Sadr, di deporre le armi e lasciare la città di Najaf. Ma si tratta di un ordine destinato ad essere ignorato. Gli insorti hanno infatti fatto sapere che non intendono arrendersi. «Combattiamo le forze Usa da otto giorni. Continueremo a combatterle per altri otto giorni. Siamo pienamente preparati a respingere qualsiasi attacco alle nostre posizioni», ha detto un loro portavoce.
Ma l'offensiva americana contro i ribelli non si limita alla città santa. A Kut, poco più a Nord, le forze Usa hanno bombardato ripetutamente una zona dove si erano concentrati i guerriglieri sciiti. Violenti scontri ci sono poi stati anche in altre zone della città. Fonti ufficiali irachene a Baghdad hanno affermato che il bilancio è di 84 morti e 176 feriti. Il bilancio delle vittime in tutto il Paese è però ben più pesante. Secondo quanto ha riferito il ministero della sanità in mattinata, fra ieri ed oggi sono rimaste uccise 165 persone ed oltre 600 ferite. Agli 84 morti a Kut bisogna infatti aggiungere i 44 negli scontri avvenuti a Sadr City - il quartiere sciita di Baghdad - i 25 nei combattimenti a Najaf, i 14 di Amara, sempre nel Sud, e i sette di Diwaniya, un'altra città sciita pochi chilometri ad Est di Najaf, oltre ad una serie di episodi «minori». L'offensiva americana ha peraltro spinto in diverse città migliaia di sciiti a scendere in strada per manifestare indignazione. In particolare a Bassora, che con due milioni di abitanti è la seconda città dell'Iraq e dove un soldato britannico è stato ucciso e un altro è stato ferito in un attacco contro la loro pattuglia. Forti disordini durante una protesta analoga si sono avuti anche nel quartiere sciita Kadhimiya di Baghdad.
Nella capitale i miliziani dell'Esercito Mehdi hanno anche attaccato posto di polizia sulla via Haifa, in centro, usando armi automatiche e lanciagranate, apparentemente però senza causare vittime. Anche a Nassiriya la tensione è alta e i militari del contingente italiano, nel corso della notte, sono stati costretti per due volte a rispondere al fuoco degli insorti. In entrambi i casi, hanno precisato fonti del comando del contingente Antica Babilonia, non ci sono state conseguenze per i soldati italiani.
L'unica notizia positiva della giornata sembra essere il rilascio di cinque camionisti siriani che erano stati sequestrati lunedì scorso. La loro liberazione è stata annunciata da fonti della sicurezza a Beirut, che hanno precisato che la merce che trasportavano - generatori elettrici - è stata «requisita», dai sequestratori.
Stefano de Paolis

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