Giovedì 23 Settembre 2021 | 02:57

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Gli Usa invitati a lasciare Najaf

Criticata l'operazione militare americana da al-Jafari, vice presidente iracheno a interim
Iraq - Ancora scontri a Najaf DUBAI - Per la seconda volta nel giro di pochi giorni il vice presidente iracheno a interim Ibrahim al-Jafari critica l'operazione militare americana a Najaf e chiede alle forze Usa di ritirarsi.
«Chiedo alle forze multinazionali di lasciare Najaf - ha detto oggi Jafari in una dichiarazione alla Tv qatariota Al Jazira - in modo che restino in città solo le forze irachene».
«Le forze irachene - ha aggiunto - possono amministrare Najaf per por fine a questo episodio di violenza nella città che è sacra a tutti i musulmani».
Il 7 agosto Jafari, sempre su Al Jazira, ha criticato gli americani e il governatore della città, che aveva chiesto ai miliziani di andarsene.
A Najaf da quasi una settimana forze americane, appoggiate da soldati iracheni, combattono ininterrottamente con i miliziani del leader radicale sciita Moqtada Sadr, asserragliati nel centro cittadino attorno al mausoleo dell'imam Alì. Tre giorni fa il premier Iyad Allawi si era recato a sorpresa a Najaf chiedendo ai miliziani di deporre le armi e abbandonare la città. Un invito che è stato respinto da Sadr.
Jafari ha detto ad Al Jazira che il governo dovrebbe tenere «aperti dei ponti politici» con Sadr e i suoi fedeli. Ma, ha aggiunto, l'esecutivo dovrebbe ricorrere a mezzi «straordinari» nel caso in cui Sadr rifiutasse le aperture e continuasse a combattere. Jafari, nato nel 1947 a Kerbala, è il cognato del grande ayatollah Alì Sistani, che pochi giorni fa ha lasciato Najaf per andarsi a curare una disfunzione cardiaca. Entrò nel 1958, dopo gli studi di medicina a Mossul, in una formazione integralista sciita anti-comunista con base a Najaf, il partito Dawa, noto per la sua fiera opposizione al regime di Saddam Hussein. Durante la repressione dei primi anni Ottanta Jafari fuggì in Iran, come molti del suo partito, poi raggiunse la Gran Bretagna nel 1989. Ha fatto parte del Consiglio di governo e il giugno scorso è stato nominato vice presidente.

Intanto il leader radicale sciita Moqtada Sadr ha esortato oggi i suoi seguaci di Najaf a continuare a combattere contro gli americani anche se lui sarà ucciso. «Continuate a combattere anche se mi vedete prigioniero o martire», ha detto Sadr.

Inoltre il governo iracheno ha accusato oggi i miliziani sciiti radicali di Moqtada Sadr di aver ucciso 14 persone e di averne ferite altre 67 sparando più di cento proiettili di mortaio negli ultimi giorni contro altri quartieri di Baghdad a partire da Sadr City.
In un comunicato il Consiglio di sicurezza nazionale ha affermato che «le bande armate fuorilegge, che utilizzano i luoghi santi di Najaf per nascondersi e mettere al riparo le loro armi, hanno sparato alla cieca a partire da As Saura (nome ufficiale di Sadr City) 111 proiettili di mortaio contro installazioni governative, come il ministero del Petrolio, contro negozi e quartieri resideenziali».
Questi bombardamenti, accusa il comunicato, «hanno causato la morte di 14 persone mentre altre 67 sono rimaste ferite, hanno danneggiato case, vetture e autobus».
Combattimenti oppongono da una settimana a Sadr City, popoloso e povero quartiere a maggioranza sciita di Baghdad, miliziani dell'Esercito del Mehdi ai soldati americani accorsi in aiuto alle forze di sicurezza irachene.

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