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L'esercito Usa: «Via i civili da Najaf»

Iraq - Ancora scontri a Najaf BAGHDAD/BEIRUT - Dopo sei giorni consecutivi di scontri, nella città santa di Najaf sembra avvicinarsi il momento della battaglia decisiva: l'esercito americano ha oggi invitato i civili ad evacuare al più presto la zona dei combattimenti e, dopo aver stretto ulteriormente l'assedio nelle aree dove si sono asserragliati i guerriglieri sciiti, ha fatto intervenire l'aviazione che ha iniziato a bombardare.
Allo stesso tempo, si è continuato a sparare anche a Baghdad, in particolare nel quartiere sciita di Sadr City, nonostante il coprifuoco decretato ieri, a Bassora e a Samawa, dove la base del contingente giapponese è stata raggiunta da quattro colpi di mortaio. E anche la crisi degli ostaggi segna un nuova impennata: dopo il rilascio di un uomo d'affari libanese, nel pomeriggio in internet è stato diffuso un filmato video in cui si vedono degli uomini mascherati gettare a terra un ostaggio e decapitarlo con un coltello. Sembra si tratti di Mohammed Mutawalli, definito dai suoi rapitori «una spia egiziana», mentre il filmato è ancora una volta firmato dal gruppo islamico Tawhid e Jihad, considerato alleato di Al Qaida.
A Najaf i combattimenti sono ripresi in mattinata, dopo poche ore di calma relativa. Poco dopo, diverse Humvee americane hanno iniziato a girare per la città diffondendo con i megafoni la richiesta degli americani alla popolazione di evacuare senza indugi la zona dei combattimenti tra i miliziani di Moqtada Sadr e le forze di sicurezza. Nel primo pomeriggio sono poi entrati in azione i carri armati, gli elicotteri da combattimento e gli aerei da guerra, che hanno martellato in particolare la zona del grande cimitero, rifugio dei guerriglieri sciiti sin dal primo giorno di scontri, e la zona del mausoleo dell'imam Ali, uno dei massimi luoghi santi per gli sciiti.
Al calar della sera, da molte zone della città si alzavano alte colonne di fumo, mentre era in aumento l'intensità dei combattimenti.
Al momento non si ha un bilancio dei morti e dei feriti. Le ultime cifre fornite dalle forze Usa - 360 guerriglieri uccisi - risalgono a ieri.
A Baghdad, invece, il ministero della sanità ha fatto sapere nel pomeriggio che in 24 ore si sono registrati dieci morti e oltre 100 feriti.
Per rispondere alle accuse di fornire armi ai guerriglieri sciiti rivolte dal ministro della difesa iracheno all'Iran, Teheran ha intanto oggi ufficialmente invitato il premier iracheno Iyad Allawi a Teheran. Si tratta di «un invito scritto», ha fatto sapere il ministro degli esteri iraniano Kamal Kharrazi, esprimendo contrarietà per le accuse.
La tensione tra Iran e Iraq era ulteriormente salita negli ultimi giorni anche a causa della vicenda di Ahmad Chalabi, l'ex eponente del Consiglio provvisorio e presidente del Congresso nazionale iracheno, colpito da mandato di cattura per riciclaggio e contraffazione di denaro mentre si trovava a Teheran, dove rimane tuttora. Chalabi ha però oggi ribadito la sua intenzione di tornare a Baghdad, senza tuttavia precisare quando.
Per quel che riguarda la produzione petrolifera, oggi un funzionario governativo ha fatto sapere che le esportazioni sono state riprese, seppur a ritmo ridotto. Ieri, la notizia dell'interruzione del pompaggio negli impianti del Sud aveva causato un'ennesima impennata dei prezzi del greggio sui mercati internazionali, e così oggi le autorità si sono affrettate a precisare che un sabotaggio ad uno dei due oleodotti che portano il greggio dai giacimenti meridionali a due terminali offshore nel Golfo ha creato seri problemi, ma l'esportazione di petrolio continua, seppur ridotta da 1,9 a 1,1 milioni di barili al giorno.
I due terminali nelle acque del Golfo, a Sud di Bassora, sono di fatto l'unica via per le esportazioni di greggio iracheno, poichè l'oleodotto del Nord, che porta il petrolio dai giacimenti di Kirkuk a un terminale sulla costa mediterranea turca, è quasi sempre fuori uso per i continui sabotaggi.
Stefano de Paolis

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