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Rivendicata strage in Turchia, minacce a Roma

Rivendicazione delle Brigate Abu Hafs al Masri. «L'amarezza che stanno provando i musulmani in Iraq e in Palestina la proveranno coloro che vivono in Europa, Istanbul, Roma e nel resto dei Paesi che sta seguendo la politica Usa» in Iraq
• Il piano anti-terrorismo del Viminale
Turchia - Attentato agli alberghi DUBAI - Dal fumo delle bombe che la scorsa notte hanno fatto ripiombare nel terrore Istanbul, uccidendo due persone e ferendone almeno 11, si leva una nube minacciosa che punta diritto all'Italia.
La serie di attentati ha avuto finora due rivendicazioni: l'ultima proviene da un gruppo, finora sconosciuto, di combattenti curdi legati al Pkk. Ma la precedente proveniva dalle Brigate Abu Hafs al Masri, con il solito comunicato sul Web in cui si salutano gli ordigni di Istanbul come il gesto inaugurale di una campagna di «operazioni» contro i popoli d'Europa - e Roma viene esplicitamente nominata, la sola città a comparire accanto ad Istanbul -, colpevoli di restare «silenziosi» e di non abbattere i propri governi «che hanno accettato lo sgozzamento dei musulmani».
La promessa di colpire Roma è solo l'ultima di una serie indirizzata al nostro Paese proveniente dalle Brigate Abu Masr, che minaccia di scatenarsi dopo Ferragosto, quando scade il suo ultimatum virtuale lanciato sul Web perchè l'Italia si ritiri dall'Iraq. E a dare corpo alle sue parole, le Brigate Abu Hafs possono vantare solide credenziali, un macabro curriculum di sangue che include, fra le altre cose, la firma delle stragi di Madrid dell'11 marzo (191 morti), quella contro il quartier generale dell'Onu a Baghdad il 19 agosto 2003 (22 morti fra cui il rappresentante di Kofi Annan, Sergio Vieira de Mello) e quella alle sinagoghe di Istanbul del 15 novembre (23 morti).
- NOTTE DI TERRORE SUL BOSFORO, MA UNA TELEFONATA AVEVA AVVERTITO - Due persone sono state uccise e altre 11 ferite, la notte scorsa, dall'esplosione quasi simultanea di due ordigni in due alberghi di quartieri turistici a Istanbul. La polizia ha subito puntato sulla pista del terrorismo, che nell'ultimo anno ha colpito più volte e duramente la capitale economica della Turchia. Fonti di uno degli alberghi hanno detto che una telefonata anonima aveva avvertito 10 minuti prima dell'esplosione che c'era una bomba in una stanza.
Un turco e un iraniano le vittime, entrambe uccise dall'esplosione al terzo piano dell'Hotel Pars nel quartiere Laleli, una zona molto frequentata anche da commercianti iraniani e dei Paesi dell'Europa orientale, vicina ai principali luoghi turistici della città. Al momento dell'esplosione erano presenti 37 ospiti, in maggioranza iraniani, nell'hotel a sei piani, che ha subito gravi danni.
L'altro albergo colpito è l'Hotel Holiday, nel quartiere storico di Sultanahmet, dove una bomba è esplosa al secondo piano dell'albergo che al momento ospitava 20 persone.
L'agenzia di stampa Anadolu ha indicato la nazionalità di sette dei feriti: due olandesi, due cinesi, un ucraino, un turco e un turkmeno.
- E' TERRORISMO, MA TUTTE LE PISTE SONO APERTE - «Noi guardiamo a tutte le organizzazioni. Non ne escludiamo nessuna», ha detto stamani, a caldo, il ministro degli interni, Abdulkadir Aksu, aggiungendo che gli attentati potrebbero essere opera dell'ex Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ribattezzato ora Kongra-Gel. I separatisti curdi, secondo il ministro, potrebbero aver agito per rappresaglia contro una retata fatta recentemente dalla polizia nella metropoli sul Bosforo. La tecnica della telefonata di avvertimento, inoltre, non appare tipica del terrorismo di matrice islamica, legato ad al Qaida.
Circa un'ora più tardi, altre due bombe sono esplose in una stazione di servizio del gas, sempre a Istanbul, provocando danni materiali ma non vittime. Secondo un responsabile dell'impianto, citato dalla Anadolu, dopo le esplosioni c'è stata una fuoriuscita di gas liquido chè però è stata prontamente bloccata. Ma se il serbatoio di gas fosse esploso, le conseguenze avrebbero potuto essere disastrose.
- LA RIVENDICAZIONE ISLAMICA, CON MINACCE A ROMA - Una rivendicazione, la cui autenticità è tutta da verificare, arriva sul sito dalle Brigate Abu Hafs al Masri con un primo comunicato - cui si promette un seguito - intitolato «Le esplosioni di Istanbul». Questo il passaggio con le minacce all'Italia: «L'amarezza che stanno provando i musulmani in Iraq e in Palestina la proveranno coloro che vivono in Europa, Istanbul, Roma e nel resto dei Paesi che sta seguendo la politica degli Stati Uniti» in Iraq.
In altri passaggi del documento telematico si legge, fra l'altro: «Quelli di Istanbul non sono che il preludio della guerra sanguinosa che abbiamo promesso agli europei se non accettano la tregua proposta dallo sceicco Osama bin Laden».
«Tradurremo - continua il testo - le nostre parole sul terreno come abbiamo fatto a Madrid e a Istanbul. Le tradurremo in attacchi di cui quelli all'alba di oggi erano i primi». «Popoli d'Europa, non vi lasceremo tranquilli e non avrete respiro finchè resterete silenziosi e non avrete abbattuto i vostri governi che hanno accettato lo sgozzamento dei musulmani. Non vi lasceremo in pace finchè i popoli iracheno e palestinese non conosceranno la sicurezza».
- RIALZANO LA TESTA I COMBATTENTI CURDI - Una seconda rivendicazione è arrivata in serata da un gruppo armato curdo legato al fuorilegge Pkk. Il gruppo si definisce "Falchi della libertà" del Kurdistan, sigla finora sconosciuta, e afferma di aver voluto vendicare le recenti operazioni militari contro i curdi da parte delle forze armate turche.

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