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Iraq - Cade nel vuoto l'appello ad Al Sadr

È stato respinto dal leader religioso radicale l'invito a deporre le armi e lasciare Najaf lanciato dal primo ministro iracheno. Continuano i sanguinosi combattimenti, il governo ripristina la pena di morte nel tentativo di arrestare l'ondata di violenze, guerriglia e criminalità
BAGHDAD - È caduto nel vuoto il fermo invito del primo ministro iracheno Iyad Allawi al leader religioso radicale Moqtada al-Sadr, perchè le sue milizie depongano le armi e lascino Najaf, appello lanciato con forza dal premier in una visita a sorpresa alla città santa sciita, dove ha incontrato il governatore. Un portavoce di Sadr ha infatti respinto l'invito di Allawi ed anche oggi sono continuati i sanguinosi combattimenti che a Najaf da tre giorni oppongono l'Esercito del Mahdi, la milizia armata di Sadr, ed i militari americani.

- MOQTADA SADR RESPINGE L'APPELLO DI ALLAWI - «Siamo venuti a ispezionare la città santa e discutere la situazione con il governatore», ha fatto sapere il capo del governo interinale al suo arrivo, a sorpresa, stamani a Najaf, teatro in questi ultimi giorni di alcuni fra i più violenti combattimenti che l'Iraq abbia conosciuto dalla fine ufficiale della guerra, 15 mesi fa.
Allawi, che era accompagnato dai ministri dell'Interno e della Difesa, ha avuto colloqui con il governatore della regione, Adnane al-Zorfi.
Con la sua visita Allawi ha soprattutto inteso dare grande forza al suo pressante invito ai miliziani di Sadr. «Noi speriamo che questa questione finisca il più presto possibile. Penso che gli uomini armati - ha detto Allawi - debbano lasciare i luoghi santi al più presto, compreso il mausoleo dell'imam Alì, che debbano abbandonare le armi e rientrare nell'ordine e nella legalità».
Un messaggio inequivocabile e duro, un gesto di fermezza che segue e forse completa i messaggi distensivi con cui negli ultimi giorni il premier ha aperto al giovane leader radicale, al quale ieri ha offerto di presentarsi alle previste elezioni del prossimo anno, offrendo ai suoi uomini la onorevole via d'uscita di un'amnistia per i suoi miliziani che non si siano macchiati di reati gravi. Una via d'uscita per trovare la quale, stando ad uno dei portavoce di Sadr, il focoso religioso sciita starebbe cercando di negoziare.
Ma oggi Allawi non ha voluto lasciare scampo a Sadr: davanti ai capi tribali di Najaf ha detto chiaro e tondo che con gli uomini armati fuorilegge «non ci sarà alcun negoziato». «Non si tratta di arrestare Moqtada Sadr (sul quale pende un ordine di cattura per l'assassinio, un anno fa, dell'imam rivale al- Khoei, n.d.r.), ma i miliziani che a lui si richiamano devono essere disarmati», ha aggiunto Allawi.
La risposta del religioso, breve e concisa, è stata affidata ad uno dei suoi portavoce, Hazim al-Ajari, che in una dichiarazione all'emittente qatariota Al Jazira ha fatto sapere che l'Esercito del Mahdi non lascerà mai Najaf. «Ieri Allawi ha chiesto a Sadr di associarsi al processo elettorale e oggi ci chiede di disarmare la nostra milizia. Lui (Allawi) mira solo a pescare nel torbido», ha detto Ajari, spiegando che solo il Consiglio superiore del clero sciita può chiedere il disarmo.

- SI COMBATTE NEL CIMITERO, ATTACCO CON GLI ELICOTTERI - Mentre Allawi lanciava il suo ultimatum, i miliziani sciiti, di cui un grosso gruppo asserragliato nel grande cimitero della città, hanno ulteriormente fortificato le loro posizioni con le mine. Nel pomeriggio gli americani hanno attaccato con missili le postazioni nel cimitero facendo intervenire anche due elicotteri Cobra. Si sono sentite raffiche ed esplosioni.
Ancora assolutamente incerta la conta delle vittime L'ospedale El-Hakim della città santa in queste ore è sopraffatto dall'incessante arrivo di morti e feriti, tanto che per ora pare impossibile fare un bilancio o una stima. Ma l' offensiva armata sciita - nell'assenza della massima autorità spirituale del paese, l'ayatollah moderato Alì al-Sistani, che in questi giorni si trova a Londra per problemi cardiologici - prosegue in tutto il sud dell'Iraq, ma le armi imperversano soprattutto a Najaf e a Sadr City, il grande sobborgo sciita di Baghdad. Fra le due città il totale dei morti in 24 ore - secondo l'ultimo bollettino di stamani del ministero della sanità iracheno questa mattina - i morti sono 43, 22 dei quali solo a Sadr City.
E stasera la tensione è tornata alta anche nel centro di Baghdad, dove almeno due proiettili di mortaio sono caduti in prossimità della Zona Verde e di alcuni alberghi, facendo alcuni feriti.

- IL GOVERNO REINTRODUCE LA PENA DI MORTE - Per cercare di arginare la violenza, il governo ad interim ricorre anche alle armi giuridiche ed ha ripristinato oggi la pena di morte - sospesa in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, nell'aprile 2003 - per un limitato numero di delitti, compresi omicidio, sequestro di persona e reati legati agli stupefacenti.
Oggi il bastone della pena capitale è stato aggiunto alla 'carota' annunciata ieri da Allawi, che aveva annunciato un'amnistia per i responsabili di reati minori, in particolare riguardanti complicità in favore dei terroristi e dei guerriglieri anti-coalizione.
Dopo la sospensione, da parte dell'Autorità provvisoria della Coalizione (Cpa), della pena capitale in seguito alla caduta del regime di Saddam, l'Unione europea ha chiesto al nuovo governo provvisorio di Baghdad di non reintrodurla. Ma negli ultimi tempi le autorità irachene hanno più volte lasciato intendere di considerarla necessaria per arrestare l'ondata di violenze, guerriglia e criminalità.

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