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Salta la testa di un altro ostaggio americano

I guerriglieri ultra-fondamentalisti, agli ordini di Abu Musab al-Zarqawi, hanno tagliato la testa al californiano Benjamin Ford. Il video dell'esecuzione trasmesso sul web. Nelle mani dei sequestratori attualmente si trovano 22 ostaggi. Al Qaida all'Italia: «l'ultimatum sta per scadere»
• «I bersagli sono già definiti» • Le minacce a Berlusconi • Il testo del comunicato con le minacce • Regge la tregua a Nassirya
DUBAI - Un altro ostaggio statunitense è stato decapitato in Iraq dai guerriglieri ultra-fondamentalisti agli ordini di Abu Musab al-Zarqawi, il super-terrorista di origini giordane considerato il luogotenente di Osama bin Laden nel Paese arabo. Seguendo quello che è ormai diventato un rituale tanto tragico quanto abituale, i miliziani di Zarqawi hanno quindi mostrato l'esecuzione del prigioniero americano per mezzo di un filmato della stessa diffuso via Internet, attraverso un sito filo-islamico già utilizzato in precedenza. Nel video la vittima, che indossa una semplice maglietta beige ed è seduta sopra una sedia, afferma di chiamarsi Benjamin Ford e di essere californiano, per la precisione di San Francisco. «Dobbiamo lasciare immediatamente questo Paese», soggiunge. «Se non lo faremo, chiunque sarà ucciso in questo modo». La registrazione a quel punto prosegue con la scena raccapricciante dei carcerieri che gli mozzano la testa. Sono numerosissimi gli stranieri di una ventina di diverse nazionalità, ma anche gli iracheni, catturati negli ultimi quattro mesi dai ribelli o, in taluni casi, forse soltanto da comuni criminali: per la maggior parte essi sono poi stati liberati, ma almeno dieci alla fine sono invece stati assassinati, per lo più con il taglio della testa; il primo fu l'italiano Fabrizio Quattrocchi, cui peraltro fu sparato al capo. Nelle mani dei sequestratori attualmente si trovano ancora come minimo 22 ostaggi.
Tre giorni fa l'amministrazione Usa aveva ribadito che ai rapitori non sarebbero più state fatte ulteriori concessioni dopo che il governo delle Filippine, pur di salvare la vita a un suo concittadino fatto prigioniero, aveva accolto le richieste dei carcerieri e ritirato dall'Iraq le proprie truppe, in tutto una cinquantina appena di uomini: una mossa che a Washington ha tuttavia fatto temere un possibile effetto a catena su altri Paesi alleati, tanto più sussistendo già i precedenti analoghi della Spagna e di alcuni Stati dell'America Centrale.
«Noi comprendiamo che cedere ai terroristi metterà unicamente in pericolo tutti i membri della forza multinazionale, così come altri Paesi i quali stanno contribuendo alla ricostruzione irachena o all'assistenza umanitaria in loco», era scritto in un comunicato ufficiale Usa. Oltre al ritiro di Manila, gli autori dei sequestri hanno ottenuto anche la rinuncia alle proprie attività da parte di alcune compagnie straniere operanti in territorio iracheno, dipendenti delle quali erano stati rapiti e minacciati di morte.

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