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Nassiriya - Si ritirano i ribelli, scatta la tregua

Torna la pace per i militari italiani dopo una giornata di intensi combattimenti. Gli accordi, intercorsi tra il governatore della provincia di Dhi Qar ed i leader dei guerriglieri di al Sadr, prevedono il loro completo ritiro dalla città, mentre gli italiani rimarranno a presidio della zona sud di Nassiriya, consentendo alla polizia di riprendere la propria attività istituzionale di controllo della città
• «I Lagunari si sono comportati benissimo»
Venti ore di scontri violenti a Nassiriya tra i miliziani sciiti ed i militari italiani in supporto alla polizia locale. Poi la tregua, chiesta dagli stessi guerriglieri, sulla base di un accordo che prevede il loro completo ritiro dalla città, mentre gli italiani si attesteranno nella zona sud. La tensione resta comunque sempre alta.

NESSUN FERITO ITALIANO, MORTI TRA IRACHENI
Nessun ferito si registra tra gli uomini della Brigata Pozzuolo del Friuli, mentre fonti della polizia locali parlano di sette civili iracheni morti e 13 feriti, ma diverse vittime si conterebbero anche tra i guerriglieri di Moqtada al Sadr. «Non escludiamo che ci possano essere vittime - spiega il capitano Ettore Sarli, portavoce del comando - ma noi abbiamo risposto in modo proporzionato all'offesa: chi ci ha attaccato ha trovato una reazione ferma ed efficace».

BERLUSCONI CHIAMA IL GENERALE DALZINI
Nel pomeriggio, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiamato il comandante della Brigata, il generale Corrado Dalzini, ringraziandolo per l'impegno. «L'Italia vi è vicina, consideratemi in ogni istante al vostro fianco», ha detto il premier, pregando il generale di estendere i complimenti ed i ringraziamenti a tutti i militari impegnati nella missione in Iraq.

ANCHE UN'AUTOBOMBA CONTRO GLI ITALIANI
Gli scontri sono iniziati nel tardo pomeriggio di ieri e sono proseguiti per tutta la notte fino al primo pomeriggio, con alcune pause. Colpi di mortaio, kalashnikov, granate e lanciarazzi rpg: il volume di fuoco da parte dei miliziani è stato intenso e gli italiani hanno risposto colpo su colpo. In azione anche i corazzati «Dardo». La situazione più delicata si è registrata sui tre ponti cittadini, presidiati dai Lagunari, che i guerriglieri hanno più volte tentato di sfondare. Momento particolarmente critico alle 3.30, quando un'auto si è diretta a tutta velocità verso il ponte «Charlie», mentre i passeggeri sparavano contro il posto di blocco italiano; i soldati hanno risposto al fuoco e l'auto è esplosa: probabilmente si trattava di un'autobomba. Un tentativo analogo è stato sventato su un altro ponte della città. Nella mattinata sembrava essere stata raggiunta una tregua, dopo trattative tra il governatore ed i capi dei guerriglieri, ma successivamente alcuni colpi di mortaio hanno rialzato la tensione e gli scontri sono proseguiti violenti.

I LAGUNARI ATTESTATI SU «BASE AVANZATA VANZAN»
Il colonnello Emilio Motolese, comandante dei Lagunari, ha diretto tutte le attività operative a fianco dei suoi uomini. Tornato alla base di White Horse dopo la tregua, il colonnello ha detto che «i Lagunari si sono comportati benissimo». Il posto di comando tenuto per 20 ore consecutive dai soldati della «Serenissima» nella ex base Libeccio, durante gli scontri a fuoco con i miliziani è stato chiamato «Base avanzata Vanzan», in memoria del lagunare morto a Nassiriya lo scorso maggio. «I soldati - ha detto ancora Motolese - hanno voluto onorare l'impegno ed il sacrificio dei loro amici che purtroppo hanno pagato duramente questa loro serietà ed attaccamento al reggimento». I Lagunari sono stati attaccati con razzi rpg, bombe di mortaio e raffiche. I soldati hanno evitato di utilizzare come postazione case e fabbricati per cercare di non coinvolgere negli scontri la popolazione civile.

NEL POMERIGGIO LA TREGUA
Dopo alcuni tentativi falliti, a metà pomeriggio è stata raggiunta la tregua tra il governatore della provincia di Dhi Qar, Sabri Hamid Bedir Al Rumaiedi, i leader dei miliziani ed il generale Dalzini. La tregua, fa sapere il comando italiano, è stata chiesta dagli stessi miliziani, «anche in virtù dell'efficace risposta del contingente italiano». Gli accordi intercorsi prevedono il completo ritiro dei miliziani dalla città, mentre gli italiani arretreranno per consentire e monitorare il deflusso, rimanendo a presidio della zona sud di Nassiriya. La polizia locale riprenderà così la propria attività istituzionale di controllo della città. E proprio il riconoscimento dell'autorità delle forze di sicurezza locali e del governatore della provincia è uno dei punti fermi dell'intesa. Finora la tregua sta reggendo, ma solo nelle prossime ore si capirà se effettivamente tutti gli uomini di al Sadr hanno lasciato la città.

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