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Iraq- Riaccesa la violenza sciita, 14 morti e 41 feriti

Attacco suicida compiuto con un'autobomba davanti a un posto di polizia a 75 km da Baghdad. Scontri a Najaf, abbattuto elicottero Usa; razzi su un ospedale, tre le vittime anche un medico. A Bassora due morti tra i militanti delle truppe britanniche
BAGHDAD/BEIRUT - Si riaccende con violenza la rivolta sciita nel Sud dell'Iraq, dove gli ormai ben noti miliziani del leader sciita radicale Moqtada Sadr, dopo un paio di mesi di calma hanno oggi dato nuovamente battaglia alle truppe americane nella città santa di Najaf, e anche alle truppe britanniche nella città di Bassora. Il conto delle vittime è lungo - almeno 16 morti fra cui un militare americano - e ad esso va ad aggiungersi anche l'ennesima strage con un'autobomba davanti ad un posto di polizia, nella cittadina di Mahawil, sempre nel Sud.
A Najaf, i miliziani sono anche riusciti ad abbattere un elicottero Uh-1 dei marines. I due membri dell'equipaggio sono rimasti feriti e sono stati soccorsi dai loro compagni, secondo quanto hanno reso noto fonti militari Usa, che hanno d'altro canto riferito che un soldato americano è stato ucciso e altri cinque sono stati feriti nei combattimenti divampati in gran parte della città sin dalla notte scorsa e proseguiti per tutto il giorno. Secondo le fonti militari americane, gli scontri nella città santa sciita sono iniziati quando «un consistente numero di aggressori» ha attaccato una stazione di polizia a colpi di granate, mortai e armi leggere. «Forze dell'esercito iracheno hanno rapidamente dato rinforzo alla polizia e due unità sono riuscite con successo a difendere la stazione dai ribelli». I ribelli si sono allora ritirati nella zona della città in cui, in base ad un cessate il fuoco stabilito lo scorso maggio con l'esercito del Mahdi - come si fanno chiamare i miliziani di Moqtada Sadr - le truppe americane non hanno accesso.
Quell'accordo è ora evidentemente saltato, fanno notare i soldati americani, ma secondo i miliziani di Sadr sono state le forze Usa ad attaccare per prime e hanno anche danneggiato uno dei tre minareti della moschea dove sorge il mausoleo dell'imam Ali, il massimo luogo santo per gli sciiti iracheni. Inoltre, secondo fonti locali, un medico è rimasto ucciso e quattro persone sono rimaste ferite quando nel corso della battaglia cinque razzi sono caduti sull'ospedale cittadino.
Sempre a Najaf si è peraltro appreso che il moderato grande ayatollah Ali Sistani, massima autorità sciita, è malato, ha problemi di cuore, e i suoi collaboratori sono preoccupati che i combattimenti possano intralciare le cure mediche di cui ha bisogno.
A Bassora, che con due milioni di abitanti è la seconda città dell'Iraq, i miliziani di Sadr hanno peraltro addirittura dichiarato ufficialmente guerra alle forze britanniche che controllano la regione. «Condurremo la jihad (la guerra santa) e la guerra contro le forze straniere e non contro la polizia e le forze irachene. Tuttavia, se queste ultime combatteranno a fianco degli occupanti noi le colpiremo duramente», ha affermato in un comunicato lo sheikh Saad Al Basri, rappresentante locale di Moqtada Sadr. Prima che lo sheikh diffondesse il suo proclama, in città si sono verificati violenti scontri, dopo che le truppe britanniche hanno circondato in forze e con mezzi blindati la sede locale del movimento fedele al leader sciita, e due miliziani sono rimasti uccisi. A Mahawil, 75 chilometri a Sud della capitale, la guerriglia ha preso di mira ancora una volta una stazione di polizia, utilizzando l'ormai collaudata tecnica dell'autobomba e causando la morte di nove persone e il ferimento di altre 21. La devastante esplosione è stata inoltre preceduta da un attacco a colpi di arma da fuoco esplosi da un'auto in corsa sugli agenti all'entrata dello stesso posto di polizia.
Sul fronte degli ostaggi si deve registare la liberazione, apparentemente dietro pagamento di un riscatto di 100 mila dollari, di Adel Obdeidallah, un commerciante giordano rapito il 28 luglio. Al tempo stesso, però, secondo quanto hanno riferito fonti ufficiali ad Ankara, un camionista turco è stato ucciso in un agguato nel Nord del Paese e altri due suoi colleghi turchi sono stati rapiti da uomini armati.
Stefano de Paolis

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