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«In Iraq fino a quando sarà necessario»

Berlusconi al termine del summit bilaterale italo-britannico con il premier Tony Blair. «Le truppe resteranno finchè il governo interinale iracheno e il successivo governo dopo le elezioni di gennaio, riterranno sia necessario per garantire ordine pubblico per regolari elezioni»
LONDRA - «Le truppe inviate in Iraq, con il supporto del parlamento, resteranno finchè il governo interinale iracheno e il successivo governo dopo le elezioni di gennaio, riterranno che sia necessaria la permanenza dei nostri soldati e di quelli degli altri paesi per garantire quel minimo di ordine pubblico per dare vita a regolari elezioni, e senza il quale non c'è democrazia». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa congiunta con Tony Blair al termine del summit bilaterale italo-britannico.
Il premier ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano fino a quando il contingente italiano resterà in Iraq.
«L'Italia - ha aggiunto Berlusconi durante la conferenza stampa - non ha partecipato alla guerra, ma penso di poter dire che la situazione dell'Iraq è quella di un paese di oltre 20 milioni di abitanti che ha una vita normale: ci sono acqua ed elettricità, le scuole funzionano, gli ospedali sono aperti, le amministrazioni lavorano e il governo sta organizzando le forze di polizia e di difesa».
«Certo - ha osservato il presidente del Consiglio - guardando la tv e leggendo i giornali vediamo solo i fatti negativi e le emergenze bombe e sangue. Ma l'Iraq, per la quasi totalità dei suoi abitanti, è una nazione che ha ripreso a vivere e che guarda con fiducia a un futuro di democrazia».
Berlusconi ha ribadito che il problema è quello di consentire all'Iraq di arrivare a una forma di democrazia che garantisca ai cittadini la libertà e il rispetto dei diritti. «Siamo lì -ha spiegato - con i nostri soldati, perchè questo accada. Come siamo in Afghanistan, in Macedonia, in Albania, in Bosnia e in Kosovo. Se si negasse l'efficacia della nostra presenza in Iraq, dovremmo ritirarci da tutti questi paesi».
«Se in futuro - ha concluso il premier - vogliamo garantirci dai fondamentalismi e dalle tirannie, dobbiamo continuare responsabilmente a far nascere la democrazia dove non esiste».

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