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Il «branco» antisemita l'ha pestata o ha inventato tutto?

Mobilitazione in Francia per la vile aggressione di una ragazza, venerdì sera, da parte di 6 individui che la credevano ebrea. Ma c'è anche qualche "ombra" • L'escalation antisemita • 30mila ebrei in fuga da Parigi
PARIGI - Dopo tre giorni, il dubbio si insinua nelle pieghe del dolore, della solidarietà, della mobilitazione civile: il racconto di Marie, la ragazza di 23 anni che ha denunciato la vile aggressione in treno, non convince più gli inquirenti. Troppe incoerenze, dicono, «sconcertanti» in qualche caso. I francesi, questa sera, non sanno più cosa pensare: vergogna antisemita o clamorosa gaffe di polizia e autorità? La «bomba» è arrivata in serata, dopo che per tutta la giornata, la terza dopo l'aggressione, si era celebrata la consueta processione di condanne, dichiarazioni di solidarietà, inviti a manifestare. Chi è vicino all'inchiesta ha lasciato trapelare che qualcosa non va. Anche se i tempi di reazione degli inquirenti appaiono in netto ritardo.
A non convincere più la polizia sono diverse circostanze, ma anche la personalità di Marie, il suo carattere, le sue tendenze. Innanzitutto, il fatto che nei mesi e negli anni passati abbia denunciato per ben sei volte di essere stata vittima di aggressioni. Con una frequenza, vista la giovane età, che sarebbe da primato anche nella banlieue di Parigi.
Poi il fatto che, dopo tre giorni e mezzo, nessuno dei 20 passeggeri che Marie afferma fossero presenti sul suo vagone venerdì mattina mentre i sei maghrebini la aggredivano, le tagliavano i capelli, le laceravano i vestiti e rovesciavano la carrozzina con la sua figlioletta di 13 mesi, si sia presentato a testimoniare. Uno soltanto, un uomo, si è fatto vivo con gli agenti per dichiarare di aver visto proprio lei, Marie, salire alla stazione di Louvres, confermando fin qui la versione della ragazza. Ma «aveva la maglietta e i vestiti già lacerati» avrebbe aggiunto l'uomo, lasciando di stucco chi lo interrogava.
Nessuno finora conferma la versione di Marie. Nemmeno gli impiegati che erano di turno agli sportelli della stazione di Sarcelles, dove lei afferma di essere scesa disperata, dopo aver raccolto la bambina gettata in terra dagli aggressori. La ragazza afferma che le avevano appena tagliato i capelli con un coltello, le avevano stracciato la t-shirt per disegnarle tre svastiche sulla pancia. Era in uno stato penoso, eppure nessuno di quelli che lavoravano lì quella mattina si ricorda di averla mai vista. Infine, secondo il racconto che non sembra stare più in piedi, i sei sarebbero fuggiti dopo l'aggressione attraversando i binari, quindi passando sotto l'occhio delle telecamere di sorveglianza. Che hanno invece delle videocassette assolutamente prive di immagini sospette: i sei che scappano non ci sono. E nessuno li ha mai descritti, nemmeno Marie è stata capace di dare un minimo di segnalazione su di loro, pur affermando di aver trascorso oltre 10 minuti di inferno alla loro mercè.
La giornata era trascorsa in un clima completamente diverso, con il capo dello stato Jacques Chirac ad annunciare solennemente l' esclusione delle aggressioni di stampo razzista e sessuale dalla tradizionale grazia del 14 luglio e tutto la schiera dei politici di ogni tendenza a dichiarare la loro condanna e la loro solidarietà. Stasera la Francia non ha più certezze, anche se Nicole Guedj, sottosegretario per i Diritti delle Vittime, ha sottolineato che «nulla allo stato attuale consente di mettere in discussione la versione della ragazza», con la quale ha parlato e solidarizzato in giornata.
Dopo tre giorni di versioni a senso unico, con il capo dello Stato, il premier e i principali uomini politici di Francia a condannare i fatti dando per sacrosanta la versione accreditata dal mutismo della polizia, si potrebbe ora scoprire che quella di Marie era soltanto un'invenzione.
Tullio Giannotti

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